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giovedì, luglio 28, 2011

La babele dell'opera

Trovo che una punizione divina sia piombata nel regno dell'opera: come con la torre di Babele, stiamo vivendo nella massima confusione. Abbiamo pubblico e critica che accettano a cuor leggero cantanti stonati, ingolati fino al parossismo, antimusicali, anti-interpreti, ecc. ecc, persino nei massimi teatri del mondo, e poi con feroce determinazione demoliscono tutto e tutti; l'opera è finita, non ci sono più cantanti, non ci sono più voci, non si sa più cantare, ecc. ecc. ecc. Naturalmente la base è la stessa: l'ignoranza. Così come si ignora cos'è e come dev'essere il grande bel canto, così non si rispettano e si dà, perlomeno, una chance a chi con umiltà e buona volontà cerca di trovare un posto. Mi riesce francamente difficile accettare che cantanti discreti vengano bersagliati da critiche pesanti, quando intollerabili e presuntuosi "professionisti" già a lungo sui palcoscenici, magari in virtù di una voce particolarmente sonora e/o squillante, la fanno da padroni e dettano regole e impongono giovani e magari credono pure di insegnare, quando da loro non c'è nulla da imparare, e forse nemmeno da ascoltare. Non c'è che il famoso strale che il M° Celibidache non faceva mancare ai suoi incontri contro quel mondo antimusicale che già decenni fa si stava affermando: "SORDI SIETE!".

4 commenti:

  1. salvo2:08 PM

    Io penso che il momento sia di confusione totale e non solo nell'opera.
    Purtroppo la nostra cara nazione viene "governata" si fa per dire da un manipolo di persone insignificanti e non c'è più nessuno (ne da una parte che dall'altra) che ha a cuore la cultura e l'arte in genere.
    Penso che sia uno dei momenti (mi auguro) più bui della nostra esistenza. "Panta rei", speriamo! Speriamo che salti fuori dal cappello qualcuno che ci faccia risorgere. Il più bel paese ridotto così.... Mah, ogni popolo ha quel che si merita! Se non ci diamo una smossa e facciamo anche noi la nostra parte la vedo dura.

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  2. Devo dire che credo molto poco alla politica "illuminata"; secondo me c'è e ci sarà sempre una distanza abissale tra l'arte, la vera cultura, e l'amministrazione, pubblica o privata che sia, perché la prima costa, richiede investimenti a fondo perduto, da un punto di vista economico. Poco interessa a chi tiene il portafoglio che la cultura è ciò che fa progredire realmente una nazione, è la sua Storia, è la sua immagine nel mondo. Nei paesi poveri, come poteva essere l'Italia di un tempo, la gente faceva Arte per un desiderio intimo e sentito, e non per soldi e non per visibilità; nell'Italia ricca di qualche tempo fa la si faceva perché dando soldi a destra e a manca ce n'erano anche per questo, magari con qualche bustarella anche qui che girava. Quando le cose cominciano a andar male, ecco che le prime disboscate si danno ai rami meno produttivi. Ma poi, a livello di "maggioranza" della popolazione, a quanti interessa veramente la cultura? meglio non fare statistiche. E' e sarà sempre un interesse di pochi e per pochi, e tra questi pochi comunque la maggioranza è interessata ad aspetti esteriori.

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  3. salvo4:05 PM

    Comunque, è importante "la politica" e di "illuminata" c'è ne ancora... poca, ma c'è. Posso portare il mio piccolo esempio di una cittadina campana dove vivo e dove il sindaco ha fatto costruire un accademia comunale, un teatro ed è personalmente presente ad ogni manifestazione culturale ed artistica. Certamente ha carisma e trascina concretamente la cittadinanza che all'inizio era titubante ma ora partecipa attivamente ed in massa agli eventi culturali che sono diversi e ben organizzati. Finchè dura.....

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  4. Certo, le persone oneste e appassionate ci sono e fortunatamente nei piccoli centri capita ancora che assumano qualche responsabilità politica, ma credo che le cose si fermino lì, e ci vuole davvero tanto carisma e tanta buona volontà perché riescano a realizzare qualcosa, visto che i patrimoni a disposizione delle amministrazioni locali sono ormai assai esigui. Comunque meno male che ci sono, sono un faro nella nebbia!

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