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lunedì, marzo 29, 2021

Della posizione

 E' opinione diffusa che lo sviluppo vocale di un cantante (ma la cosa invade anche il mondo di attori, presentatori, ecc.) sia fondamentalmente una questione di posizione del suono, vale a dire che l'educazione della voce consista sostanzialmente nell'alzare, proprio fisicamente, il piano della voce, da uno basso, che riguarderebbe la voce incolta, a uno più alto. Più alto è questo piano, più la voce sarebbe valida. Quest'ultimo assunto di per sè è corretto. Le grandi voci è assolutamente vero che ci appaiono "volare", scivolare sopra le teste degli ascoltatori. L'errore sta nel ritenere che sia la volontà di alzare il piano vocale a determinare la didattica. Rachele Maragliano Mori nel celebra libro "coscienza della voce", in un primo capitolo affronta il tema "imposto" riferendosi al termine francese "placement", che lei traduce con "mettere" a posto, ed è corretto, ma secondo me richiama più "piazzare", "collocare", o, per l'appunto, "posizionare". E' una suggestione sicuramente avvincente, ma detta così non indica la vera strada per conquistare l'arte vocale, cioè non si deve confondere l'obiettivo con la strada per raggiungerlo. E' indispensabile sempre far riferimento allo sviluppo o evoluzione respiratoria e al fatto che per innescarla e promuoverla occorre un approfondito e maniacale lavoro sulla parola. Invece essa è posta a lato, spesso dimenticata o sminuita. E' assolutamente e unicamente una modifica dell'alimentazione aerea a modificare il percorso della colonna aero-sonora. Modificarla solo con la forza del pensiero non è che non porti a dei risultati, ma difettosi, e non poco. Se si alza il piano sonoro senza che sia stata compiuta una profonda modifica del fiato, cioè del "motore", dell'esponente fondamentale di questo sviluppo, significa che la modifica avviene a carico delle muscolatura superiore dell'apparato, cioè fondamentalmente del faringe e dei tessuti viciniori. Significa anche alzare tutta la colonna d'aria con conseguenza perdita, almeno parziale, dell'appoggio, che poi gli insegnanti tentano di contrastare facendo premere verso il basso per riappoggiare, ma è un gioco al massacro, che si conclude poi con voci che possono anche dare l'idea di essere alte, ma sono fondamentalmente indietro, ingolate, offuscate e destinate a non durare. Qualche giorno fa in una famigerata, oltre che celebre, trasmissione radiofonica dedicata all'opera, è stata fatta sentire una celebratissima cantante nei primi anni di carriera, svolta perlopiù come soprano lirico anche con sconfinamenti sul drammatico, in una pagina virtuosistica dalla Cecchina di Piccinni, dove indubbiamente mostrava ottime caratteristiche, e per la quale i commentatori hanno speso grandi lodi per la "voce alta". Benissimo, però come spiegano che questa cantante abbia avuto un rapido declino e sia finita in un baratro inascoltabile? E' evidente che le voci belle e bellissime, specie se tali fin dalla nascita, quindi con poco studio specifico per l'evoluzione e la stabilizzazione del fiato vocale, possono far impazzire i melomani, anche per indubbie doti musicali e teatrali, sempre che non si ponga la voce come elemento fondamentale dell'arte lirica-operistica o classica, dove allora la longevità è un carattere fondamentale. Si parla, a sproposito, di tecnica vocale. La tecnica, come ho già ripetuto molte volte, è un procedimento che si svolge più che altro con meccanismi e invenzioni esterne all'uomo, come gli strumenti musicali. Si può applicare all'uomo quando egli si misura con procedimenti molto ripetitivi, quindi, appunto, meccanici, che deve imparare a memoria e reiterare. Negli sport ci sono tecniche, ad es., lo strumentista, il ballerino... ecc. Nel canto è prevista anche una fase tecnica, che riguarda la vocalizzazione, cioè l'eseguire delle figurazioni musicali, come un vocalizzo o una cadenza, o anche il canto stesso quando è associato a una scrittura particolarmente complessa. Allora distinguiamo la tecnica, che è il modo di eseguire la scrittura musicale, dall'imposto, o disciplina vocale, che è l'arte vocale tout cour, cioè l'elevamento della voce a perfetto strumento musicale CON TESTO, da non confondere con tutti gli altri strumenti musicali che non sono in grado di emettere fonemi. Quindi se si può dire che J. Sutherland avesse una buona tecnica, possiamo dire di sì, utilizzando un'accezione strumentale, ma dobbiamo dire no se intendiamo, come la maggior parte delle persone OGGI ritiene, una valida emissione. Il fatto che la pronuncia fosse quasi assente, è il chiaro segnale di una posizione del suono imperfetta, carente. Quindi è giusto lodare le voci alte, a patto che abbiano realmente disciplinato il fiato a perfetta alimentazione vocale, grazie all'elevamento della parola.

domenica, marzo 21, 2021

Quale lingua?

 Molte persone, anche musicisti, definiscono la musica un linguaggio. Se da un lato non c'è dubbio che la musica necessita di linguaggi per la sua esportabilità e riproducibilità, nonché per il suo apprendimento, ciò non significa che essa sia questo. Il linguaggio che ci è più familiare è la lingua parlata. Qual è la caratteristica saliente di una lingua? il fatto di essere "viva", vale a dire che risente del fatto che l'attività umana compie continui mutamenti, che poi hanno conseguenze sulla psicologia, sulla socialità, ecc., e dunque sulla lingua stessa che muta nel tempo. Si potrà dire che esiste una lingua "ufficiale" e una lingua parlata, ma sappiamo bene che anche la lingua più accademica si adegua e accoglie di continuo nuovi termini e nuovi frasari. Questo possiamo dire che accada anche nel linguaggio musicale, dove il modo di scrivere, di apprendere e di analizzare la musica hanno continui aggiornamenti. I manuali di solfeggio, di armonia, di analisi, ecc. dell'800, del primo o del secondo 900 e del nuovo millennio, pur avendo aspetti comuni e anche uguali, differiscono sempre, anche quando raccontano una stessa pagina musicale o uno stesso argomento. La musica è cosa ben più grande di un linguaggio. Se riducessimo la musica a un linguaggio, sarebbe come ingabbiarla in una corazza rigida e stretta. Per fortuna è qualcosa di ben più ampio e libero. Il musicista deve apprendere i vari linguaggi della musica, sì, ma per poi liberarsene! Se essi possono mutare, non così è per la Musica in quanto tale, che poggia sulla base della struttura antropologica umana nonché sul rapporto tra l'uomo e l'universo. Modifiche ed evoluzioni sono cambiamenti così lenti da apparire inavvertibili. Dunque evitiamo di etichettare l'arte e costringerla entro maglie che non si merita.

Il linguaggio è un codice artificiale che viene creato all'interno di una comunità per innescare processi comunicativi. Appunto perché non nasce da processi interni all'uomo, ma da convenzioni tra uomini, le sue regole, sintassi, nomenclature, ecc., varia da zona a zona. Può variare molto a grandi distanze, ma piccole (ma anche non piccolissime) variazioni si possono avvertire anche a brevi distanze. Cosicché noi oggi nel mondo possiamo contare su decine, centinaia e forse anche migliaia di lingue, e solo alcune si basano su medesimi criteri strutturali. E' vero che anche nella musica, parlando di linguaggi, possiamo scorgere molti idiomi differenti: musica leggera, classica, jazz, popolare, araba, cinese, da ballo, ecc. ecc., Ma, e qui sta il bello, tutti gli elementi costitutivi restano sempre gli stessi, suoni, altezze, ritmi, melodie, armonie. Ciascun tipo di musica che ho elencato poc'anzi, per quanto diverso possa essere lo stile, si basa sempre e unicamente su quei parametri, con cui si possono intessere diversi linguaggi, ma sono elementi oggettivi e immutabili, non soggetti a variazioni temporali o spaziali. Una frequenza, un ritmo, un intervallo, un accordo, sono uguali ovunque e per tutti, anche se possono essere vissuti diversamente. Ecco perché la musica, di per sé, non è un linguaggio. 

venerdì, marzo 12, 2021

Anche questo forse è meglio saltarlo...!

 Placido Domingo canta ancora in teatro a 80 anni. Dunque dobbiamo ritenere che la sua vocalità sia eccellente, un esempio da seguire e da assumere come modello? il soprano Joan Sutherland è ritenuta da molti "inarrivabile", nonostante non si capisca un accidente del testo delle opere che ha cantato. Dobbiamo comunque ritenerla un modello? Per contro Di Stefano, che recitava il testo come pochi, a trent'anni era già in declino. Dobbiamo quindi ritenere la parola, la dizione controproducente e da tenere lontana? Oggi spopola un tenore, che non citerò, che più ingolato non si può. Ma questo è ritenuto un notevole artista, e non è l'unico che viaggi ai vertici delle classifiche di gradimento nonostante noi si avanzino notevoli riserve sul loro modo di porgere la voce. Giacomini ha fatto una lunga carriera, utilizzando, almeno da un certo momento, il cosiddetto metodo dell'affondo, da molti (compresi noi) ritenuto pessimo. Quindi sbagliamo noi, e quella è la strada da seguire? Allora si potrebbe ridurre tutta la cosa alle opinioni personali (ma anche autorevoli) di alcuni (magari... i critici) che fanno opinione. Ho incontrato spesso autentici fanatici di cantanti che non ritengo degni di cantare in teatri di prima grandezza. Su questo però bisogna fare un po' di chiarezza. Ci sono cantanti di grande intelligenza e magari di notevole musicalità. La Sutherland e la Horne hanno dominato un'epoca; ho sempre avanzato riserve sulla loro vocalità, però non posso non riconoscere loro notevoli doti musicali e teatrali, al punto di aver lasciato un segno importante nella storia perlomeno dello stile esecutivo in particolare di alcuni autori. Anche Domingo, la cui vocalità secondo me è sempre stata discutibile, è senza dubbio un musicista che sa calarsi come pochi nei personaggi che esegue. Poi se dovessi entrare più a fondo nella definizione di "musicista", avrei altre riserve anche su quanti ho citato, però è giusto riconoscere perlomeno una notevole predisposizione, così come nelle doti vocali. Senz'altro poi bisogna dire che tanti cantanti sono da indicare come seri professionisti e lavoratori. Non si rimane in certe posizioni di gradimento, in questo genere musicale, senza uno studio continuo. 

Perché faccio questo discorso? Beh, per tanti motivi. C'è da chiedersi perché studiare in un certo modo, se poi i modelli sono altri. A chi interessa avere come riferimento Schipa, Basiola, la Toti o Pinza, se i tromboni che strombazzano dicono che ... sì, sì, però oggi si canta meglio (sentito dire con le mie orecchie pochi giorni fa). Ma che anche la Tebaldi... beh (anche questo udito in diretta); volete mettere i soprani odierni? Io non li metto. Nel migliore dei casi sento "buoni" soprani, magari più preparati stilisticamente e più rigorosi musicalmente (il che non vuol dire più musicali). 

Su cosa si basano la valutazione e le scelte? Sensazioni perlopiù personali. Si analizzano dei dati ma secondo valori personali, senza avere realmente cognizione di causa. In altri casi ci si affida a maestri, o presunti tali, e si seguono ciecamente le indicazioni. Ma tra le due cose c'è un divario notevole! Cioè, mi rendo conto che le stesse persone che seguono con molta attenzione, scrupolo e buon senso determinati insegnamenti, fanno scelte poi meno sensate e condivisibili in altri campi. Quello che ci tengo a dire, e che ho accennato nel post precedente, è che una Scuola che vuole porsi in un determinato contesto artistico e storico, deve avere un osservatorio possibilmente unificato sullo stile di vita. Se no, e ritorno da capo, perché ci si interessa e si sceglie una scuola come questa? Non ci sono motivazioni "utilitaristiche", semmai il cammino sarà più irto, perché qui non seguiamo i modelli strombazzati o in testa alle classifiche. Dunque la motivazione è che si è attratti da un modello di approccio più autentico, umano e vero. Beh, certo, la parola che può piacere e far paura al tempo stesso è sempre quella: la verità. La verità piace, ma desta reazioni violente. Però se ci si avvicina, magari con cautela, e prima si tengono le mani avanti per non cadere, ma poi si tocca con mano che ... sì, forse c'è la possibilità che il percorso sia improntato alla conquista di una verità oggettiva, questo supera altre possibili scelte, più utili e più pratiche, forse. Però bisogna rendersi conto che se la scuola è realmente di questo tipo, non è limitata a un settore pratico e non divide, non separa il sapere, la conoscenza. Quindi, cari amici che seguite questo blog, che siate o meno anche allievi, dovete mettervi nella condizione di non rimanere incollati solo al fattore voce e canto, ma dovete considerare che i fattori voce e canto sono parte di un tutto, e sono percorribili e fruibili a livello perfezionistico se colti nell'ambito di questa unità. La salute umana è oggidì legata a una medicina fortemente parcellizzata; di contro esiste una visione della salute olistica, che non vede gli organi e le diverse parti del corpo come elementi separati e da curare individualmente, ma come parti del tutto, dove sempre il tutto è da considerare e mantenere in salute, per l'efficace mantenimento anche delle diverse e singole parti. Quindi interessarsi di canto... non basta! Ci vuole un'apertura di visuale e di condivisione molto maggiori di quelle comuni. Bisogna un po' rifarsi a uno stile della Magna Grecia o del Rinascimento italiano, dove la ricerca unitaria era realmente l'obiettivo. Sento parlare spesso di "nuovo rinascimento" (lo scrivo minuscolo, in questo caso, per ovvie ragioni); ma cosa intendono? Oggi siamo lontani come non mai da certo stile di vita. Ci lasciamo convincere e turlupinare da messaggi di ogni tipo e crediamo a qualunque cosa, pur sempre assicurando (a noi stessi), di essere impermeabili ai mass media. Oggi tutti sanno tutto di tutto. E non si è mai discusso e litigato quanto oggi. Perché ognuno sente qualcosa e si convince che quello sia vero, e lo propugna fino alla morte! Ovviamente contro tutti gli altri che hanno sentito altro e propugnano altro, anche loro fino alla morte. Quindi regna il caos assoluto. E allora torniamo con il nostro maestro Antonietti: "il cerchio chiuso è silenzio. Chi ha chiuso il cerchio, tace, perché sa che è loquace sol colui che ancor non ha capito". Meditate, gente, meditate. 

sabato, marzo 06, 2021

Meglio se non leggete...

 Se leggete questo post è perché alla fine avrò deciso di pubblicarlo, nonostante la forte ritrosia, per diversi motivi, che capirete. 

Siamo a un anno dall'inizio della pandemia di corona virus. Non mi sono mai espresso su tutta la vicenda, nè verbalmente nè per iscritto, salvo qualche battuta qua e là. Ho sempre trovato irritanti i negazionisti e i complottisti; non ho alcun dubbio che negli ospedali, e a anche nelle case, molto gente è stata male (e il fenomeno continua) ed è morta. Certo c'era (oggi molto meno) una questione politica, per cui non si dice ciò che è ma ciò che conviene dire. Appena iniziarono le chiusure, iniziò anche la lamentela della "schiavitù". Moltissime persone, anche con metodi decisamente insani (cortei e raduni di piazza), additarono varie istituzioni, a partire dal Governo, che il virus non esisteva, o se anche esisteva era stato fabbricato, o in ogni modo che il virus era un pretesto per sottometterci e creare una sorta di dittatura. Questo, in una certa percentuale, al di là delle correnti politiche. Cioè è un sentimento, magari sottile, ma diffuso. Ieri una persona che conosco, ha pubblicato su fb, per l'appunto, un'arringa di un tizio, che non so chi sia, ma che con toni spettacolari se la prende con le persone perché si lasciano impunemente calpestare e soggiogare senza protestare. Non ho visto tutto il filmato, perché irritante. In ogni modo vorrei dire: ma scendi dalla luna? Cioè arrivi adesso a dire che siamo calpestati, come se: 1) la cosa nascesse solo oggi col pretesto del Covid; 2) tu stesso non fossi soggetto alla stessa situazione.

Credo che se non tutti, gran parte della popolazione di più di mezzo mondo sappia che viviamo in una situazione in cui chi comanda non sono certo le popolazioni. C'è una ristretta enclave di ricchissimi e, agganciate a questa, le multinazionali, o lobbie, e qualche associazione semisegreta, che però dubito che conti realmente molto, fa più da specchietto per le allodole. Ma questo conta poco; il fatto è che ci sono, eccome, i poteri forti, che riescono a tenerci in una determinata condizione (questo a partire da situazioni di semilegalità, tipo la BCE e la stessa Unione Europea, ben lungi dall'essere un organismo democratico). E fin qui non dico niente di nuovo, ma la situazione di studio e approfondimento nel quale mi sono lentamente calato, mi mostra che il modello nel quale ci ritroviamo, è stata sostanzialmente una scelta dell'umanità, ovvero del suo peggiore lato istintivo: la pigrizia, del suo ego e della bramosia, in primo luogo, del denaro. 

Sapete qual è il settore realmente originario di questo mondo decadente e decaduto? E' l'alimentazione. L'alimentazione è un bisogno primario, dunque gira tutto attorno ad essa. E se si coniuga alimentazione-soldi, tutto si spiega.

Poniamo che esista un'alimentazione sana, che preserva dalle malattie e costi relativamente poco. Ovviamente ... qui prodest? A chi giova? A nessuno. Dunque non va bene, per cui (e questo non da oggi, ma da Secoli, in modo progressivamente crescente), si è sempre cercato e spinto verso un'alimentazione che facesse guadagnare di più e ammalare di più. Oggi ci si lamenta delle grandi lobbie farmaceutiche. Ma se esse esistono è perché ci si ammala, e ci si ammala perché si mangia non male, ma malissimo. Questo lo sappiamo più o meno tutti (sarebbe un po' troppo grosso se si celasse totalmente il fenomeno, ma è più conveniente sottostimarlo), ma le proporzioni del fenomeno sono gigantesche e siamo coinvolti tutti. Da ormai decenni mi chiedo: ma queste associazioni per la ricerca contro il cancro (tanto per dirne una), che diavolo hanno combinato fino a oggi? Sono ormai istituzioni storiche, ma attorno a me continuo a vedere tanta gente che muore di tumore, nonostante esami e cure (presunte). Una megastruttura dove circolano miliardi. Qual è l'ultima cosa che si possono augurare non solo i vertici di queste istituzioni, ma tutte le migliaia di persone che ci vivono all'ombra? Che si trovi una cura definitiva. Un castello che crollerebbe miseramente. Ma state tranquilli, la cura non si troverà. Non si troverà, perché era già stata trovata almeno 40 o più anni fa, e produsse anche un premio Nobel. In realtà la "non" cura, perché il cancro non si può curare, cioè la manifestazione di questo male. La cura consiste nel non farselo venire, il che riguarda l'alimentazione. E infatti sono molti a dire questo, ma tengono tutto in una sorta di caos e di sospensione per non arrivare a dirci la verità. Questo è cancerogeno, quest'altro pure... tutto è cancerogeno, quindi niente lo è! La gente si rassegna a mangiare di tutto sperando che ... se la cavi. Poi ci sono medicine e operazioni che FORSE ci salveranno. E intanto ogni giorno gli ambulatori di ospedali e cliniche si riempiono più dei supermercati con gente che fa quotidianamente.... la spesa? no, esami, visite e operazioni. Ma al supermercato (che è l'altra faccia della medaglia), voi sentite le persone che si incontrano e scambiano qualche parola su...? come stanno, che visite, che esami, che malattie hanno fatto, che cure, che medicinali, che guai stanno passando. Però è già stata raggiunta una perfezione nell'inganno generale. Si parla dell'ambiente e del possibile traguardo del "non ritorno" nei guasti climatici. Beh, in un certo senso dal punto di vista alimentare-salutistico ci siamo già arrivati da un bel pezzo. La perfezione consiste nel creare nella società delle condizioni per cui risulta quasi impossibile, anche per i singoli, un ritorno indietro e un imbocco di una strada corretta. 

Fin dall'antichità i grandi saggi si erano occupati di alimentazione e malattie e avevano intuito benissimo, pur senza avere cognizioni scientifiche (e siamo sempre lì...) determinati legami e soluzioni. L'alimentazione umana non è carnivora, ma fruttariana e vegetariana. Può sembrare cosa da poco. La gente mangia carne da secoli e non avverte, nell'immediato, alcuna conseguenza negativa. In realtà gran parte dei mali derivano da questo, ma c'è di peggio! L'uomo da secoli si nutre di latte vaccino. E' considerato un toccasana, addirittura un rimedio per qualche malattia... e invece, specie se non crudo (che è sconsigliato..:!!)  ha conseguenze uguali se non peggiori della carne. Vi siete mai domandati come mai il più popolare medico antitumorale italiano (Veronesi) sia vegeteriano? Come mai le grandi menti filosofiche di ogni tempo hanno scelto la via naturale e anticarnivora? Beh, naturalmente c'è anche una mica indifferente questione morale! Siamo anticaccia e antipellicce, ma la spaventosa (SPAVENTOSA) condizione della filiera carnivora la teniamo ben nascosta nella coscienza. Non ne scriverò, perché è un argomento che mi fa talmente male da non poterne neanche accennare. Sapete tutti tutto, senza che ne parli. Ma la coscienza viene messa a tacere. Ma fosse "solo" questo... se la carne fosse un alimento del tutto indispensabile, senza il quale avremmo problemi... beh, in qualche modo (certo non quello applicato) potremmo ancora capirlo, ma il fatto è che le cose stanno esattamente all'opposto!!! Cioè c'è un mercato mondiale di commercio e distribuzione della carne (e, pure peggio, degli insaccati), del latte e dei latticini, che ci porta diritto agli ospedali, che, come dicevo, è l'altra faccia della medaglia. L'intestino umano non ha nulla a che vedere con quello dei carnivori, è lungo molto ma molto di più, come quello degli erbivori. Senza contare che i carnivori mangiano la carne viva, non quella morta e in via di putrefazione. Il latte vaccino serve a crescere i vitellini, animali molto più grandi dell'uomo, e che devono svilupparsi in un tempo breve. Quindi ha in sé sostanze esageratamente più ricche del latte materno, adatto all'uomo. Come non bastasse, noi lo bolliamo o riscaldiamo (pastorizzazione), così le sostanze valide o si perdono o mutano, diventando tossiche. E nei latticini le cose peggiorano. Come se non bastassero carne, latte e latticini, siamo diventati dipendenti da sale e zucchero, che sono droghe altamente nocive. Ma oggi provate a togliere ai ragazzi (dico ragazzi, ma intendo... tutti) patatine fritte (l'olio riscaldato, specie più volte, è tossicissimo; lo sanno tutti, ma nessuno ne vuole fare a meno... eh, dai, vuoi mica toglierti questo piacere...), e ogni genere di porcheria iperzuccherata o ipersalata. Non si contano più nelle città i nuovi distributori di... morte, potremmo dire, morte prima di tutto di poveri animali innocenti, poi anche di persone, che arrostiscono, friggono, bollono a tutto spiano (senza contare tutto ciò che viene buttato via senza riguardi). L'invenzione del fuoco è stata sostanzialmente la prima "fregatura" per l'uomo, perché scoprì che cuocendo la carne, diversamente ben poco appetibile, migliorava. Da lì è partita la furia culinaria! Cuocere tutto, senza sapere, allora, che la cottura rovina! In natura non esiste, gli animali non possono cucinare niente. Uno dice: sì, ma l'uomo, essendo intelligente ha scoperto e messo a punto anche qualcosa di più raffinato. Un cavolo! Gli apparati digestivi non sono pressoché mai mutati in milioni di anni! Funziona in un determinato modo, e non è cambiando abitudini alimentari innate che lo faremo cambiare, specie se queste abitudini portano a danni. 

Nel mondo ci sono da sempre medici, scienziati, ricercatori, religiosi, filosofi e volontari che conoscono questa semplice verità! L'uomo dovrebbe solo cibarsi di frutta, verdura preferibilmente cruda quindi poco cotta. Fine. Tutto il resto dovrebbe essere limitato a eccezioni. Invece non paghi ci siamo rivolti anche al fumo e alle droghe, zuccheriamo (anche con edulcorati palesemente cancerogeni) e saliamo a più non posso. Tutto poi si riduce alla tendente acidificazione del sangue. La carne e tutto il resto hanno la malsana tendenza acidificante, che il corpo non può consentire, perché noi abbiamo un funzionamento alcalino, e se si acidificasse il sangue, moriremmo. Ma, per nostra fortuna, che però in un certo senso è anche una sfortuna, il nostro corpo ha i sistemi di prevenzione, e li mette in funzione. Se si trattasse di una tantum, ce la caveremmo bene, ma siccome siamo cronici, il nostro sistema difensivo per proteggersi mette in campo numerose strategie, che in parte ci aiutano, ma dai e dai alla fine producono danni. 

Ciò che volevo dire, però, non è questa lezioncina, che chiunque voglia può trovare oggigiorno. Richiamandomi alla parte iniziale, voglio dire: provate voi a dire alle persone che conoscete: guarda che la carne e il latte, nonché lo zucchero, il caffè, il sale, i formaggi, fanno malissimo e se vuoi stare in salute devi cibarti prevalentemente di frutta e verdura preferibilmente cruda. Sapete cosa succede, vero? Ecco, questa è la dittatura e la schiavitù che ci siamo imposti, e non è colpa dei massoni, dei superricchi, della bce o di altre lobbie. Loro hanno solo cavalcato l'onda e sfruttato al meglio la tendenza istintiva dell'uomo; pigrizia, incoscienza, immoralità. Oggi uno che mangia sano, fuori da casa propria, dove va? Forse, cercando, qua e là qualche locale ad hoc lo trova, ma intanto bisogna vedere... con chi! Poi ogni volta che qualcuno vi invita (e parliamo solo di cosette alla buona, ma pensate a matrimoni, comunioni, ecc.), con menu che può dannosi non potrebbero essere... voi che fate? Ecco, dunque a che ci siamo ridotti.

Ora, uno dice: ma perché scrivi tutto ciò in un blog sul canto? Che c'entra?

Beh, per intanto questa scuola di canto non è una scuola qualunque; qui non stiamo nella scia del meccanicismo che impera, siamo decisamente in contrapposizione al 99% dell'insegnamento e dell'estetica vocale odierna. Come sa chiunque abbia un po' frequentato la scuola o anche solo letto un po' di questo blog, sa che c'è una gnoseologia di fondo, diciamo una filosofia, per semplicità. La qual cosa vuol dire che non abbiamo solo un interesse univoco e un po' "arido" nei confronti del canto, della lirica, della vocalità. Così come riteniamo fortemente errata la propensione medica a "dividere" tutto, fino agli specialisti del dito della mano (un paradosso ma non tanto), puntando invece a una sana medicina verso l'olismo, cioè il vedere sempre l'unità organica, la nostra conoscenza musicale e vocale punta all'UNO. Uno, non solo della voce, ma intanto voce, musica, testo, quindi cultura musicale, cultura letteraria e teatrale, scienze, arti... ecc. Così come le note non hanno senso se prese individualmente o a piccoli gruppi, anche il canto, seppur in una visuale artistica, non ha senso individualmente. Allora, come gli antichi atenei, come le botteghe d'arte del Rinascimento, o come dicono anche solo i proverbi (mens sana in corpore sano), possiamo noi pensare di fare buona musica, buon canto e buona vita se ci allontaniamo da principi basilari di salute e moralità. No, dunque sappiatevi regolare! Se avete letto... peggio per voi!

giovedì, marzo 04, 2021

Libertà e limiti

 La Musica, come ogni altra Arte, intesa nella sua più alta espressione, è manifestazione dello spirito. La voce, sempre intesa ad alto livello, è il mezzo più prossimo per consentirne la diffusione. La produzione artistica ha come finalità la comunicazione tra spiriti, ovvero la congiunzione tra essi e la possibilità di ritrovare l'unità di cui gli spiriti sono frammenti. Dunque l'Arte ha una valenza comunitaria e trascende la persona. Richiede libertà, perché la personalità "animale"" trattiene e limita la possibilità di manifestazione, essendo legata alla materialità fisica. Dunque, qual è la cosa necessaria per poter puntare a una reale conquista artistica? E' la rinuncia all'ego! L'ego, ovvero quel sentimento per cui prima di tutto veniamo noi, come singoli, viene il nostro successo, la nostra supremazia, i nostri privilegi, ecc. è il grande ostacolo da sbaragliare, da sopprimere. Non c'è l'io, ma il noi. Occorre aprire quella porta che consente al nostro spirito di superare le barriere fisiche (quelle "animali") e potersi congiungere con quelle di chi, libero nell'ascolto, nella percezione, può entrare nella coscienza universale e cogliere il messaggio. Quando si ascolta un brano musicale spesso, anche ingannato da letture e opinioni "musicologiche" fuorvianti, ci si sofferma sugli aspetti emotivi e suggestivi più immediati. Talvolta anche per colpa dei compositori stessi, che hanno posto delle scorciatoie illusorie ("le quattro stagioni", "quadri d'una esposizione", "la pastorale", "la Moldava" e altri numerosi poemi sinfonici, ecc.). Il messaggio in un certo qual senso è sempre lo stesso; è un richiamo all'amore (universale), all'unione, alla congiunzione spirituale, all'uguaglianza che sottostà all'apparenza materiale e fisica. Dunque, lo studio del canto, come di qualunque altra Arte con una volontà realmente artistica e non semplicemente di arrivare a un livello accettabile, ma con un proposito di perfezione, deve porsi in termini di verità, perseguendo l'abbattimento non solo delle barriere fisiche, ma soprattutto di quelle egoiche, per cui ogni richiamo da parte di un maestro è una "mazzata" e un tentativo e un aiuto a farci aprire la porta dello spirito, ma verso cui il nostro istinto e la nostra personalità lotta incessantemente e tenacemente per non cedere. Le espressioni che vedo quasi quotidianamente sui volti e sui corpi di tanti cantanti e di tanti allievi, non è l'espressione "vera" del vero IO di quel soggetto, ma è quella del suo EGO, che non si accontenta della SUA voce, che in realtà manco conosce, ma pretende quella che il suo ego gli suggerisce, cioè quella di una presunta Callas, di un presunto Del Monaco, di un presunto Bastianini, di un presunto Siepi, di una presunta Simionato, e così via. Frasi come "canta come parli", ammesso che riescano a entrare in testa nel loro più semplice significato, sono accolte come limone negli occhi! La semplicità, la apparente banalità, la quotidianità del parlato fanno scatenare l'ego che non tollera che questo possa conseguire i risultati del grande canto spettacolare. Per arrivare a quello, secondo lui, dobbiamo passare per strade complesse, per tortuose macchinazioni laringee, ventrali, diaframmatiche, nasali, palatali e via dicendo. Più si mettono di mezzo forze, movimenti, pressioni, lavori fisio-anatomici, più si accontenta quella parte di noi che coniuga canto e fatica. Ma non è che l'Arte non richieda profondi sacrifici, tutt'altro, solo che sono diversi, e passano esattamente dalla strada opposta, quella dell'ascolto di sé stessi, del rilassamento, della più incredibile semplicità e eliminazione di ogni artificio e costruzione; quella semplicità che permetterà alla nostra esigenza spirituale artistica di aprirsi a una fase evolutiva del nostro fiato che ci consentirà di cogliere i frutti più belli e maturi che il nostro spirito, nei limiti del nostro corpo, possa offrirci, ovvero il raggiungere la nostra perfezione. 

La Musica, come ogni altra Arte, non è definibile, e dunque è erroneo definirla un "linguaggio". Sarebbe misera cosa se la si riducesse a linguaggio. La Musica è straordinariamente alta e grande; è accessibile all'uomo, ma per ogni uomo rappresenta comunque un grande ostacolo poterla rendere trasmissibile. In teoria ogni musica dovrebbe essere una sorta di improvvisazione, dettata dal momento (hic et nunc). Fin dalle origini, però, e per varie motivazioni, si cercò il modo di fermare su un supporto duraturo qualche segno che, codificato e decodificato, consentisse ad altri di riprodurla altre volte. Non è l'unico motivo, ma senz'altro il più sentito. Si cominciò così a cercare il "linguaggio". Per la verità il fatto stesso di voler eternare un pensiero musicale, è di per sé una limitazione. Significa voler "imbottigliare" (o fotografare) qualcosa di gigantesco in uno spazio angusto. Però lo spirito, in soggetti che, per varie situazioni, riescono a lasciar fluire il pensiero profondo, riescono a scrivere, quasi in una situazione "sonnambulesca" grandi pensieri musicali codificandoli urgentemente con la notazione musicale e tutto il corredo adiacente. Dobbiamo però, sempre, ricordare che quella fase e quel prodotto è un compromesso, una necessità fisica che se troppo esaltata non porta a niente. Note, segni dinamici, segni agogici, che sono i mattoncini di base, già sono di per sé catene e lacci al vero flusso musicale. Figuriamoci tutto l'ampio ventaglio terminologico e regolistico che si è sviluppato ed evoluto nel tempo...! Da molto tempo infuria una diàtriba tra chi sostiene il cosiddetto tonalismo e chi invece vorrebbe l'applicazione di nuove regole, meno vincolanti o comunque diverse. Ciò di cui non si tiene conto, è che comunque l'uomo è soggetto a vincoli e limiti, pur comprendendo anche l'immensità. I limiti e i vincoli sono quelli del corpo e dei sensi, nonché delle leggi che ci regolano e ci governano. Il nostro cervello è strutturato in modo da avere degli "stop", laddove un eccesso di dati lo manderebbe in tilt. Ecco dunque che noi vediamo e sentiamo non tutto ciò che c'è, ma ciò che la Natura ha ritenuto che sia conveniente vedere e sentire; ciò che va oltre lo possiamo INTUIRE, ammesso che ci mettiamo nelle condizioni di lasciar fluire l'intuizione proveniente dal nostro spirito. Le dispute sui linguaggi musicali, sulle forme, sulle regole dell'armonia, del contrappunto, dello stesso solfeggio che "allieta" i principianti, sono tutte sciocchezze, in confronto alla grandezza della Musica; sarebbe come voler mettere un vestitino da bambini addosso a un corazziere! Per altro è una necessità legata alla nostra realtà umana-animalesca. Si può superare? Certo che sì, ma in tempi lunghissimi e avendo una predisposizione a superare quei limiti, il che vuol dire una sorta di follia che ci rende poco inclini alla socialità e al riconoscimento, se non in tempi lunghissimi. Dunque la necessità è sempre quella di seguire le orme dei maestri, lasciarci guidare da essi, con umiltà e dedizione, ma anche con la passione che ci sprona a trascendere quelle stesse regole e quei vincoli, tesi ad ascoltare la voce profonda del nostro spirito, o dei nostri pensieri meno superficiali.

Il discorso che ho scritto non ci allontana dall'arte del canto. Anche qui dobbiamo ricordarci che abbiamo dei vincoli, ma possiamo superarli, pur con limitazioni personali, fino a incontrare la verità, ovvero la perfezione, che sarà ovviamente legata alla nostra condizione umana, ma che sarà comunque espressione autenticamente libera della coscienza universale in cui potremo riconoscerci. La questione di fondo però è: è una scelta? Ho sempre più il sospetto che il M° Antonietti, trovata la verità e insegnatala per molto tempo, alla fine comprese che era tempo perso voler creare cantanti perfetti, in quanto - e questo lo scrisse - di cantanti (o artisti) perfetti ne può nascere uno ogni... secolo? millennio? Dunque fatica e tempo perso. Ciò nonostante non è che si debba per forza lasciar perdere. Si tratta piuttosto di mettere traguardi più ragionevoli e alla portata di molti. Il presunto perfezionista si manifesterà da solo, spinto dalla sua forza e volontà spirituale. Se sarà fortunato troverà il maestro che potrà portarlo a destinazione, oppure ci arriverà da solo, ma dovendo percorrere un calvario. In ogni modo ognuno è bene segua la strada che sente di dover percorrere, con passione e con giudizio.