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martedì, marzo 11, 2014

Così fan tutti - Omologazione - Globalizzazione

No, non è un errore! Non mi riferivo, infatti, al noto titolo dell'opera mozartiana, bensì alle più note e ottuse regole del mal canto. Ormai vado quasi sul sicuro, quando parlo con qualcuno che studia o ha studiato canto:  - "il tuo insegnante (o la tua) ti dice di abbassare la laringe?" - "ti dice di alzare il velopendolo o palato molle?" - " ti dice di allargare la gola?" - "ti dice di respirare con la pancia o con la parte bassa della schiena?" - "ti dice di buttare la voce nei risuonatori superiori?"... Potrei ancora andare avanti un po', ma questo giochetto alla lunga non è che mi diverta più tanto. Se non al 100%, queste domande avranno una quasi unanime risposta positiva. Così fan tutti. Allora, se così fan tutti, si potrebbe pensare che... è così! Cioè il canto, quello grande, vero, importante, si fa allargando la gola, abbassando la laringe e alzando il velopendolo?. No, mi spiace, ma non è proprio così. Ma non è qui che intendo tornare su questi temi ormai persino obsoleti. Ciò che deve, se non spaventarci, perlomeno inquietarci, è che si possano approvare, utilizzare e ritenere valide delle pratiche semplicemente perché... così fan tutti! Se non ci si rimette in una dirittura di voler sapere, di prendere coscienza, di assumere criteri chiari, condivisibili, dimostrabili e possibilmente con un percorso logico, non usciremo più dalla gabbia in cui il mondo del canto si è chiuso. Ora si faccia però attenzione a non cadere in gabbie opposte! Non è una semplice o possibile "moda" che deve guidare gli interessati a andare contro corrente, ovvero a sentirsi "diversi". Non si tratta di sentirsi diversi ma di non sentirsi OMOLOGATI! In questo mondo globalizzato, dove tutto tende a essere uniformato, si badi a che le arti conservino le proprie peculiarità. In questo ambito dobbiamo valutare che i suoni che si emettono non devono essere omologhi o uniformi a quelli di altri cantanti, più o meno famosi, ma devono essere i PROPRI suoni, quelli appartenenti a chi li emette. L'imitazione è da considerare un difetto, al massimo può riguardare un fenomeno dello spettacolo umoristico, ma non è ammissibile in ambito artistico. Dobbiamo veramente spaventarci e inorridire quando sentiamo una pletora di cantanti che non emettono la propria voce ma imitano pedissequamente il timbro e il colore di altri, facendo scaturire, per questo, una fantasmagoria di difetti d'ogni genere e tipo. Chi canta con sincerità e volontà di comunicare il significato di un testo mediante un percorso musicale appropriato, già sarà orientato a una vocalità più corretta; chi tende a omologarsi, a imitare, a globalizzarsi, sarà CONDANNATO a una vocalità necessariamente difettosa, perché ha in sé un "peccato", volendo metterla sul religioso, e di peccati ne potremmo intravedere numerosi.

2 commenti:

  1. Salvo4:45 PM

    Purtroppo è un problema che ho avvertito non poco, soprattutto quando un certo tipo di ascoltatore si è abituato a sentire quel suono omologato e pensa sia quello il suono corretto e soprattutto se è dotato anche di spinta, di frastuono, di pronuncia gonfiata, è "la voce del "tenore"...
    Quasi ogni sera rileggo con piacere gli scritti del Maestro Antonietti ed ogni volta, con mia grande meraviglia, mi sembra di scoprire qualcosa di nuovo che non avevo intuito e verifico così quanto di vero e unico ha scritto. La vera ricchezza del canto artistico sta proprio nella voce che è diversa per ogni artista vero (quindi può dare sensazioni e sogni diversi) ma tutti hanno la stessa prerogativa, peculiarità, la voce viaggia nello spazio senza forza, col suo bagaglio personale, ma è solo pura energia, fiato, parola. Appunto, un canto che è Arte e quindi non è convenzione, omologazione.
    Ora caro Fabio, ti chiedo se potresti argomentare (ancora una volta) quali sono i "meccanismi" che si dovrebbero attuare per "sfumare" un acuto, cioè la vera capacità che dovrebbe avere ogni cantante quella di cantare in piano e pianissimo (condizione sine qua non). Quali sono i vocalizzi più utili, le accortezze che possono aiutare a passare da un forte e/o fortissimo ad una mezza voce o ad un piano e pianissimo. Mi rendo conto che non è facile scriverne... Grazie anticipatamente.

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    1. Sì, sì, avevo già letto la richiesta nell'altro post; quanto prima scriverò in merito, ringraziandoti per l'argomento che effettivamente non mi pare di avere mai affrontato compiutamente.

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