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lunedì, maggio 26, 2014

Lo snob

Oggi, osservando un cartello con l'ennesimo ricorso a una parola straniera - anzi inglese, come la quasi totalità di quelle che ormai invade il nostro quotidiano - laddove poteva benissimo starci una parola italiana, mi ha richiamato alla mente la vergogna. Perché usiamo parole straniere inutilmente? così come usiamo suoni vocali imitati, tromboneschi e stereotipati, invece dei "nostri"? Perché la verità, la nostra realtà quotidiana, ci imbarazza come se fosse qualcosa di banale, di umiliante, di povero e quindi di "basso stato", qualcosa di cui vergognarsi. Ci vuole il ricorso a qualcosa che ci possa nobilitare, uno status che ci faccia APPARIRE meglio di quel che siamo, nei modi così come nel linguaggio. Le persone, come niente, citano frasi - o anche solo nomi - di grandi scrittori, viaggiano su Suv (io fino a poco tempo fa manco sapevo cosa fossero), indossano abbigliamenti firmati e bollati e naturalmente non possono fare a meno di avere un poderoso vocabolario esterofilo, salvo magari non sapere niente di quella lingua e di quel paese. Però non voglio nemmeno esagerare in quel senso; viviamo in una società fortemente esteriorizzata, dove determinati elementi sociali, quali il cellulare, l'auto, la casa, i vestiti, fanno parte non solo più di un censo, ma di una "divisa" e senza la quale si rischia l'emarginazione. Esiste però anche uno snobismo che dice di rifiutare tali "appendici", ma di fatto si crea semplicemente una diversa divisa, questa sì intellettualoide e di riconoscimento di uno status, se non addirittura di casta. Tutto questo per dire che diventa sempre più difficile parlare di "semplicità", di realtà umana, e in questo ecco il rapporto con il suono "comune" della propria voce, quello che non è "lirico" nel senso di gonfiato col gas dell'ipocrisia, dell'arroganza, della volontà di potere, di dominio, di sopraffazione. Quindi la strada del bello, del vero e dell'artistico, passa per la strada della semplicità, ma non confondetela con quella dello snobismo, anch'essa spesso in agguato! Parlate come mangiate, e cantate come parlate!

giovedì, maggio 22, 2014

I fiati

Cari lettori; siccome mi sto stancando di leggere sciocchezze (pur non volendo) da parte del solito solone ignorante autoreferenziale che stralcia brani da questo blog per poi farci i suoi commenti idioti, chiedo la cortesia di registrarsi, se si vuole continuare a leggere, perché ho intenzione di riservare l'accesso agli iscritti. Chiedo scusa, ma lo ritengo necessario.
L'ultima sciocchezza su cui si è soffermato, con la solita sicumera e superficialità, è la differenza tra respirazione fisiologica e artistica. Chi ha letto un po' di cose su questo blog ormai l'ha capita perfettamente, la differenza è talmente semplice che la può capire un bambino. Non è che colui non sia in grado di capirlo, ma NON VUOLE capirlo, perché è più divertente e rassicurante dar contro a tutto e a tutti, non importa se non c'è dialogo, non c'è buon senso, non c'è alcun riferimento a una qualche unitarietà di pensiero. Basta dir male della vittima di turno, che ormai da parecchio tempo sono io e questa scuola. La cosa mi lascia totalmente indifferente da un punto di vista della mia coscienza, ma mi innervosisce non poco e mi dispiace anche lasciar tracce di questo nervosismo e di questo inutile dialogo a distanza su questo blog e coinvolgere in qualche modo i lettori che preferirebbero senz'altro una scritto meno polemico. In effetti sarebbe una completa perdita di tempo rispondere, se non fosse che trovo lo spunto per dire qualcosa di più preciso rispetto all'argomento, e dunque utile a tutti.

Dunque partiamo dalla respirazione fisiologica. Essa può riguardare due condizioni: la prima la possiamo definire "chimica"; è quella fondamentale, e riguarda il semplice scambio ossigeno-anidride carbonica; in questo processo sia in entrata che in uscita l'aria non incontra ostacoli di rilievo, fluisce liberamente. La seconda la possiamo definire "meccanica"; l'aria nel percorso di uscita incontra resistenze ed ostacoli, per cui le caratteristiche dell'aria si modificano in termini pressori. Già solo da questa semplicissima descrizione possiamo riconoscere che l'aria respiratoria fisiologica NON PUO' essere la stessa che ci riguarda in termini di emissione vocale. Non siamo ancora alla respirazione artistica, che è una condizione del fiato che si può raggiungere o tramite un privilegio naturale raro, ma che non è esente da conseguenze di decadimento qualitativo, o tramite una disciplina educativa finalizzata al perfetto rapporto tra una qualità meccanica dell'aria e la vocale (non semplicemente "il suono") che si desidera emettere. Quando si parla regolarmente noi possiamo riferirci a una respirazione fisiologica di tipo meccanico, in quanto per motivazioni istintive (il parlato è insito nel DNA) l'aria non incontra una resistenza significativa da parte dell'organismo e dunque non compie un lavoro particolarmente oneroso e, salvo la presenza di patologie o difetti di emissione di rilievo, il parlare non ha conseguenze se non dopo tempi piuttosto lunghi o in situazioni particolari (in grandi spazi, all'aperto, sotto stress, a persone lontane, ecc.). Possiamo definire respirazione fisiologica anche quell'aria che viene impiegata meccanicamente dal nostro organismo per superare situazioni di sforzo (sollevare pesi, stare ben diritti, defecare, ecc.); in queste condizioni, solitamente di breve durata, c'è un coinvolgimento istintivo del diaframma e della glottide, oltre che del fiato, che formano quello che viene definito un "torchio" intestinale (giacché la notevole pressione viene scaricata dal diaframma su di esso) e che malauguratamente e del tutto insensatamente viene anche utilizzato da alcuni insegnanti per una presunta tecnica vocale. Proprio qui inizia la enorme e profonda differenza tra una respirazione fisiologica, comunque la si intenda, e una potenziale respirazione artistica, da raggiungere in tempi lunghissimi. Il canto che richiede intensità, quindi quello che viene comunemente definito "lirico" o "operistico" o "classico", richiede un lavoro meccanico piuttosto considerevole, per l'intensità che si vuol dare, per la tensione cordale che si produce soprattutto nel settore acuto, per l'elevata qualità che richiede la perfetta pronuncia delle vocali in purezza e in libera risonanza e la maggiore sonorità possibile. L'errore enorme che commettono gran parte delle scuole di canto è di iniziare gli esercizi con vocalizzi già piuttosto impegnativi ed estesi, e di voler esercitare ... il fiato. Ma "quale" fiato? Se faccio esercizi respiratori (quelli famosi con il vocabolario sulla pancia) non faccio che muovere del fiato fisiologico "chimico", il quale ben poco potrà influire sul canto. L'esercizio respiratorio utile dovrà necessariamente essere di tipo "meccanico". A questo punto, però: ALT. Come ho dianzi spiegato, esistono due tipologie di respirazione meccanica, e cioè quella del parlato e quella posturale. Se non stiamo parlando, il nostro sistema limbico, molto semplice, sommario, si sintonizza automaticamente sul secondo, cioè sullo sforzo e sulla postura. Contrariamente a quanto dice il fanfarone altezzoso ("non più andrai..."), non c'è e non ci può essere il canto come altro elemento naturale riconosciuto dall'istinto, per cui esso viene combattuto come inopportuno. Ciò che dice questa scuola è che la voce è POTENZIALMENTE naturale, cioè può diventare naturale, ma deve essere elevata a tale rango tramite una dura disciplina che la faccia assurgere a istintivamente riconosciuta. Cerco di spiegare ancora meglio. Se l'istinto non è in grado di riconoscere il canto come qualcosa di proprio, lo assimila a un movimento meccanico, ovvero uno sforzo,  e produce quel legame tra diaframma e glottide che genera pressione tramite il sollevamento diaframmatico e chiusura glottica per conservare tale pressione a livello polmonare con ricaduta intestinale. Questa situazione non può generare alcun canto di qualità. In teoria non si dovrebbe o potrebbe cantare decentemente, ma le capacità volitive dell'uomo provocano una situazione particolare, cioè la possibilità di forzare questa chiusura (un'iperbole: la forzatura della forzatura!) producendo un canto di "quantità", cioè molto forte e timbrato. Questo risultato è possibile, in percentuali molto molto limitate, in alcuni soggetti particolarmente robusti, facendo conto sulla tolleranza dell'istinto che permette un allentamento della propria resistenza per particolari necessità ed entro limiti che non creino situazione di pericolo. Siccome il canto non agisce in modo negativo se non in casi di un canto spropositatamente rozzo, l'istinto piano piano cede e permette un ampliamento di utilizzo del fiato e di quanto ad essa associato, ed ecco perché in qualche modo tutte le scuole riescono prima o poi a far cantare qualcuno, però, ripeto: PERO'! tutti i cantanti formati a questi principi rimarranno e permarranno in una condizione, seppur ammorbidita, di canto meccanico istintuale in condizione "sforzo", perché non esiste (ancora) una condizione canto. Viceversa, se noi partiamo dalla respirazione fisiologica meccanica legata al "parlato" e sviluppiamo gradualmente questa condizione, noi ci poniamo già su una strada molto meno oppositiva, perché non si fa che incrementare qualcosa di già previsto e tollerato. Per questa strada possiamo già dar per certa una qualità del canto molto migliore, e non ci meraviglia che gran parte dei buoni o discreti cantanti abbia avuto un percorso legato alla musica leggera, perché è un tipo di canto molto più vicino al parlato. La velleità di voler cantare a tutta canna e su due ottave e oltre il prima possibile non può che stimolare opposizione, resistenza e reazione da parte dell'istinto. Per superare ogni opposizione, occorre coscienza e conoscenza. Questa ve la fate comprendendo ogni PERCHE'. Ma non può essere un dato teorico, bensì interiore, acquisito.

lunedì, maggio 12, 2014

Ancora decaloghi

Con questo magari la smetto, eh! :)
  1. Non spingere! La spinta illude di fare tanta voce, ma crea un'infinità di difetti e rende molto meno di quanto ci si aspetti
  2. - Non cercare! La voce si sviluppa autonomamente facendo corretti esercizi, ovvero perfezionando le cose semplicissime da esercitare.Soprattutto non cercare gli acuti e una voce ideale
  3. - Non affondare! Premere verso il basso, all'indietro, sulla schiena, sulla pancia, sulla gola, sul velo palatino, ecc., non fanno che impedire la fluida e corretta emissione.
  4. - Non schiacciare! Pensare di premere il suono in avanti pensando di farlo uscire o di metterlo "avanti" è anch'essa un'azione deleteria, che non può dare i frutti sperati.
  5. - Non sbadigliare! Non inteso come stimolo naturale e indipendente, che non deve essere inibito, ma come ricerca di una cavità o un atteggiamento utile al canto. E' una stupidaggine!
  6. - Non "vomitare"! Id come sopra.
  7. - Non "impostare"! E' assurdo, illogico e profondamente deludente pensare di dare un particolare carattere (soprattutto "lirico") alla voce illudendo che questo possa servire a cantare.
  8. - Non oscurare! Il colore oscuro esiste e può essere utilizzato efficacemente nell'educazione vocale, ma deve comunque essere controllato e suggerito dall'insegnante quando ritenuto utile. Molti hanno l'idea (suggerita dai soliti ignoranti) che il canto lirico sia scuro per definizione, il che è profondamente errato!
  9. - Non "fondere" le vocali! L'idea di uniformare le vocali alla ricerca d'una ideale uniformità è esattamente la strada opposta alla verità. Più si pronunciano correttamente più il risultato sarà esemplare.
  10. - Non inspirare solo col naso! e inoltre non inspirare rumorosamente, non farlo troppo copiosamente se non ci sono lunghe frasi da sostenere, non "annegare" nell'aria, insomma.

  1. - Attacca ogni nota pulita! Non bisogna arrivare alla nota prendendola più bassa e poi trascinandola, anche di poco.
  2. - Non ribattere le vocali, se non è richiesto! Spesso la spinta del suono si manifesta con una sorta di ribattuto "iiiiii" "eeeee", ecc. L'unico punto di tensione, che andrà comunque eliminato, è la prima vocale pronunciata, dopodiché la vocale va solo alimentata, cioè non deve essere premuta o spinta. 
  3. - Stacca i suoni. Il vocalizzo legato è molto difficile perché in genere non viene ripetuta la vocale su ogni nota, ma la si pronuncia la prima volta dopodiché si trascinerà un suono ipotetico che non è più la vera vocale. Per sviluppare questa capacità è bene fare prima i suoni staccati sulle note dell'esercizio e poi ripetere legando (all'inizio su non più di due note) ottenendo il medesimo risultato. 
  4. - Utilizza la dinamica! Si pensa che la dinamica sia un gesto espressivo da riservare al canto. Non è così! E' fondamentale, invece, utilizzare spesso e volentieri le varie gamme dinamiche per educare il fiato e l'orecchio. Ad es: attaccare forte un suono e subito ridurlo al piano e anche al pianissimo! Viceversa, attaccare i suoni di un arpeggio in piano o pianissimo e quindi rinforzarli, senza esagerare. 
  5. - Abbi coraggio ma non incoscienza! Aprire i suoni, lanciarli, portarli (musicalmente), comporta spesso coraggio. Urlare invece comporta incoscienza.
  6. - Abbi pazienza!
  7. - Conquista un suono alla volta, non cercare l'acuto a tutti i costi e il prima possibile!
  8. - Canta i brani giusti! Non si possono saltare le tappe! Iniziare con brani semplici, che devono essere cantati con gusto, stile, piacere, importanza. Non esistono i brani FACILI. Ogni brano deve comunque essere scoperto e valorizzato in ogni sua sfaccettatura.
  9. - Riposati! Specie all'inizio di ogni seduta, è bene riposarsi ogni 10/15 minuti. La stanchezza è sempre deleteria, specie alla concentrazione.
  10. Sii te stesso e fai ascolti utili. Andare su youtube e sentire qualunque cosa è decisamente deleterio. Ascoltare un proprio beniamino frequentemente può portare a emulazione, acquisizione di difetti d'ogni tipo, anche se si tratta di un buon cantante. E' bene comunque avere un parere esperto sul o sui cantanti da ascoltare nel repertorio desiderato. I brani comunque si studiano sugli spartiti.

venerdì, maggio 09, 2014

Dall'inizio alla fine

Credo utile fare un'ulteriore sintesi del percorso disciplinare educativo artistico vocale.

- Quando si inizia lo studio del canto artistico e si cerca di produrre un'intensità maggiore del consueto, nell'ottica di farsi sentire in un ambiente spazioso, o nell'affrontare un'estensione o una tessitura inusuale, aumenta la pressione interna del fiato. In questo modo viene interessato più ampiamente il diaframma, il quale, caricato da un peso inatteso e non correlato con esigenze esistenziali, si oppone sollevandosi (o cercando di sollevarsi) e provocando una contropressione verso l'alto, la quale produce effetti quali l'inchiodamento della mandibola, il sollevamento della laringe, l'innalzamento della lingua. In questa fase, quindi, a un effetto voluto e ricercato, che si designa come "appoggio diaframmatico", se ne ricava anche un ritorno negativo, cioè un tentativo da parte dell'organismo di "scrollarsi di dosso" questo carico di lavoro indesiderato, e che produce quindi un effetto che chiamiamo "spoggio" della voce, il quale può produrre diminuzione dell'efficacia sonora, vari problemi di sostegno del suono, difetti vari, più o meno gravi. Pur essendo tutto ciò una variabile soggettiva, consideriamo che in ogni caso in questa fase la qualità respiratoria è comunque da considerarsi INSUFFICIENTE. Si badi che parlo di qualità, non necessariamente di quantità, cioè parliamo di un mantice respiratorio che non possiede le caratteristiche idonee ad alimentare i suoni prodotti dallo strumento vocale e la successiva amplificazione e articolazione da parte delle forme e dei materiali biologici preposti (pareti muscolari, veli, ossa, cartilagini).
Quindi due sono i punti da focalizzare: 1) appoggio diaframmatico irregolare, che produce maggiore intensità ma anche difetti, 2) inadeguatezza respiratoria relativa a un canto di elevato livello.

- una corretta disciplina produce una progressiva diminuzione dell'opposizione diaframmatica e un progressivo adeguamento della respirazione all'alimentazione di suoni vocali. Ciò si traduce in un appoggio diaframmatico efficiente ed efficace, una sensibile diminuzione dei difetti, una maggiore libertà nell'uso di dinamiche e colori adeguati allo stile e al carattere di quanto si canta.

- metodi e tecniche che non sono in grado o non si pongono nell'ottica di un superamento delle opposizioni istintive, possono contrastarle facendo conto sull'efficienza fisica e sulla tolleranza stessa dell'istinto, ma, per quanto valide, non possono raggiungere l'esemplarità e quindi il livello artistico desiderato in quanto il contrasto alimenta la reazione stessa che subentrerà maggiormente quando l'efficienza fisica inizierà a calare.

Una disicplina artistica di massimo livello annulla l'opposizione diaframmatica. Questo principio ha come conseguenza anche l'annullamento della necessità di un appoggio diaframmatico particolare; la respirazione si sarà adeguata alla nuova esigenza di alimentazione di suoni vocali pertanto il canto, nella sua massima sonorità, sarà "semplicemente" il frutto di un felice incontro tra QUEL fiato, lo strumento produttore (laringe) e l'apparato articolatorio-amplificante. Si è originato pertanto un nuovo senso dove il canto artistico è paragonabile al parlato quanto a libertà e facilità di emissione, nel centro, e un minimo maggiore impegno nel settore acuto. L'anullamento reattivo corrisponde anche a un annullamento dei cosiddetti registri vocali.
In definitiva il risultato ultimo è una RESPIRAZIONE ARTISTICA. Non è del tutto corretto, volendo essere precisi, parlare di una voce artistica, però deve essere molto ben chiaro che si deve parlare non di una respirazione generica, ma di una respirazione ATTA a produrre suoni vocali perfetti.

E' tutto qui! Tutte le complessità anatomo-fisiologiche, le tecniche respiratorie, le posizioni, le cavità, le tecniche, i metodi, i coinvolgimenti muscolo scheletrici cartilaginei volontari e attivi sono tentativi, talvolta intelligenti e intelligentemente indirizzati, talatra rozzi e grossolani, altre ancora decisamente negativi se non criminali, per superare difficoltà che risultano sconosciute ai più. Come si può pensare di affrontare una battaglia se non si sa se c'è e chi è il nemico e di quali strumenti dispone? Può funzionare meglio il negare che esista questo avversario e procedere imperterriti sulla strada di una improbabile naturalezza del canto artistico, ma i nodi vengono e verranno sempre al pettine. La verità, però, è più scaltra nel nascondersi che nel rivelarsi e nel convincere di non esserci.

giovedì, maggio 01, 2014

Altro decalogo


  1. - Nel canto non si costruisce niente; chi costruisce demolisce
  2. - Il canto è musica; non basta la voce, bisogna entrare nella dimensione musicale (che è già in noi)
  3. - Cantare è unificare, la musica è unione. Quando si canta veramente non ci sono più il fiato, la laringe, le forme, la dinamica, le note, ma si è tutt'uno tra spirito, corpo e universo
  4. - Cantare è unificare, la musica è unione. Quando si canta veramente e si fa musica veramente chi canta e chi ascolta diventano un tutt'uno. Ci si incontra nel canto e nella musica. Probabilmente questi erano anche gli intendimenti delle religioni, anticamente, dove la musica era l'aggregante
  5. - Universo significa "un verso solo"; il canto e la musica sono universali quando noi riconosciamo ed entriamo nel tragitto che da dove veniamo passa per dove siamo e va verso dove siamo diretti
  6. - Quando canti non dimostri; sei
  7. - Accetta le critiche, vagliale, riflettici, prova a ritenerle giuste e solo dopo rifiutale, se non le consideri corrette o accettale, discutile o applicale
  8. - Il canto non consiste nell' "espellere" alcunché! "la musique c'est toi", e anche il canto
  9. - Ascolta cosa e come dici e ascolta cosa e come canti. Il primo maestro dovrai essere tu stesso. Chi non sa mettersi in gioco non potrà diventare un maestro. Non si tratta di essere ipercritici, ma equilibrati e onesti
  10. - Comprendere significa accogliere, abbracciare. Non si fa scuola d'arte attaccando tutti e tutto, ma cercando di capire perché altri hanno intrapreso altre strade, e comunque cercando di cogliere anche il giusto che c'è negli altri. E poi andare oltre, fino al non oltre.