Translate

martedì, marzo 31, 2020

"Questa non è musica"

Faccio una pausa nell'infinita sequenza di post sull'arte del canto per dedicarmi a un tema più generale, ma non meno importante, cioè "la Musica".
Lasciamo stare cos'è la musica; è un argomento prettamente filosofico che non si può e non si deve provare a definire, anche se possiamo arrivare a comprenderla in modo indiretto. La questione riguarda invece le tante persone che si affannano a inveire su alcuni brani o alcuni generi, definendoli "non musica". Persino un grande direttore d'orchestra, che dovette rifugiarsi negli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale e poi vi risiedette per tutto il resto della vita, ebbe a dire parole sprezzanti sia sulla musica contemporanea (quindi anche su molti suoi coetanei e anche colleghi) che sul Jazz, che lui non considerava musica. Ma capita normalmente che chi si occupa di un particolare genere o ne disprezzi altri, o li consideri non da lui o lei compresi. Poi ci sono i "qualunquisti" che dicono che tutta la musica è bella, oppure o è bella o è brutta. Molti altri, più accortamente, dicono "mi piace" o "non mi piace". Insomma, le persone più focose e dialettiche tendono a dare giudizi, quelle più tranquille, o magari meno coinvolte, a globalizzare. Alla radice di questa situazione c'è una diffusa ignoranza, avvalorata da un insegnamento inesistente. Anzi, molto peggio, da un insegnamento che c'è ma non risolve le lacune ma le approfondisce. Ormai insegnare musica significa il gossip storicistico oppure la morfologia, salvandosi solo un po', per chi lo fa, un po' di esecuzione, peraltro senza criteri. Ho avuto, negli anni, diverse possibilità di parlare di musica con bambini e ragazzi, e ciò che è sempre scaturito è stata una grande disponibilità, ma una totale ignoranza. Con queste premesse tutto ciò che può scaturire è il disinteresse per la musica, la discussione sterile e imperniata su opinioni personali senza strutture. La musica è UNA, i generi possono essere infiniti, ma questo non conta, è appunto una scelta personale, che però può essere almeno parzialmente superata. Se però mancano le basi per avere coscienza di cosa è o di cosa può essere considerato musica e cosa no, ogni discussione lascia il tempo che trova.
Cominciando dall'inizio, noi dobbiamo superare prima di tutto un equivoco. I suoni non sono musica.
In natura i suoni non esistono, o solo occasionalmente; in natura esistono rumori, che possono anche essere molto belli, affascinanti, interessanti. Il vento tra le foglie, il "ribollir" del mare o il fruscio di corsi d'acqua, grilli e cicale... (che peraltro a molti possono anche risultare fastidiosi). Qualche forma di vita emette suoni, per ragioni di richiamo amoroso. Qual è la differenza tra rumori e suoni? I primi sono vibrazioni IRREGOLARI, i suoni invece sono vibrazioni REGOLARI. I rumori pertanto hanno limitatissime possibilità di elaborazione. Con essi non si può fare musica. Si possono organizzare e possono anche essere di aiuto in un brano musicale (tamburi, grancasse, piatti, tam tam e decine di altri strumenti), ma non possiamo considerare musica una composizione basata esclusivamente su rumori. Come dicevo, però, neanche i suoni possono dar vita a un brano di musica se non sussistono determinati criteri. Per entrare più nello specifico, dobbiamo porci la domanda: "cos'è un brano di musica?" E' una domanda molto più semplice e abbordabile rispetto a "cos'è la musica". Un brano musicale è infatti qualcosa di più approcciabile, avendo dimensioni limitate e con spiccate caratteristiche. Un brano può essere una canzone, anche una canzoncina, un motivetto chiuso, un canto di chiesa, un inno, un movimento di sinfonia, un brano d'opera o un intero atto d'opera e persino una intera sinfonia o opera, un brano jazz, ecc. ecc. ecc. Prendiamo ad es. un motivetto ben conosciuto: "tanti auguri a te". Ebbene, nonostante le sue dimensioni minime, può essere musica. Perché dico: "può essere"? perché il brano ha una sua potenziale identità musicale, ma per poter arrivare a essere musica deve essere eseguito con i giusti criteri. La musica nasce e muore, non esiste sulla carta o nelle menti, deve essere eseguita. Quindi un brano può essere musica nelle intenzioni, ma non diventarlo perché eseguito male, o non esserlo già in premessa perché l'autore non ha saputo "coltivare" la sua idea.
Non ho usato a caso il termine "coltivare". Nella musica è necessario che ci sia un "seme". Un seme è un'idea musicale. Un seme è potenzialmente una pianta, ma perché arrivi ad esserlo ci vogliono una serie di requisiti: il clima, la fertilità, l'acqua, il sole, i parassiti, il concime, ecc. Se il seme non casca nel posto giusto, o non nasce o potrà arrivare fino a un certo punto e poi morire. Nella musica succede altrettanto. Se il compositore ha un'idea ma non sa gestire il suo seme-idea, mancheranno le ragioni esistenziali affinché il seme germogli e dia luogo alla pianta-musica.
Ma quali sono le ragioni esistenziali affinché il seme dia luogo a una musica? Il brano musicale deve poter INTERESSARE chi ascolta, cioè una persona umana. E cos'è che interessa una persona? Ritrovare sé stesso. Perché quando ascoltiamo un brano qualunque, c'è un punto, un motivo, un tema, che ci "acchiappa" di più, che ci piace, ci interessa, e ci fa piacere ascoltare anche più volte? Perché lì noi ci riconosciamo, quel tema o inciso o motivo, siamo noi. E non per niente l'autore, che potrà usare anche più temi all'interno di un brano, tornerà più volte su quel tema, anche spezzettandolo, occultandolo in parte, ecc.. Ma questo non basta assolutamente per dar vita a un brano. Una volta "affezionati" al tema, occorre che il brano abbia una VITA. Affinché noi possiamo parlare di un brano di musica, esso deve avere una vita, altrimenti sarebbe un brano "morto", per l'appunto, non avrebbe ragioni di esistere. E il brano non può essere un susseguirsi di motivi o, peggio, di note! Occorre un filo che leghi l'inizio e la fine di un brano. Ma questo filo non è solo un'astrazione, un concetto, ha un nome e deve trovare riscontro nella tessitura del brano, lo devono riconoscere l'autore e l'esecutore, nonché, seppur inconsciamente, l'ascoltatore. Questo filo si chiama TENSIONE. L'autore gioca con la tensione, come uno scrittore di un thriller o di un giallo. Si rende conto, se conosce il proprio mestiere, che ad ogni minuto che passa l'interesse può scemare, e quindi deve mettere in campo degli elementi che modifichino la tensione. Se la tensione è alta dopo un po' l'ascoltatore o ritiene che il momento sia troppo ansiogeno, e quindi smetterà di seguire, se la tensione è troppo bassa si addormenterà, se si alza e si abbassa senza un filo logico annoierà comunque. Quindi ci dovrà essere un progetto più o meno consapevole che renderà interessante tutto lo svolgimento. Come fa il compositore a gestire la tensione? Mediante il materiale che ha a disposizione: ritmo, melodia, armonia. Questi tre elementi hanno anche una storia. Possiamo dire che il ritmo è legato all'alba dell'umanità e alla sua infanzia. la melodia è "l'io", il sè, e riguarda la fascia giovanile, prepuberale, e il medioevo, l'armonia riguarda la fascia più matura dell'uomo, quella sociale e più moderna dell'umanità. Ma li ritroviamo anche negli stadi conoscitivi. Una persona che non va oltre lo "zump zump zump", sotto un certo punto di vista è un po' "preistorico"; chi coglie solo la melodia è un po' più evoluto , ma coglie più che altro l'aspetto personale, l'io (se non l'ego), e non ancora il "noi" contenuto nell'armonia. Quindi il compositore dovrà gestire la tensione agendo su questi tre parametri per innescare CONTRASTI laddove vuole aumentare la tensione (quindi ritmi disuguali, ad es., oppure salti melodici poco usuali, oppure armonie dissonanti), o diminuirla con metodi opposti. Tutto ciò ancora non basta, anzi, manca proprio il meglio! Anche così a un certo punto ci si annoierebbe e tutto verrebbe meno. Il brano musicale deve puntare a qualcosa, deve vivere per qualcosa, deve avere una direzione. Torniamo al romanzo giallo. E' possibile che la soluzione di un crimine avvenga dopo poche pagine? che senso avrebbe? Allora il giallo è un susseguirsi di "tentativi", di misteri, di indizi, prove, che porteranno il protagonista a sciogliere il mistero poco prima della fine. Quel momento è il punto di massima tensione, che poi si scaricherà nel poco tempo rimasto per la conclusione. Così capita anche nel brano musicale: ci sarà un punto di massima tensione, detto Punto Massimo, o Climax, che arriverà in un punto nella seconda parte del brano, che però sarà seguito ancora una volta da...? Il tema! cioè noi.
Attenzione, questa non è una "formuletta" con cui si può costruire un brano musicale. Se manca la coscienza e se manca la CONTINUITA', avremo comunque un brano fallimentare. La frase fondamentale è "LA FINE CONTENUTA NELL'INIZIO". Cioè fin dall'inizio, procedendo, noi dobbiamo avere cognizione che il brano ha una direzione, "punta" a un polo di attrazione, e non procede a scatti, a ondate. E questo dovrebbe essere il primo requisito richiesto a un esecutore, che dovrebbe saper riconoscere il tessuto tensivo ed essere in grado di metterlo in evidenza. Se non sa questo può condannare un brano, o renderlo comunque indigesto.
Siccome ho già scritto molto, mi fermo, e valuterò se fare altre precisazioni, eventualmente rispondendo alle osservazioni di chi avesse voglia di farne.

2 commenti:

  1. Anonimo6:40 PM

    Io non pongo limiti ai generi, ma ne pongo agli strumenti utilizzati: microfoni, amplificatori, elettronica in generale, sono ciarpame, spazzatura, sono i veleni che hanno ucciso la nostra civiltà musicale. Dove c'è un amplificatore c'è solo chiasso, la morte di ogni musica. (Francesco N.)

    RispondiElimina
  2. Giusto; quella dei dischi o amplificata si sottrae ad alcuni criteri, quindi difficilmente può definirsi musica, anche se composta ed eseguita nel migliore dei modi.

    RispondiElimina