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domenica, maggio 29, 2011

Arte per Arte

Osservando durante una trasmissione televisiva alcuni soffiatori di vetro di murano all'opera, e le meraviglie prodotte, ho avuto questo pensiero: il fiato di un valente maestro vetraio è l'unico in grado di produrre un capolavoro di cristalleria: nessuna scienza può analizzare e comprendere tutti gli aspetti del fenomeno e realizzare qualcosa di sostituivo allo stesso livello. Analogamente il fiato umano può produrre suoni capolavoro, e non c'è scienza che possa spiegare razionalmente il fenomeno e divulgare alcun aspetto didattico relativo.".
Ritengo anche interessante paragonare il cantante al soffiatore di vetro, dove il cantante riesce a modellare a suo piacimento suoni straordinari sulla punta del fiato, che è l'invisibile canna sulla cui estremità nasce il prodotto artistico.

sabato, maggio 28, 2011

La teoria degli opposti

Sappiamo che molte dottrine filosofiche sottolineano l'importanza degli opposti (caldo freddo, cattivo buono, alto basso...), ma è anche un principio scientifico piuttosto importante (differenza di potenziale). Nel canto sappiamo anche che esiste una scuola, piuttosto diffusa e "semplice" il cui insegnamento si basa sul pensare "basso" quando si va verso l'acuto e viceversa. Nonostante la rozzezza e la scarsa scientificità, questo metodo ritengo sia più degno di rispetto di tante teorie strampalate e avvalorate da scienze che mi permetto di definire discutibili. Il pensare "basso" quando si va verso l'acuto senz'altro ingenererà alcuni difetti, però, senza esagerazioni permetterà al fiato di non alzarsi troppo dalla base e al "tubo" respiratorio di non "raddrizzarsi", cioè andare indietro, verso il palato molle e non indirizzarsi verso la cupola cranica. Pensare alto quando si scende permetterà al suono di rimanere più leggero e chiaro, evitando di "gonfiarsi" e ingolarsi troppo, e di rimanere magari più aderente al palato duro. Comunque non è che voglio fare un elogio a un metodo e un sistema sicuramente difettoso e pressapochista, però, visto che c'ero, con tutto quanto leggo e sento sulle scuole di canto, credo di poter dire che questo potrebbe essere il male minore!!
Ma l'argomento cui volevo accennare è un altro. Nella nostra coscienza del canto, questa teoria degli opposti a cosa può far riferimento? E' semplice, credo che chi ci segue anche solo occasionalmente avrà capito: è il cosidetto "bipolo", cioè la contrapposizione tra il "polo" superiore, costituito dall'osso mandibolare, sopra gli incisivi superiori, e il polo inferiore, costituito dalla cupola diaframmatica. Molti dicono di non riuscire a perpepire quando il suono si appoggia sopra i denti superiori. E' del tutto normale; io stesso ho pochissima sensibilità in quella zona e so cosa significa, ma non importa, ciò che conta è mettere in condizioni l'apparato respiratorio/vocale di poter far sì che l'aria vibrante vada ad appoggiorsi lì, ed è una cosa che possiamo definire "naturale", nel senso che non dobbiamo creare niente, non dobbiamo "manipolare", incanalare o fare alcun altra azione volontaria perché ciò succeda, ma far sì che le reazioni istintive non lo impediscano. Nel momento in cui questa situazione viene a crearsi, sarà una reazione a catena virtuosa a permettere l'innescarsi del suono esemplare, come una reazione nucleare, cioè non semplicemente quella chimica, dove il risultato è "solo" la somma dell'energia applicata, ma dove l'energia prodotta è esponenzialmente superiore a quella applicata. Quando il "bipolo" si "accende", come una fiammata, noi con un impegno modesto otterremo un suono di grande espansione, bellezza, ricchezza. Impegno che, ripetiamo sempre, non dovrà in alcun modo riguardare alcun organo interno, altrimenti è fatale che il bipolo cesserà immediatamente di funzionare. Altra cosa da dire è che questo è un risultato, cioè non si può realmente sperare che funzioni dal primo giorno di lezione, e forse nemmeno dai primi mesi...

lunedì, maggio 23, 2011

A che (chi) servono i concorsi di canto

Partiamo da un dato: non ho visto la puntata, ma mi hanno detto che satato scorso a Italia's got talent si è presentata un soprano, che ha fatto buon successo. Non è la prima volta. Ora, io capisco che in quella trasmissione si presentino persone che fanno cose "strane", che possono avere successo nelle trasmissioni di spettacolo televisivo o teatrale. Mi sfugge, invece, perché dovrebbero presentarsi cantati lirici, visto che la nostra Nazione (isole comprese) pullula di concorsi di canto lirico. Mi pare evidente che è il segno di qualcosa che non funziona. E che qualcosa non va non lo scopro io oggi, ma è ben risaputo da decenni. A parte la solita questione, non so se tipicamente italiana, come suol dirsi, delle raccomandazioni, ci sono questioni che forse si stanno troppo sottacendo. Non ho fatto e non ho voglia di fare un censimento dei concorsi presenti, ma credo di non andar lontano con le statistiche dicendo che ci sono almeno una ventina di concorsi "importanti", nel senso che sono intitolati a grandi personaggi, talvolta presenti, e che sono ormai consolidati da molto tempo, e sono sicuramente almeno un centinaio i concorsi di minor calibro. Un dato di fatto è costituito dalle quote di iscrizione, ormai lievitate a cifre che definire esose è eufemistico, e l'altro dato è che, nonostante i regolamenti, visti i numeri elevatissimi dei partecipanti, si ascolta solo un'aria, anziché le due previste, e, dato che reputo grave, le commissioni giudicatrici non si mettono a disposizione dei concorrenti per dare indicazioni, suggerimenti, consigli. Ritengo che sarebbe segno di intelligenza e onestà da parte degli organizzatori, indicare i criteri per il superamento o meno delle varie fasi in cui si articola ogni concorso, e consegnare a ciascun concorrente alla fine di ogni giornata lo "statino" con il punteggio riportato nelle varie voci. Ma ritengo che sia indispensabile che la giuria, e in particolare il presidente, specie quando è o è stato un importante cantante, o un insegnante, dia un proprio parere. So che, specie dopo la pubblicazione degli esiti, ci può essere nervosismo e i commissari, dopo il tour de force delle audizioni, siano stanchi e non abbiano voglia di polemiche, ma è giusto che un candidato dopo aver pagato anche più di 100 € (per cosa?) cantato un'aria di pochi minuti, si veda bocciato e non sappia nemmeno il perché? Voglio dire: va benissimo, ma se l'anno prossimo voglio riprovarci, cosa dovrò aver fatto nel frattempo? Rivista la tecnica, scelto meglio il repertorio? approfondita l'intepretazione? ecc. ecc. No, niente, ognuno si aggiusti. Allora lo scopo e la funzione dei concorsi qual è? Non dovrebbe essere quella di far "crescere" la qualità di quest'arte? Certo che se poi, come mi pare accada sovente, i vincitori sono gli stessi in diversi concorsi, e si scopre poi, magari, che sono anche cantanti già in carriera, forse qualche nervosismo è anche giustificato.

Io vedo che centinaia di giovani vanno, forse non molto fiduciosi, a queste competizioni, pensando se non di vincere, giacché l'idea che per arrivare in fondo bisogna conoscere "qualcuno" è ormai radicata, almeno di "farsi sentire" da chi magari gestisce in prima persona il mondo del canto, cioè gli agenti. I quali, spesso, alle eliminatorie non ci sono. Anzi, spesso alle eliminatorie c'è una persona o due... quindi? Si è buttato via un sacco di tempo e di denaro. Poi c'è tutta una polemica sugli stranieri, e in particolare sui coreani, che si presentano a dozzine a ogni concorso, e sono spessissimo tra i vincitori. Niente da dire: sono quasi sempre persone molto puntigliose, preparatissime musicalmente, piene di passione e interesse, quindi, considerando che cantano in lingue lontanissime da quella madre, degnissime di essere premiate. Ma altrettanto spesso non paiono così superiori agli italiani da dover far man bassa di premi. E qui vengono fuori altre questioni, "per sentito dire": tipo che le accademie avrebbero interesse a far vincere concorsi a questi cantanti per poter avere le borse di studio. Ovviamente poi ci sono le (brutte) storie dei giurati che si portano i propri allievi (nemmeno troppo di nascosto) e che ovviamente fanno vincere. Allora, in conclusione: a chi servono questi concorsi? In epoca di crisi, quando i teatri e le associazioni musicali rischiano di chiudere e di limitare molto la propria attività, come mai invece i concorsi aumentano? Servono più a chi li organizza, o a chi vi partecipa? E, dopo l'insegnamento del canto, la cui crisi è senza dubbio da ascrivere come primo punto della decadenza del canto in Italia e nel mondo, non è anche questo genere di manifestazioni da additare quale causa, che dovrebbe essere pesantemente riveduta? Ma qui il mezzo per poter far cambiare qualcosa penso ci sia: non partecipare!!

lunedì, maggio 16, 2011

A che servono i vocalizzi

Durante una lezione è emerso un dubbio che reputo sacrosanto, e che effettivamente non è mai stato affrontato in nessuno scritto. Si chiede: ma a lezione si impara a fare le "A", le "E, le "I" e via dicendo, e poi si applicano al canto?
NO! Lo scopo degli esercizi, e nella fattispecie dei vocalizzi, non è questo. Lo scopo unico degli esercizi è quello di disciplinare il fiato e la relazione con gli altri apparati. I tipi di esercizio sono innumerevoli e ognuno ha una specifica prerogativa che serve allo scopo. Può essere vero che cantando una determinata vocale non viene bene, o non viene bene in determinati punti, e si torni all'esercizio per risolvere quel problema, ma il canto è ben più che una "somma" di vocalizzi, ed è bene tenersi a distanza da simili pensieri.

mercoledì, maggio 11, 2011

Gola aperta 2

Alcune altre considerazioni sulla tematica della gola aperta.
Le situazioni in cui la gola può stringersi sono numerose: ad esempio nella pronuncia della I e della E, soprattutto é stretta, il sollevamento della lingua, se non accompagnato da adeguato rilassamento può indurre il dorso della lingua a creare una sorta di "tampone" nella parte retrobuccale che ostacola anche fortemente l'emissione. Questo a rigore non è "gola stretta", ma il rimedio spesso è lo stesso, cioè indurre l'allievo a tenere largo. La tematica della gola aperta è particolarmente presente nella scuola dell'affondo; in questa tecnica l'allievo viene indotto a pensare tutto premuto verso il basso. Non si può negare che qualche risultato positivo possa esserci, perché in questa azione la lingua, la laringe e la gola stessa vengono particolarmente dilatati e anche l'appoggio può essere favorito. Per contro l'azione è forzata e il risultato non è frutto di un'educazione e di uno sviluppo adeguato del fiato ma è indotto da un'azione artificiale, pertanto l'effetto sonoro può essere quello di una sonorità molto intensa, ma con forte carattere di gutturalità e scarsissime possibilità di controllo espressivo. Il problema più grosso, però, consiste nella incompatibilità di moltissimi soggetti con un meccanismo del genere; in poche parole, la tecnica può dare risultati interessanti ma in pochissimi soggetti, mentre per moltissimi altri si apre una fase gravemente fallimentare, che può portare anche a patologie se insegnata con pressapochismo.
Tornando al tema chiave: perché molti insegnanti insistono con la necessità di aprire la gola? Qui sta un'altra chiave di tutta l'attuale decadenza del canto. E' opinione diffusa che dando più spazio in gola si otterrà maggiore potenza e soprattutto "CORPO" vocale. E' quello che in altri post ho definito "gonfiare" il suono. E' un vero cancro della vocalità. L'idea che espandendo il suono all'interno della cavità oro-faringea si possa ottenere un suono liricamente più importante è un'idea fissa di molti insegnanti che ritengono che in questo modo la voce acquisisca quegli armonici e quelle risonanze che costituiscono il "corpo" del suono. L'unica cosa che avviene effettivamente è uno scurimento del suono, perché il mantenimento di uno spazio sempre ampio internamente produrrà anche un suono costantemente più scuro. E' anche vero che questo causerà maggiore facilità di appoggio, ma a costo di uno sforzo fisico notevole, e quanto già detto sopra. C'è un'altra questione: il fatto di creare uno spazio interno, che oltre che creato fisicamente richiede un pensiero, una volontà, quanto incide in termini di suono "avanti" o "indietro", ovvero di proiezione e espansione esterna del suono? E' abbastanza facile intuire che questo metodo, segnatamente l'affondo, potrà dare l'impressione di un suono più potente, intenso, ricco, e non si può negare che l'esasperazione dell'appoggio produca una proiezione che, se saputa (o potuta) indirizzare, può compensare almeno in parte il "freno" causato dal pensare, e fare, il suono internamente, ma in conclusione, anche volendo vedere gli aspetti più positivi di una tecnica che induce la gola aperta, noi avremo che: la tecnica richiede un impegno fisico notevole, non da tutti sopportabile, impedisce un utilizzo espressivo della voce, che sarà sempre volta alla declamazione e al forte; per contro la disciplina del belcanto potrà produrre un risultato fonicamente analogo, quanto a intensità, ricchezza, volume, ma con tutte le sfumature di colore, dinamica, rapidità di emissione (agilità, che con l'altro sistema risulta assai più difficile) e articolazione possibili, con maggiore facilità, da parte di chiunque studi seriamente (e non solo di pochi che "ce la fanno"), e con possibilità di espansione e diffusione del suono nell'ambiente non dovute solo alla potenza (che è nuovamente condizione esclusiva di un numero limitato di studenti), ma alla disciplina.

martedì, maggio 10, 2011

La gola aperta

Prendendo spunto da una "lezione", che circola su Facebook da parte di un assai presunto "maestro" di canto, a cui cerco di non partecipare per non farmi coinvolgere in discussioni che ormai reputo oziose - inutili e dannose al sistema nervoso - faccio qualche osservazione. Forse è bene precisare che non mi sottraggo ai confronti, sono ampiamente disponibile, però ritengo che ci debbano essere alcuni requisiti, e non penso che Facebook possa offrirli, non più di tanto, perlomeno. Comunque faccio qui il mio intervento, poi si vedrà.
Il m° Antonietti citava spesso una frase del suo M° Giuseppe Giorgi: "tutti credono di aprire la gola, e nessuno ce l'ha aperta!". Sulla base della mia ormai non più breve esperienza, sia personale che con allievi, devo dire, manco ce ne fosse bisogno, che i miei maestri avevano ragioni da vendere. Il mio primo insegnante fin dalle prime lezioni mi esortò ad aprire la gola, e l'ho sentito ripetere all'infinito da molti altri. Non potrò mai dimenticare le sensazioni di dilatazione muscolare faringea che ho provato per anni, ottenendo risultati mediocri. Oggi mi accorgo subito quando un allievo o un cantante induce una dilatazione volontaria della gola, e me ne accorgo perché non c'è, nel suono, alcuna naturalezza, alcuna morbidezza, c'è una "deformazione" di base che parte da un elemento fisico, il faringe, ma si ripercuote sul suono, e non in positivo.
Partiamo da capo: la gola deve stare aperta? Cioè esattamente cosa si vuol raggiungere con l'affermazione che si deve aprire la gola? In realtà il problema è esattamente opposto; quando si parla normalmente la gola sta naturalmente aperta. Il difetto nasce quando si vuol dare al suono maggiore intensità, ovvero quando si vuol raggiungere zone della gamma scarsamente usate nella vita di relazione, e segnatamente la zona acuta. Durante un canto che vuol essere più forte, intenso, e che vuole raggiungere tessiture più acute, ci troviamo con la gola che si stringe, che ci "strozza". Quindi il fulcro della questione non è aprire la gola, ma evitare che si stringa. Ma perché la gola si dovrebbe stringere? Questa è la questione chiave, che, manco a dirlo, è dovuta al fiato, o meglio alla relazione fiato-diaframma. Per dare maggior intensità al suono, ovvero per andare in zona acuta (ma anche in zona grave), c'è necessità di maggior pressione. Questa maggior pressione può essere indotta solo dall'appoggio diaframmatico. Dunque, quando una persona, per doti personali, è in grado di fornire naturalmente un maggior apporto pressorio al fiato (e lo si fa senza pensarci), la voce svilupperà tranquillamente, con un maggior impegno fisico escludente gola e dintorni, estensione e potenza, con tutte le clausole già affermate in altri post sulla coscienza vocale, la naturalezza del canto, ecc., che deve sempre fare i conti con l'istinto. I tantissimi che questa dote non hanno per niente o solo in parte, dovranno svilupparla. Allora mi chiedo: ha senso aprire la gola se non c'è l'appoggio necessario?
Facciamo un paragone: io ho un impianto idrico di irrigazione, e ho un pozzo con una pompa che esercita una determinata pressione e un tubo di gomma con un certo diametro. Mi accorgo che non arrivo a innaffiare tutto il prato: cosa faccio? Compro un tubo con un diametro più grande? Qualcuno pensa che in questo modo arriverò a innaffiare tutto il prato? Può darsi che sia ANCHE necessario, ma certamente la prima soluzione che adotterò sarà quella di aumentare la potenza del motore. Nel canto la situazione è analoga ma con minori problemi tecnici; dato che la Natura in genere sa quel che fa, il nostro apparato respiratorio è costruito già con efficaci rapporti e con adeguate proprietà elasto-plastiche e di mobilità. Dunque se, con adeguata disciplina, sono in grado di sviluppare maggiore energia da parte del diaframma, con sviluppo dell'appoggio, e NON vado a interagire con la muscolatura faringea tentando di ottenere artificialmente un risultato, la potenza irrogata dal mio diaframma, allorquando la mia gola sarà rilassata, amplierà queste forme, dando la giusta ampiezza, relativa all'altezza, al colore, all'intensità desiderate. E' sempre la solita storia, chi la capisce ormai avrà chiaro in testa che non è MAI forzando, facendo, inducendo, ecc. che si può ottenere un risultato esemplare, ma mettendo in condizioni il nostro strumento di operare in libertà.