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sabato, ottobre 22, 2016

La palla di suono e la paura

Ricordo di aver letto, non ricordo però dove, che in molte scuole di canto si fa(ceva) riferimento alla "palla di suono" in bocca (credo la si citasse positivamente). Mentre facevo lezione nei giorni scorsi, mi è tornato in mente questo termine legandolo alla sensazione della "paura". I nostri istinti riescono a esercitare un controllo sulle nostre azioni mediante due strade: riflessi nervosi ed emozioni. Entrambe queste attività risiedono nelle aree più antiche del nostro cervello, e possono lavorare in sinergia. La grande difficoltà dell'uomo di superare le resistenze e le opposizioni dell'istinto, stanno principalmente nel fatto che la neocorteccia, il cervello "giovane", è più lento e soprattutto riceve le informazioni dopo quello antico. A parte questo, ecco che quando noi facciamo qualcosa che all'istinto non è noto, come è appunto un canto di rilevante portata sonora e di estensione, mette di mezzo un'emozione che abbia presa, quindi timore o paura. Sembra assurdo, perché non ci sarebbe niente da aver paura, eppure è così, perché facendo qualcosa che si spinge verso l'ignoto, cioè un risultato che sulla propria pelle non è conosciuto, per l'istinto è comunque come avventurarsi in un territorio inesplorato, dove potrebbero nascondersi pericoli. Ordunque, ritornando al tema: nel momento in cui si riesce a sviluppare una vocalità esterna, già siamo, per chi lo fa le prime volte o da poco tempo, in un campo nuovo e quindi destando attenzione da parte dell'istinto; salendo nella tessitura, per timore si comincia a "tirar dentro", ovvero a trattenere. Ecco che può formarsi la "palla di suono"; se la voce perde il "fuoco" esterno, il fatto di fare note più acute, può generare una notevole paura, perché si coglie la concreta possibilità che si vada verso suoni gridati, spinti, spoggiati (in altri termini, si perde il controllo della "corda unica", si torna in una condizione di doppio registro e quindi si teme di "aprire", cioè di emettere suoni acuti di petto, gridando). Allora rifacciamo il punto della situazione. Nella vocalità umana esistono, pur fusi in un'unità, tre elementi che concorrono alla formazione della voce: fiato - suono (prodotto dal fiato in concorrenza con le c.v.) - articolazione-amplificazione (prodotto dal suono in concorrenza con gli spazi e l'anatomia articolatorio-amplificante). Il suono NON E' la voce che ci interessa, ma è una premessa, una fonte, e non deve essere confusa con quella (cosa che invece capita a una grande quantità di cantanti che di fatto non articola). Se viene a mancare o viene ridotta o, peggio, "amalgamata" l'articolazione, cercando quella assurda omogeneizzazione delle vocali, di fatto si valorizza solo il suono, inibendo la più elevata e nobile (se fatta come si deve) caratteristica umana, la parola. Un errore assai frequente, possibile, è quello di cercare di "spingere" il suono fuori; altro è quello di proiettarlo all'esterno cercando quell'infausto "giro" della voce. Si generano quindi quei portamenti, quelle "cucchiaiate" che partono dall'interno (talvolta fin dalla gola) e che non possono generare autentica e bella, franca e sincera pronuncia. Quale suggerimento si può dare per cercare di evitare l'insorgere di errori in questa fase (posto che i consigli scritti, lo ribadiamo, sono sempre discutibili e difficilmente davvero efficaci)? Un consiglio non facile, probabilmente, cioè riuscire a distinguere la "palla di suono", che ha una connotazione che può sembrare materiale, con un peso e una percezione tensiva a livello anatomico, dall'espirazione immateriale, cioè comprendere che il suono che fluisce ha la stessa immaterialità del fiato, dunque se avvertite la "paura" di muovere il suono da una vocale all'altra o da una nota all'altra, è perché vi state fissando sul suono, cioè sulla parte muscolare, fisica, tensiva, dunque da NON valorizzare, ma da rilassare, perché si è creata nell'ipotesi (errata) che sia il fisico a cantare, invece è il fiato, cioè una componente immateriale, fluida. Il consiglio ultimo è: quando avvertite la palla di suono e non sapete come superare quel senso di timore, pensate di dover abbandonare la "palla" e di alitare, cioè di muovere il fiato tutt'intorno. Naturalmente anche questo genererà paura, perché lasciare andare le forze fisiche che ritenete stiano "sostenendo" il suono (cosa totalmente falsa) vi faranno credere che stonerete, steccherete, impoverirete la voce. Se avrete il coraggio di farlo, scoprirete che invece il suono viene bello, facile, sonoro e ricco. "Su coraggio", dice Elena, ne "I vespri siciliani" di Verdi.

1 commento:

  1. Salvo3:28 PM

    Quando inizi a raggiungere anche una parte di verità, ti viene spontaneo, almeno questo è stato il mio atteggiamento,vedere al passato e agli errori commessi come una serie di ostacoli stupidi che mi costruivo nell'intento illusorio di creare il "tenore". Quanto mi beavo di avere questa polpetta di suono in bocca, con il vocione che ne scaturiva ma che niente aveva a che vedere con un canto libero, vero. E nessuno a dirmi che quei suoni erano scorretti, ridondanti,illusori. Ho dovuto faticare tantissimo per "steccare"..... per sgrassare. Ma ciò che raggiungo giorno dopo giorno mi allieta la vita.

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