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martedì, luglio 07, 2015

Il trattato - 17

Durante l'emissione dei suoni, in colore chiaro, con la vocale "A", specialmente nel registro di "petto" (considerazione orientativa), la lingua si presenta, generalmente, scannellata o a forma di cucchiaio, dal centro verso la punta. In alcuni casi, in cui la lingua è di struttura robusta, essa si stende piatta a livello dei denti inferiori. Quando la lingua balla o si ritrae arcuandosi, cioè facendo gobba come un tampone verso il palato, la respirazione è sempre difettosa.
Ecco qua. Il maestro presenta una questione fisica, anche piuttosto nota, e non suggerisce una soluzione di tipo altrettanto fisico (Delfo Menicucci nel suo libro sull'affondo dice che quando la lingua si alza si può ricorrere persino al premilingua!!!!!!!!), ma spiega semplicemente che quel problema è di tipo RESPIRATORIO!
Sia chiaro che questa considerazione riveste esclusivamente un aspetto di osservazione: tentare volontariamente di far assumere alla lingua, come a qualunque altro organo dell'apparato fono - respiratorio una determinata conformazione o posizione, è estremamente controproducente e, comunque, sia chiaro che il risultato non sarà mai quello desiderato.
... chiaro, no?
Questo inciso può risultare utile anche per valutare un insegnante: se egli vi esorta a muovere, fermare o, comunque, ad esercitare una qualunque pressione su certi organi interni appartenenti all'apparato fono-respiratorio, ha le idee molto confuse circa la vocalità, e potrà mandarvi incontro a seri guai.
La funzione orientativa del trattato e di ogni scritto del maestro e nostro si consolida appunto in queste frasi. Cosa chiedere, cosa osservare in un insegnante quando volete studiare con lui? Ecco, colui che, di fronte a una lingua che non sta a posto (ad esempio), volesse costringervi a darle per forza una collocazione con un'azione volontaria e forzosa, è da abbandonare senza esitazioni. Lo stesso vale per altre parti componenti gli apparati che contribuiscono alla fonazione.
Respirare dal naso non è né giusto né consigliabile, perché esso partecipa naturalmente. Il voler a tutti i costi respirare dal naso è antivocale in tutti i sensi. E' bene, per molto tempo, durante l'educazione di una voce, lasciare la respirazione al suo naturale moto, correggendola eventualmente quando presenta rumori o difetti.
Ergo: non applicare alcuna tecnica respiratoria particolare!
Le scuole che applicano fino dall'inizio la respirazione costale, ignorano che, così facendo, provocano una reazione dell'istinto respiratorio, tale che questa subisce un'alterazione incontrollabile con conseguenze vocali più o meno sempre difettose. In questo modo si favorisce la ribellione della "base" (o appoggio) ed il fiato tende a salire verso le clavicole, provocando contrazioni ed alterazioni organiche che provocano i difetti più svariati (ingolamento in particolare). Un consiglio, che parrà paradossale a tutti i giovani che si accingono ad intraprendere l’arte del canto è quello di diffidare di chi insegna e non ha mai cantato, di chi insegna a respirare per ben cantare, di chi insegna attraverso la propria disponibilità vocale.
Veramente una "bordata" arrivare ad affermare che si deve diffidare di chi "insegna a respirare per ben cantare"! Appunto quanto accennavo nel post precedente, riferendomi al libro di recente pubblicazione. Successivamente il maestro prosegue nelle questioni relative all'insegnante di canto (buono).
E’ vero che è difficile individuare l'insegnante eccellente, ma diffidate di chi non sa produrre con la propria voce le differenze, per tutte le classi e i sessi, che intercorrono tra un suono non buono ed uno ottimo, badando bene che il suono ottimo è quello che si ottiene senza sforzo, senza contrazione alcuna, con armonia del volto e della bocca. Un insegnante mediocre insegna la mediocrità, un insegnante ottimo, più che vocalizzare, analizza tutti i quesiti che si presentano durante l'educazione. Una respirazione difettosa porta con sé una serie di difetti e di contrazioni dell'apparato oro-faringo-laringeo, che deformano più o meno l'apparato vocale, non consentendogli di produrre suoni perfettamente intonati, anche se ogni soggetto crede di produrre il meglio e di non impegnare la gola, confondendo il difetto con ciò che si intende per "maschera", termine infelice come tanti altri, che ha creato una indescrivibile confusione fra gli amatori, gli insegnanti e gli allievi. Il nodo della questione sta nel dominio della respirazione.
Al termine una nuova bordata; non tanto per chi ha già letto tutto o in parte questo blog, quanto per chi legge per la prima volta questa modalità di presentazione dell'educazione vocale. Il termine "maschera" è uno dei più usati e abusati nel mondo del canto, in particolare nel mondo dell'insegnamento, ed è chiaro che metterlo in chiave negativa espone sicuramente ad aspre critiche e forti dubbi sulla validità delle argomentazioni. Purtroppo non c'è alternativa; questa è la coerenza che si deve sostenere quando ci si pongono i perché e si hanno le risposte ai perché.

2 commenti:

  1. Salvo5:28 PM

    Caro Fabio quanto è vero ciò che scrivi.
    Lunedì sera ho incontrato uno studente di canto che avevo avuto modo di sentire e al quale avevo dato solo un piccolo suggerimento: concentrati solo sulla pronuncia, col dito gli avevo solo indicato le labbra, avendolo sentito ingolato, aggiungendo che non doveva camuffare la voce, non doveva fare il "tenore".... doveva per il momento solo pensare a parlare bene. Lui se ne era andato un pò stupito, anche perchè la sua insegnante che conosco bene, l'aveva portato e lo faceva cantare, ha un bel timbro, a note estreme e con spinte inaudite.
    Ebbene, lunedì mi ha abbracciato per il semplice fatto che riusciva a pronunciare finalmente le parole e mi ha fatto alcuni esempi che naturalmente e finalmente erano liberi. Madonna, mi ha detto, non pensavo fosse così facile! Vedi gli ho detto questo è solo un buon inizio..... poi siccome mi aveva sentito cantare preso dall'entusiasmo voleva sapere se riuscivo a cantare boheme, e fare note estreme (pensiero fisso dei tenori soprattutto all'inzio...). Io per tutat risposta, gli ho cantato un leggerissimo accenno della gelida manina con "do" finale, tutto rigorosamente in falsetto legegrissimo. Lui strabiliato ha tentato di emulare, era il mio scopo, ma come fai a farlo? mi ha detto strabuzzando gli occhi.... Anche questo è molto meno complicato di quanto sembri.... è tutto qui gli ho detto indicando la mia testa ed il cuore. Lui ha sorriso.... devo vedere se ne è capace la mia maestra......

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    1. Caro Salvo, hai fatto la cosa più saggia. Andare a dire a uno che canta che sta sbagliando, che non ha la tecnica, ecc., non produce altro che risentimento, reazione egoica, e quindi niente di positivo. Un piccolo suggerimento buttato là, senza troppa insistenza e importanza, è un seme che può germogliare, specie se il soggetto non è troppo pieno di sé e meglio ancora poi se c'è un esempio positivo ed espresso senza troppa presunzione. E talvolta i risultati arrivano. Ai risultati vocali occorrerebbe abbinare anche modifiche uditive da parte degli spettatori, e questa la vedo ben più dura con i tempi che corrono, comunque facciamo rete per indurre qualche piccolo cambiamento in meglio. In altro i cuori!

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