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domenica, luglio 01, 2012

"E' sogno o realtà..."

Citazione dal Falstaff per tornare su un argomento piuttosto importante, per quanto difficoltoso da trattare in termini verbali. Fin dai primi incontri, e fin dall'inizio di quest blog o di qualunque scritto della nostra scuola, si parla di una pronuncia "fuori" dalla bocca e quindi del ruolo importante delle labbra e della muscolatura del viso, della pronuncia. D'altro canto non possiamo trascurare la realtà che il suono si forma a livello glottico e viene articolato in diverse parti della cavità oro-farigea. Questo fa dire e pensare a molti che il suono è interno e viene 'proiettato' all'esterno, ovvero che è dentro-fuori, e in molti altri casi che è dentro e basta (mi colpì una frase della Maragliano-Mori che scriveva: "a forza di tirar fuori la voce, non ne rimarrà poi più!". Si potrebbe dire, come spesso capita, che hanno ragione un po' tutti. Non v'è dubbio, come sostanza fisica, che il suono si forma grazie alle corde vocali (messe in vibrazione dal fiato) e "modellato" dalle variazioni degli atteggiamenti del cavo oro-faringeo. Non v'è dubbio, peraltro, che esiste una differenza abissale tra un suono "dentro" (anonimo) e quello "fuori" (pronuncia). A che dobbiamo questa strana contraddizione, come dobbiamo considerarla, come si ottiene, ecc. ecc?
Dobbiamo partire sempre da un dato semplice e facilmente comprensibile: il suono si forma grazie alle corde vocali: se questo suono è particolarmente libero e puro, e se l'atteggiamento degli spazi è altrettanto libero e morbido, pressoché istantaneamente avviene una decisa e formidabile amplificazione di quel piccolo suono laringeo che si percepisce e si sviluppa nello spazio esterno al cantante. Cioè sia il cantante che il pubblico avrà la percezione di un suono molto sonoro, facile e che occupa l'intero spazio ove si canta. Questo è legato all'energia del suono che avviene quando l'impulso energetico è in grado di percorrere tutto lo spazio dalle corde vocali all'esterno del soggetto senza incontrare resistenze. Lo spazio esterno potrà poi, a sua volta, concorrere ad amplificare ulteriormente quella voce quanto più esso è veloce, il che, per l'appunto, dipende da quanto facilmente esce dalla bocca del cantante. Un suono trattenuto o ingolato o che comunque incontra uno o più ostacoli, sarà più o meno "lento", e questo impedirà quell'espansione ambientale fantastica (ciò che si definiva "voce che corre", che oggi è un termine quasi dimenticato). Fin qui credo la questione sia semplice e tutti possano comprenderla e condividerla. Il passo complesso è il seguente: quando il suono non è più un semplice suono, ma si articola in parole, cioè insiemi di diverse vocali e consonanti, cioè diventa canto, com'è possibile mantenere quella stessa purezza e velocità? E' facilmente osservabile che nel canto operistico la pronuncia spesso viene ridotta o quasi annullata, e i motivi stanno proprio in quella resistenza che il continuo e diversificato movimento della bocca e delle parti componenti oppongono alla formazione delle vocali, ovvero al canto compiuto; questo porta alla semplicistica soluzione di diminuire la precisione articolatoria, ovvero ad adottare soluzioni tanto ingegnose quanto ridicole (eppure proposte come geniali anche dai più grandi cantanti dei nostri tempi): uniformare le vocali, ovvero dare a tutte lo stesso colore. Quale? Che colossale sciocchezza, che stupidaggine antivocale, antinaturale e antimusicale. Ovviamente i pressapochisti e generalisti intepretano subito questo come un voler esasperare, da parte nostra, una pronuncia che può risultare sguaiata, scalata da una all'altra, carente di fluidità e piacevolezza. Ci mancherebbe! Ma queste opinioni immature lasciano pesantemente il tempo che trovano quando andiamo ad ascoltare decine di cantanti su vecchi dischi, dotati di pronuncia impeccabile e gradevolissimi e musicalissimi in ogni esecuzione. Segno che non c'è nulla di sbagliato o di impossibile, anzi, anzi, anzi... Purtroppo ciò che si deve dire è che quel risultato è sempre il traguardo di studi molto lunghi e pazienti, e quel che è peggio, di una percezione del canto che non sarà, almeno nei primi tempi, assimilabile a quella di cantanti dalla voce gagliarda, tonante, rimbombante. Se non si parte umilmente col voler disciplinare o educare la voce con semplicità, leggerezza, pazienza certosina, nell'ascolto e percezione dei particolari che fanno di una voce istintiva, una voce artistica, i risultati saranno sempre modesti. Allora, tornando all'incipit, noi dobbiamo considerare che affinché la pronuncia non ostacoli il tragitto e l'amplificazione del suono, è necessario che il condotto oro-faringeo risulti perfettamente relativo a quanto si intende pronunciare (perfettamente), il che significa che deve possedere in partenza il fiato adeguato in quantità e qualità perché ciò sia possibile. Su questa frase alcuni hanno ironizzato in passato, ritenendo una follia pensare che ciò sia possibile. L'errore, grave, è ritenere che noi facciamo o dobbiamo fare questo volontariamente! Niente di più erroneo e falso; chi pensa questo non ha capito niente della nostra scuola, e utilizza argomenti falsi per gettare discredito sulle nostre argomentazioni. Noi difficilmente ci rendiamo conto, parlando, di quanto una vocale, una sillaba, una parola, una frase, siano dette bene o male. C'è una spontaneità emotiva, che ci porta a dire le cose in un certo modo (pensiamo a come diciamo una frase quando siamo arrabbiati "ma cosa vuoii!!??", oppure se vediamo una persona cara dopo tanto tempo, e così via. Questo perché il cervello emotivo (e quindi anche istintivo) è tutt'uno con la nostra ragione, per cui non avvengono freni o resistenze. Pensiamo invece le difficoltà che devono vincere gli attori quando in scena devono dire delle frasi dando al pubblico quella verosimiglianza (o "verità") che contraddistingue i grandi attori da quelli di bassa lega. Il cervello sa, conosce, possiede già strumenti fondamentali. Mancano, ovvero sono molto latenti, le relazioni, le esigenze e le disponibilità fisiche e psichiche per raggiungere quel risultato straordinario, e che è possibile seguendo una guida che conosca quel risultato e ci possa portare per mano, abbandonando il più possibile (e questo è lo sforzo più gigantesco) quelle idee di ambizione esteriore, di superficiale esaltazione di sé, che sono il freno più potente e ostico da superare.
In conclusione, il ragionamento va fatto intorno al termine "proiezione". Non si tratta di proiettare il suono fuori, perché questa sarebbe un'azione volontaria e di spinta o schiacciamento anteriore, ma di lasciare che il suono SI proietti all'esterno grazie all'azione simultanea dell'amplificazione naturale delle nostre forme a ciò destinate.

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