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martedì, dicembre 13, 2011

Il lato oscuro

Nella relazione introduttiva al testo di Emanuel Garcia, si legge: "il primo giugno 1840 venne presentata dai signori Diday e Petrequin una Memoria il cui oggetto era lo studio fisiologico della voix sombrée, voce particolare che a quell'epoca era conosciuta in Francia soltanto da tre anni, importatavi dall'Italia da un celebre artista addetto al primario nostro teatro lirico". Dunque apprendiamo, non senza qualche perplessità, che nella prima metà dell'800 in Francia non si conosceva il colore oscuro, conosciuto, a quanto pare, invece in Italia perlomeno qualche tempo prima. Si pensava (riassumo) che il colore oscuro riguardasse il solo registro di petto, ma Garcia dimostrò potersi applicare anche al registro di falsetto. Sappiamo da altro scritto (che ora non ho sottomano, poi lo cercherò e posterò) che in questo stesso periodo la critica si scaglia contro alcuni cantanti la cui pronuncia risulta orribilmente storpiata. Sappiamo però anche che nasce il cosiddetto "do di petto", ovvero, tralasciando la nota querelle se fu veramente "di petto" o meno, il rinforzo del registro acuto, che secondo gli storici della vocalità fino a quel momento è da ritenere che fosse più un falsettone. L'argomento è spinoso e va affrontato con una certa attenzione. In primo luogo dobbiamo separare i concetti di suoni oscuri e canto oscuro. Lo spettro delle vocali va dalle chiarissime, "i" ed "é" stretta, alle scurissime, "ò" ed "u". Qui nulla può essere stato inventato. Sappiamo, inoltre, che grandi maestri del passato, come il Bernacchi, utilizzavano per lunghi periodi nelle loro sedute la vocale U come vocalizzo educativo, dunque il ricorso a suoni scuri era prassi normale anche in passato, e sinceramente non riuscirei a concepire il contrario. Il canto oscuro, invece, è un tipo di canto che ricorre, oltre che alle vocali naturalmente oscure, a vocali che potremmo definire "ibride", A, E ed I che si avvicinano come pronuncia alla O e alla U. Anche su questo occorre fare giusta informazione: un conto è la "intervocale", cioè una vocale "impura", a mezza strada tra due vocali, A ed O, O ed E, I ed U, ecc., un conto è la vocale oscura, che rimane pura ma con un' "ombra", una "rotondità" che incida sulla timbrica ma non sulla pronuncia. Questo riguarda l'educazione. Se io eseguo una vocale scura prima di aver appreso a pronunciare con estrema precisione la vocale nel suo colore originale (diciamo... naturale), considerando che il colore scuro incide sul "peso" del suono, sarà quasi inevitabile che esso vada "indietro", cioè si posizioni fatalmente nell'area gutturale-faringea. Pertanto è necessario educare la voce in color chiaro (utilizzando tutte le vocali, comprese quelle scure, ma su questo torneremo) e quindi, una volta che il fiato-diaframma, sarà sufficientemente allenato e "sganciato" dalle funzioni fisiologiche e valvolari, si potrà iniziare ad utilizzare il colore oscuro, vale a dire usare le vocali nella stessa posizione e ampiezza del color chiaro, ma con quell'arrotondamento che costituisce appunto la caratteristica timbrica di questo colore. Ripeto: il colore oscuro ha un peso maggiore di quello chiaro, pertanto è necessario che si sia educato il fiato e il diaframma a sostenere agevolmente quel peso, DOPODICHE' si potrà passare allo scuro, allenando ancora fiato e diaframma a sostenerlo. Solo così sarà possibile mantenere la posizione e proiezione del suono nell'ambiente con l'efficacia e la libertà indispensabile a un canto pienamente espressivo.
Si apre, a questo punto, un secondo argomento: il passaggio di registro. La cosa subito da notare è che il Garcia, nonostante fosse già un insegnante pratico di canto scuro, non propone quale soluzione al passaggio di registro l'oscuramento, ma si mantiene entro i canoni educativi, credo, del suo tempo, cioè l'allenamento alterno su petto e falsetto nelle note classiche della zona di passaggio che lui stesso con molta precisione indica. Dunque è evidente che il passaggio, ovvero l'utilizzo dei due registri è perfettamente possibile anche nel color chiaro (prima di quell'inizio '800 addirittura l'unico!), ed era utilizzato anche dal Garcia. Resta dunque da capire cosa è cambiato da quel tempo e quali consigli dare in proposito. Come ho più sopra indicato, non bisogna confondere il cantar chiaro con vocali chiare, per cui è da tener presente che effettuare il passaggio di registro durante un vocalizzo con la O mediante una U non rientra nella casistica del canto scuro, mentre lo sarebbe l'oscurare la O. Il problema però si può porre in alcuni allievi che non reggono una U a piena voce sul passaggio. Ma la problematica generale, però, sta su un altro punto, cioè che l'invito ad oscurare e dare più forza, rivelano una forte tendenza a spingere, comportando questo un aumento di pressione sottoglottica e quindi, in ultima analisi, una maggiore difficoltà a passare! Non per nulla si sente spesso di allievi tenori che passano su fa#3, sol e persino oltre! (e lo stesso dicasi di baritoni e bassi). In sostanza c'è un conflitto che va sanato prima di affrontare con più alta probabilità di successo il discorso del passaggio, e cioè le condizioni di libertà laringea che consentano la giusta predisposizione delle corde. Se salendo verso la zona del passaggio la "spinta" del cantante aumenta sproporzionatamente, noi avremo una pressione sottoglottica che impedisce il giusto assetto della corda. Ecco, dunque, che nasce il consiglio, da parte dell'insegnante, di "alleggerire", e anche (come diceva Angelo Lo Forese) di percepire il falsetto (che in fondo E'). Analogamente la scuola romana di Cotogni, da cui prende le mosse Lauri Volpi nelle sue argomentazioni, consiglia di iniziare il canto dal settore acuto e scendere per trovare il giusto punto di attacco. Dico analogamente perché intuitivamente è poco probabile che si attacchi un acuto molto scuro e pesante, e del resto basta sentire la vocalità di Lauri Volpi per rendersi conto della levità con cui saliva, nonostante ciò non pregiudicasse in alcun modo (anzi.. anzi!) lo squillo e la potenza dei suoni acuti (e comunque si può comprendere che un allievo salendo sia portato a spingere, mentre è più difficile che prenda una nota acuta con una eccessiva energia).

14 commenti:

  1. Salvo8:57 AM

    Il titolo del post mi ha fatto ricordare la saga di Guerre Stellari (il lato oscuro della Forza), dove in effetti era inteso come concetto di male, di forza negativa contrapposta quindi a quella del bene.
    E' un passaggio molto delicato quello del suono oscuro, l'ho sperimentato su me stesso. E' da affrontare con un maestro allenato e che sappia distinguere la giusta rotondità non artificiosa ma che si adegua al fiato disciplinato. Importantissimo, come ha sottolineato, esercitarsi con il parlato che è alla base di tutto. Quanto è bello e gratificante parlare bene, pronunciare bene e pronunciare tutte i tipi di vocali, a modo di esempio del M°Antonietti. A volte passo diverso tempo allo specchio cercando la giusta pronuncia chiara e oscura di una singola frase o parola e come è difficile, a volte, riuscirci al primo colpo. C'è sempre da imparare...come dicevano i Grandi.

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    1. Sai che anche Gigli si esercitava a parlare davanti allo specchio? e pare l'abbia fatto con particolare tenacia poco dopo i 40 anni, quando sentì che qualcosa cominciava a non funzionare bene... e sappiamo che invece poi durò fino alla fine!

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  2. Anonimo5:02 PM

    Loforese però, in quel video ha parlato di pensare al falsetto, per fare quegli acuti e sovracuti (persino un Fa4 senza sforzo apparente), ovviamente col presupposto che il falsetto fosse già bene impostato e chiuso, quindi meccanismo leggero o voce "di testa".
    http://www.youtube.com/watch?v=ywirgWci82o
    Poco dopo 0:20 fa l'esempio dell'acuto e poi a circa 0:25 dice "è voce, è misto", poi fa un esempio dove fa le stesse note con un suono più leggero, dicendo di pensarle in falsetto, quindi lui per falsetto non intende nè il misto "pesante" delle tessiture tradizionali, qui chiamato falsetto, per i motivi che hai spiegato e fin lì ci capianmo, nè il misto leggero con cui si prosegue fuori dalla tessitura classica, ma appunto la voce di testa, quasi del tutto priva di consonanza del corpo vocale, quindi più maneggevole, il che spiega perchè dica ad un certo punto che "il falsetto non lo puoi spingere", perchè il falsetto arioso con cui la voce si rompe oppure il graffiato spinto di *alcuni* metallari troppo istintivi si può spingere eccome col solo risultato in entrambi i casi di sforzare di più senza arricchire veramente il suono, infatti quel tipo di falsetto devo spingerlo parecchio se voglio raggiungere il Fa4.
    Oblomov
    p.s Sei ancora disponibile per quella discussione nel forum.
    A presto ^_^

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  3. Certo, il motivo di Lo Forese è quello di indurre l'allievo a evitare la spinta, esortandolo a quella leggerezza tipica del falsetto comunemente inteso; purtroppo la maggior parte di chi studia canto oggi, non accetta tale consiglio, se la voce non è spinta, gonfiata, orribile, pensa che sia "da femminuccia" e quindi da evitare accuratamente. Non si ha pazienza, non si vuole seguire la strada di uno sviluppo lento e costante. Tutto subito (e male!).
    Sono sempre disponibile...

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    1. Anonimo8:05 PM

      Sono d'accordissimo. Interessante comunque che anche lui l'area di sovrapposizione dei registri la chiami misto.
      E anch'io non penso affatto che un suono leggero e maneggevole in quelle note sia da "femminuccia", avercelo. Trovi che sia meglio la voce di testa o il falsetto (nella tua accezione) per queste note? E un baritono oltre a cavarsela come controtenore o sopranista, come tu stesso affermi potrebbe riuscire a unire i registri? Perchè hai detto che praticamente le voci basse non riescono quasi ad unirle e rimangono con dei buchi tra due emissioni potenzialmente piacevoli e proiettate in due stili completamente diversi.

      P.S c'è un problema, il forum non mi logga, il nome utente lo ricordo quindi mi sono fatto inviare quello all'email, ma tra le sole password con cui sono sicuro di essermi iscritto, non me ne ha accettato una, con le relative maiuscole case sensitive. Quindi ho chiesto il cambio della password, sono arrivato alla finestra dove l'ho ridigitata, tutto bene, se non che non me l'ha accettata, provo ancora?
      Oblomov

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  4. Sulla questione login non ti so rispondere perché il blog non è un sito privato dove ho il controllo degli iscritti; in effetti non vedo il tuo nick tra i lettori, quindi non mi è chiaro, probabilmente riesci a entrare con un account google, e quindi il problema dipende da google, e non da questo blog.

    Non credo che baritoni e bassi possano unire registri diversi come petto-falsetto e testa, e anche per i tenori puri può non essere possibile.

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  5. Anonimo9:08 PM

    Siccome la testa ariosa è diversa dalla testa chiusa e quindi resa piena, mi chiedo cosa accada. Il falsetto non starebbe da mezzo tra la testa ed il petto? E quando fanno quegli esempi di cantanti che riescono senza break, sia pur con un cambio timbrico tra i due estremi, ad unire petto e testa con un misto? Che il "misto" usato in metal da sovracutisti per tentare di sovrapporre testa e petto e il falsetto lirico siano alla fine due cose diverse vendute per uno stesso meccanismo ma con "fraseggio" diverso? Eppure di tenori, ma anche baritoni ne sento in musica leggera, assottigliano il suono gradualmente lungo la terza ottava, si femminizza del tutto superato il Re4, ma non è che ci sia lo scatto di chi fa lo yodel. Ho notato che in certe tecniche farlocche l'imbroglio sta nello smettere di appoggiare il suono tra Fa3 e La3 e cominciare ad attaccare la testa su quel suono smorto per non far avvertire lo scatto, superata quella nota per poi appoggiare più o meno l'estremo di arrivo di testa.
    Stevie Wonder per dire è vero che non fa sentire alcuno scatto, però alleggerisce di più di un lirico. Ma che mi dici di Lo Forese? Non è un baritono, ma non ha nessun break, perchè dovrebbe per forza averlo un baritono. Il suo Fa4 è simile a quello di un baritono che fa canto barocco ma magari con più compressione, potrebbe essere?
    Oblomov.
    Grazie delle risposte
    Mi riferivo al forum, non al blog. Nel blog accedo con yahoo.

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  6. Il problema al sito dovrebbe essere risolto. Baritoni e bassi, e spesso anche i tenori, non possono unire petto e testa, laddove testa intendiamo quella pienamente appoggiata con cui fare sovracuti, riservato ai contraltini e raramente tenori, e non quella sopranile che è una condizione particolare e non ottimale di utilizzo laringeo, improprio, anche se probabilmente non dannoso.

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    1. Anonimo8:07 PM

      "testa intendiamo quella pienamente appoggiata con cui fare sovracuti, riservato ai contraltini e raramente tenori, e non quella sopranile che è una condizione particolare e non ottimale di utilizzo laringeo, improprio, anche se probabilmente non dannoso."
      Da "riservato" in poi a cosa ti riferisci, l'oggetto è sempre quel meccanismo di unioneunione tra petto-falsetto e testa riservato ai contraltini, come d'altronde dice il tuo schema dei registri? Se ti riferisci ai sovracuti di testa chiaramente non sono riservati a loro.
      Quando dici "e non quella sopranile" etc. di cosa parli? Del registro di testa dei soprani oppure la testa portata alle note di tessitura sopranile, (sopra il Fa#4)?
      Qui non saprei che esempi portare, visto che anche i sopranisti non vanno spesso oltre il Sol4, però ne ho sentiti reggere bene dei La o Do sopranili. Per impropria intendi dire difficilmente appoggiabile e controllabile oppure fissa e priva di grandi volumi. E' vero che dopo il sol alcuni perdono il vibrato, ma non tutti.
      Ma chiaramente non puntiamo subito alla luna :).
      Quindi anche Lo Forese non unisce veramente tra Do4 e Fa4?
      Ma i sovracutisti della musica leggera sono tutti scorretti, che mi dici di Nick Pitera? Devo dire cha a volte mi sembra bene impostato a volte non capisco bene se sforza.

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  7. Cerchiamo di non fare confusione. Lo Forese è un contraltino, pertanto rientra perfettamente nella logica del registro di falsetto-testa unico. Le donne non c'entrano, sono tutte in quella condizione. Mi riferivo, evidentemente, a baritoni, bassi o tenori non contraltini, dove il cosiddetto r. di testa è separato, non appoggiabile; in questo caso viene fuori una voce femminea, che definisco impropriamente di testa anche quando è al di sotto del re4, perché si produce una parzializzazione della corda (altrimenti si unirebbe), probabilmente per quel fenomeno di stop-clousure, che personalmente accolgo con sospetto. I sovracuti, salvo nei soprani leggeri o in qualche raro lirico esteso, mi trovano sempre critico, sono esibizioni pericolose e esibizionistiche che non hanno molto a che fare con l'arte. Poi va bene tutto, a chi piacciono... il mondo è bello perché è vario.

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    1. Anonimo9:43 PM

      Non l'avrei detto un contraltino, ma piuttosto un tenore anche se effettivamente tendente al leggero. Ma ok, poniamo che lo sia ed è per questo che unisce testa e petto/falsetto.
      Però scusa se le voci basse non fossere in grado di appoggiare la voce di testa i sopranisti cosa fanno? Oltre a non nominare Serj Tankian almeno fino al Re4 o gli ottimi acuti di Russell Allen del tutto consistenti senza break alla loro voce di petto, non trattandosi di cantanti lirici, quindi non ortodossi per questo standard. Fisiologicamente in un acuto di tessitura bene appoggiato e passato in falsetto, si sente distintamente la consonanza della voce di testa, che man mano che si sale viene come rivoltata e portata a dominare. Se ho ben capito la voce di testa non è altro che - idealmente e allo stato puro - la tendenza alla vibrazione della sola superficie delle corde vocali, invece che del corpo. Dopo il passaggio il contributo alla vibrazione viene sempre di più dalla superficie. La tessitura è più un fatto di identità ed uniformità vocale, secondo me.
      Lo forese dice che anche le donne sono in testa (che lui chiama falsetto, quel tipo di falsetto dove non si spinge) da una certa nota in poi, ed è la voce di petto quella che differisce di più in termini di estensione tra le varie categorie vocali.
      Poi certo una voce di testa maschile non è brillante come quella femminile.

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  8. Ma come?? Lo Forese è un esempio quasi da campionario del contraltino. Cantò per diversi anni in ruoli baritonali, dopodiché cantò in ruoli tenorili giungendo, ancora anziano, ben oltre il do4! E a parte ciò, il timbro è indiscutibilmente da contraltino. ... ed è per questo che unisce petto a falsetto-testa. I sopranisti non appoggiano; ciò non significa che la voce non si senta, ha sonorità penetrante, ma permane timbrica sopranile, femminea. Manca cioè quella energia che permette il raggiungimento di una omogeneità col petto.

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  9. Anonimo8:17 PM

    In effetti fino a poco tempo fa confondevo sempre il contraltino, che apprendo essere una sorta di voce "jolly" con la definizione di un uomo con la voce più alta di un tenore e più vicino a quella di contralto, quando non proprio di quel calibro. Sono convinto che esista una limitata casistica di tenorini contraltili con voce molto chiara e femminile, sempre nella norma ma semplicemente con una muta limitata, non come Radu Marian per intenderci. Ma il contraltino è effettivamente una cosa diversa.
    Ma una cosa non torna, il contraltino è effettivamente una voce più acuta del tenore come massa complessiva, ma distribuita maggiormente in lunghezza quindi? Da cui consegue una maggiore capacità di contrazione del muscolo vocale e quindi una maggiore facilità a scendere in tessiture baritonali?
    Altra cosa che non torna è che dovre quindi dedurre che il buon Loforese sta mostrando all'allievo come fare una cosa che lui è in grado di fare in sostanza solo in quanto contraltino, a voglia di non spingere il falsetto :). Un tenore comune mortale come il 95% minimo dei maschi non può imparare a fare questa cosa che Lo Forese esegue con tale facilità, sfido io, se ha una voce più acuta.
    Questa cosa se vuoi possiamo approfondirla *nel Forum*, dove ho risposto sui registri, con in più qualche appunto sull'appoggio. Anche Franco Tenelli ha detto che il repertorio barocco non ha un forte appoggio (che lui contrappone ai "placements") e crede come te che i sovracuti stiano fuori dal canone della voce ad una timbrica a "monoregistro". Si potrebbe discutere su cosa significa appoggio, perchè se significa colonna d'aria controllata e mantenuta, con la gola aperta, la cosa vale anche per le note superiori alla propria tessitura tradizionale. Dici bene la voce di testa si sente, ed anche a distanza senza microfono, se impostata bene.

    Sono intervenuto anche sul punto del passaggio di registro, e cosa sorprendente un contraltino potrebbe passare di registro più tardi di un soprano.
    Veramente poco onesto per un contraltino mostrare un passaggio Fa3 - Mib4 - Re4 Fa4 (o il tutto era un semitono sotto non ricordo) come se lui avesse una dotazione normale. A meno che non pensi che sia possibile per "tutti" all'incirca, con la sua tecnica (con le relative differenze di passaggio) e/o lui non sia un contraltino.
    Oblomov

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  10. ... infatti molti tenori, che conoscono la questione, sono innervositi da questo proliferare di contraltini che, per l'appunto, hanno più facilità negli acuti.
    Come dicevi, al contrario del tenore classico, esso scende anche piuttosto facilmente nelle note centrali e persino gravi, in quanto ha corda lunga, mentre il tenore ha corda breve (e questo ha qualche riflesso, di solito, anche esteriore, il tenore è tendenzialmente di bassa statura e collo corto e tozzo, mentre il contraltino è tendenzialmente alto, con collo lungo e stretto). Ora bisognerà fare i conti con l'innalzamento non esiguo della razza umana... Il contraltino può passare (passaggio vero) sul fa#3, ma è bene non esagerare (assolutamente no sol); in genere nella fase educativa li faccio allenare sia sul fa che sul fa# (in scala ascendente). Al contrario delle donne, che si trovano un problemino sul re4 (quindi in zona centro-acuta) e devono quindi trattarlo come un passaggio (anch'esso scrupolosamente da NON spostare più in alto), il contraltino, in considerazione dell'estrema altezza di quelle note e dell'impegno che richiedono, non ha necessità di considerarlo come passaggio, perché, semmai, il problema di appoggio (che significa semplicemente che il diaframma non si deve alzare) si manifesta su do-do#4 (e talvolta anche prima), su cui, per l'appunto, è necessario allenare il giusto fiato (quindi anche diaframma) con gli opportuni esercizi volti a consolidare l'appoggio.

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