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giovedì, settembre 13, 2012

Una spiegazione

Ho scritto nello scorso post un mezzo poema, forse noiosissimo. Qualcuno, alla fine, si sarà anche posto una domanda: ma che c'azzecca tutto questo scritto con il titolo? E forse anche un'altra domanda connessa al contenuto: se il cerchio chiuso è silenzio, e io ho chiuso il cerchio, perché invece del silenzio c'è tutto questo scrivere e magari anche polemizzare?
Una cosa alla volta:
Come dicevo, l'arte è un'urgenza interiore, una necessità della conoscenza o spirito, una forza interiore che vuole e deve manifestarsi, quindi io mi comporto come devo, cioè lascio che la mia interiorità abbia sfogo, ma questo per un motivo ben preciso: tra tutti coloro che leggono, di passaggio o stabilmente, ci saranno molti increduli, molti che rimarranno piacevolmente sorpresi, ma poi non torneranno più e dimenticheranno di aver letto, alcuni dubbiosi, alcuni che appositamente verranno per farsi due risate (anche prima di aver letto), alcuni interessati ad approfondire, a leggere altro, a discutere, a far domande, magari a provare. Tra i tanti cantanti, appassionati, critici, insegnanti, chissà un giorno di incontrare quel cittadino, magari un professionista, magari un artigiano, un nobile o un ortolano, che fulminati da un'improvvisa intuizione o frase illuminante, siano colti dal dubbio che forse non tutto ciò che scrivo sono sciocchezze, che forse forse forse un pizzico di vera verità c'è, che forse può valer la pena confrontarsi più direttamente e avere dimostrazioni vive... insomma, se c'è una speranza (e Celibidache disse, più o meno: c'è sempre spazio alla speranza nel giardino di Dio) che un potenziale cantante artista possa incontrare l'arte, io devo insistere e mettere in campo tutte le variabili affinché possa trovare quell'appiglio cui aggrapparsi per farla manifestare.
Quanto al titolo, forse qualcuno ci sarà arrivato: la perfezione che è manifestazione di verità, rivela e divulga il messaggio fondamentale del nostro spirito: chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo. L'ascolto - o visione o lettura o quel che è - di un bravo artista, spesso viene valutato con: "mi emoziona". E' una frase tanto banale quanto superficiale, anche se comprensibile. Quando la perfezione si esprime, lo spettatore coinvolto non potrà accontentarsi dell'emozione o del bello, perché la rivelazione del vero toglie la parola. "Ecco, è così!" Il suono vocale perfetto suona al contempo assordante e vuoto, non è rumore, ma è una vibrazione così intensa e ricca da stupire; lo stupore fanciullesco di fronte a qualcosa che non si sa catalogare, non si sa classificare e definire. Mi accade talvolta sentendo alcuni suoni di Schipa e di qualche altro artista, di rimanere senza parole, anche perché colmo di una commozione profonda (anche in molte esecuzioni di Celibidache, naturalmente, e altro...).

3 commenti:

  1. Intuisco, ma non capisco. Una volta in Sicilia mi hai spiegato i vari livelli di emozione... Non ci ho capito niente!

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  2. Quando i nostri sensi sono sollecitati, il nostro sistema può: ignorare (camminiamo in una strada affollata, ci sono persone che parlano, automobili, ambulanze, e vari altri generi di suoni e rumori, ma noi siamo immersi nei nostri pensieri o semplicemente nulla attrae la nostra attenzione e proseguiamo per la nostra méta); percepire (il suono di un pianoforte dalla finestra di una casa ci toglie dalla nostra apatia, ma non c'è altro che ci attragga); suggestionare (un ragazzino fa scoppiare un petardo, ho un attimo di trasalimento); emozionare. L'emozione così come viene decantata normalmente è una banalità e si usa questo termine tanto per togliersi d'impiccio quando non si sa che dire. Con questo non voglio dire che non ci si emozioni davvero, ma semplicemente non si sa descrivere ciò che si prova. Le emozioni fanno parte del mondo istintivo e sono un consistente residuo della nostra vita preistorica, quando l'istinto era molto più vivo e sviluppato perché la vita era costantemente in pericolo. Le sollecitazioni dei sensi stimolano, risvegliano alcuni circuiti mentali per cui noi proviamo stupore, gioia, ma anche dolore, timore, senso di solitudine, senso di smarrimento, potere, forza e molte altre forme. Il fatto che molte forme emotive siano o possano apparirci negative non è in sé qualcosa di negativo, perché è quella piccola "scossa" che se pur deriva da una emozione negativa, come la paura o il dolore, data la bassa intensità, ci provoca comunque una sensazione di vita (tutti ci procuriamo, spesso senza accorgercene, piccoli dolori, come pizzicarsi, grattarsi, mordersi, strapparsi i peli, piantarsi le unghie e fino a eccessi come prodursi piccoli tagli...) e questa scossa viene percepita positivamente. Ma le grandi emozioni che possono derivare da ascolti importanti, possono lasciarci il senso di un grande dolore, di una grande paura, che accettiamo volentieri perché... passa! Quando le emozioni sono forti si può arrivare a provare commozione, e quindi piangere. Questo è anche legato al "coinvolgimento". Se ci lasciamo coinvolgere da un evento, è facile arrivare a livelli forti di emozione. Tutto ciò può riferirsi a qualunque manifestazione umana e anche naturale; ci possiamo emozionare per una pièce teatrale, per un bambino che piange, per un tramonto in montagna o al mare, per una banda di paese e per un cantante stonato. In Arte l'emozione è un livello medio, ne abbiamo ancora due: per questo mi viene da sorridere quando sento qualcuno (e ne sento tanti e spesso) che dice: se mi emozione è arte!! No, se ti emozioni, ti emozioni, e basta! Il motivo dell'emozione può anche essere extraartistico. Il livello successivo è il "bello", non inteso esteriormente, anche se di solito è connesso, ma un senso di bello appagante, perché armonioso, perché equilibrato, omogeneo, costante e continuo. Cogliere il bello richiede un livello di attenzione e quindi di percezione che già non è più popolare e comune, richiede una sensibilità forte e quasi sempre degli studi, osservazione, esperienza. L'ultimo livello, il più nascosto, difficile da individuare e captare, è naturalmente il vero. La mancanza di barriere, di separazioni, di convenzioni mentali, di presupposti, di egoismi e autoincensamenti sono i presupposti per lasciare libero accesso alla verità, che provoca sì emozione, ma con la piena consapevolezza, la trasparenza verso ciò cui abbiamo assistito ovvero il RICONOSCERE il vero, e non semplicemente supporre o presumere.

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  3. Ok ora ho capito cosa intendi,è logico.

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