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Visualizzazione post con etichetta la Carta del cantante. Mostra tutti i post
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lunedì, maggio 12, 2014

Ancora decaloghi

Con questo magari la smetto, eh! :)
  1. Non spingere! La spinta illude di fare tanta voce, ma crea un'infinità di difetti e rende molto meno di quanto ci si aspetti
  2. - Non cercare! La voce si sviluppa autonomamente facendo corretti esercizi, ovvero perfezionando le cose semplicissime da esercitare.Soprattutto non cercare gli acuti e una voce ideale
  3. - Non affondare! Premere verso il basso, all'indietro, sulla schiena, sulla pancia, sulla gola, sul velo palatino, ecc., non fanno che impedire la fluida e corretta emissione.
  4. - Non schiacciare! Pensare di premere il suono in avanti pensando di farlo uscire o di metterlo "avanti" è anch'essa un'azione deleteria, che non può dare i frutti sperati.
  5. - Non sbadigliare! Non inteso come stimolo naturale e indipendente, che non deve essere inibito, ma come ricerca di una cavità o un atteggiamento utile al canto. E' una stupidaggine!
  6. - Non "vomitare"! Id come sopra.
  7. - Non "impostare"! E' assurdo, illogico e profondamente deludente pensare di dare un particolare carattere (soprattutto "lirico") alla voce illudendo che questo possa servire a cantare.
  8. - Non oscurare! Il colore oscuro esiste e può essere utilizzato efficacemente nell'educazione vocale, ma deve comunque essere controllato e suggerito dall'insegnante quando ritenuto utile. Molti hanno l'idea (suggerita dai soliti ignoranti) che il canto lirico sia scuro per definizione, il che è profondamente errato!
  9. - Non "fondere" le vocali! L'idea di uniformare le vocali alla ricerca d'una ideale uniformità è esattamente la strada opposta alla verità. Più si pronunciano correttamente più il risultato sarà esemplare.
  10. - Non inspirare solo col naso! e inoltre non inspirare rumorosamente, non farlo troppo copiosamente se non ci sono lunghe frasi da sostenere, non "annegare" nell'aria, insomma.

  1. - Attacca ogni nota pulita! Non bisogna arrivare alla nota prendendola più bassa e poi trascinandola, anche di poco.
  2. - Non ribattere le vocali, se non è richiesto! Spesso la spinta del suono si manifesta con una sorta di ribattuto "iiiiii" "eeeee", ecc. L'unico punto di tensione, che andrà comunque eliminato, è la prima vocale pronunciata, dopodiché la vocale va solo alimentata, cioè non deve essere premuta o spinta. 
  3. - Stacca i suoni. Il vocalizzo legato è molto difficile perché in genere non viene ripetuta la vocale su ogni nota, ma la si pronuncia la prima volta dopodiché si trascinerà un suono ipotetico che non è più la vera vocale. Per sviluppare questa capacità è bene fare prima i suoni staccati sulle note dell'esercizio e poi ripetere legando (all'inizio su non più di due note) ottenendo il medesimo risultato. 
  4. - Utilizza la dinamica! Si pensa che la dinamica sia un gesto espressivo da riservare al canto. Non è così! E' fondamentale, invece, utilizzare spesso e volentieri le varie gamme dinamiche per educare il fiato e l'orecchio. Ad es: attaccare forte un suono e subito ridurlo al piano e anche al pianissimo! Viceversa, attaccare i suoni di un arpeggio in piano o pianissimo e quindi rinforzarli, senza esagerare. 
  5. - Abbi coraggio ma non incoscienza! Aprire i suoni, lanciarli, portarli (musicalmente), comporta spesso coraggio. Urlare invece comporta incoscienza.
  6. - Abbi pazienza!
  7. - Conquista un suono alla volta, non cercare l'acuto a tutti i costi e il prima possibile!
  8. - Canta i brani giusti! Non si possono saltare le tappe! Iniziare con brani semplici, che devono essere cantati con gusto, stile, piacere, importanza. Non esistono i brani FACILI. Ogni brano deve comunque essere scoperto e valorizzato in ogni sua sfaccettatura.
  9. - Riposati! Specie all'inizio di ogni seduta, è bene riposarsi ogni 10/15 minuti. La stanchezza è sempre deleteria, specie alla concentrazione.
  10. Sii te stesso e fai ascolti utili. Andare su youtube e sentire qualunque cosa è decisamente deleterio. Ascoltare un proprio beniamino frequentemente può portare a emulazione, acquisizione di difetti d'ogni tipo, anche se si tratta di un buon cantante. E' bene comunque avere un parere esperto sul o sui cantanti da ascoltare nel repertorio desiderato. I brani comunque si studiano sugli spartiti.

giovedì, maggio 01, 2014

Altro decalogo


  1. - Nel canto non si costruisce niente; chi costruisce demolisce
  2. - Il canto è musica; non basta la voce, bisogna entrare nella dimensione musicale (che è già in noi)
  3. - Cantare è unificare, la musica è unione. Quando si canta veramente non ci sono più il fiato, la laringe, le forme, la dinamica, le note, ma si è tutt'uno tra spirito, corpo e universo
  4. - Cantare è unificare, la musica è unione. Quando si canta veramente e si fa musica veramente chi canta e chi ascolta diventano un tutt'uno. Ci si incontra nel canto e nella musica. Probabilmente questi erano anche gli intendimenti delle religioni, anticamente, dove la musica era l'aggregante
  5. - Universo significa "un verso solo"; il canto e la musica sono universali quando noi riconosciamo ed entriamo nel tragitto che da dove veniamo passa per dove siamo e va verso dove siamo diretti
  6. - Quando canti non dimostri; sei
  7. - Accetta le critiche, vagliale, riflettici, prova a ritenerle giuste e solo dopo rifiutale, se non le consideri corrette o accettale, discutile o applicale
  8. - Il canto non consiste nell' "espellere" alcunché! "la musique c'est toi", e anche il canto
  9. - Ascolta cosa e come dici e ascolta cosa e come canti. Il primo maestro dovrai essere tu stesso. Chi non sa mettersi in gioco non potrà diventare un maestro. Non si tratta di essere ipercritici, ma equilibrati e onesti
  10. - Comprendere significa accogliere, abbracciare. Non si fa scuola d'arte attaccando tutti e tutto, ma cercando di capire perché altri hanno intrapreso altre strade, e comunque cercando di cogliere anche il giusto che c'è negli altri. E poi andare oltre, fino al non oltre.

domenica, aprile 27, 2014

Decaloghi

Decalogo del buon maestro di canto del XXI Sec.:

Decalogo del NON FARE:

  1. - Non insegnare la respirazione, almeno per un po'
  2. - Non far fare esercizi a bocca chiusa
  3. - Non far premere sulla laringe, non far alzare il velopendolo, non far allargare la gola
  4. - Non fare esercizi complessi, lunghe scale e arpeggi di oltre un'ottava
  5. - Non far respirare solo col naso
  6. - Non far spingere sulla pancia o sulla schiena
  7. - Non far mettere il suono tra gli occhi, "in cupola", o nella nuca; non parlare di fili da tirare
  8. - Non far spingere da nessuna parte
  9. - Non far allargare, gonfiare, tirare, premere, girare
  10. - Parla di anatomia solo se la conosci veramente a fondo, ma solo per informazione, non per utilità pratica.
Decalogo del FARE:

  1. - Agisci su poche note alla volta, ricorda che tutto nasce dalla parola
  2. - Controlla che le spalle non si alzino, che l'inspirazione sia lenta e silenziosa
  3. - Fai esercizi semplici, ma controlla che ogni suono sia il più perfetto possibile prima di passare al successivo
  4. - Esemplifica ciò che vuoi ottenere ma non per farti ammirare
  5. - Sii paziente, elogia i progressi e bolla gli errori; l'allievo deve confidare nella tua onestà
  6. - Non guardare l'orologio
  7. - Non ti gloriare dei tuoi successi e non fare la vittima; non attaccare le altrui scuole, ma commenta costruttivamente ciò che dicono gli altri
  8. - Ascolta l'allievo e sii la sua guida esemplare
  9. - Non offendere e non umiliare nessun allievo; ogni fallimento è un tuo fallimento
  10. - Sii fermo, risoluto e padrone delle tue richieste, non permettere la pigrizia e la scarsa applicazione


Decalogo del buon allievo di canto:


  1. - Non cercare il grande suono, e fuggi il maestro che ti promette fama e celebrità, ma anche quello che non sa esemplificare ciò che vuole ottenere da te.
  2. - La voce ce l'hai già; non pensare di diventare un bravo cantante spingendola o gonfiandola
  3. - La voce e il fiato si educano e si sviluppano, non pensare che si ingrandiscano con dei trucchi 
  4. - Studia la musica, studia il testo di ciò che devi cantare, approfondisci, leggi e informati
  5. - Per qualche tempo non rifare a casa gli esercizi che fai a lezione, taci e rifletti
  6. - Ascolta ciò che dice il maestro e i suoi esempi, non essere impaziente
  7. - Non imitare, non cercare qualcosa che non ti appartiene, ma abbi fiducia in te stesso e nelle tue qualità
  8. - Quando studi da solo non ti stancare, non sforzarti, non cercare soluzioni, ma ragiona e semplifica
  9. - Per quanto sia bravo il tuo insegnante, non aver timore di provarne altri se hai dei dubbi; se ne trovi uno che ti soddisfa seguilo, altrimenti ritorna; se non ti accetta più non è un buon maestro
  10. - Non provare a studiare da solo; nessun libro può insegnarti a cantare. Se hai il canto nel cuore, nessun maestro è troppo lontano

venerdì, marzo 07, 2014

Le domande fatali

Sintetico riassunto: il mio punto di vista è che nella stragrande maggioranza delle scuole di canto si intende stabilire un "punto zero" di partenza, insegnando una respirazione e un modo di vocalizzare che sembrano non avere un retroterra, un'altra origine, e infatti quasi tutti i docenti, e di conseguenza allievi, si perdono nel momento in cui devono spiegare analogie e differenze tra canto e parlato. Questa scuola pone il "punto zero" alla nascita stessa dell'individuo! Cioè tutti gli uomini che iniziano a studiare canto, si trovano in un punto casuale (si fa per dire) del percorso vocale, ma non zero, pertanto la scuola di canto NON INIZIA nessun percorso canoro, ma lo prosegue. Ciò che si sa già fare è costituito fondamentalmente dal parlato. A questo punto i più obiettano: ma il parlato è "schifoso", difettoso!!. Giusto, e quindi, a questo punto, inizio il post vero e proprio con le domande:
- Perché il parlato è "schifoso" e difettoso? cos'è che causa questa insufficienza?
- Le persone rispondono a questo in modo piuttosto vario e vago: per le inflessioni dialettali, per la scarsa cura che ci si mette, ecc. Grosso modo è vero, ma più nello specifico cosa avviene? Cioè il non curare la precisa pronuncia delle parole, cosa comporta? Semplicemente che si risparmia fiato! Più la pronuncia è confusa e "sbrodolata", meno fiato si utilizza; aumentare il livello qualitativo del parlato comporta un aumento di uso del fiato, sia qualitativo che quantitativo. Lo sanno bene coloro che vanno a lezione di dizione e recitazione, che fanno sempre esercizi di respirazione (perlopiù inutili...!). Ecco quindi che anche una semplice constatazione ci porta a considerare che esiste un legame molto importante tra parola e fiato. Migliorare la dizione, anche senza canto, è propedeutico a uno sviluppo respiratorio relativo alla fonazione, e ciò permetterà di migliorare la dizione. Come ho già scritto in passato, è un "autosviluppo", legato alla nostra meravigliosa condizione biologica; è logico che una macchina, ovvero uno strumento meccanico, non potrebbe sottostare a una legge analoga.
Coloro che fanno obiezioni sull'opportunità di utilizzare il parlato per educare la voce al canto non comprendono il legame essenziale e imprescindibile del primo elemento verso il secondo, e questo perché non si capisce il ruolo del fiato nell'una come nell'altra funzione. Chi non capisce questo dovrebbe meditare e sperimentare, non rifiutare a priori. E' vero che esistono anche altre cause alla scarsa qualità del parlato, ma possiamo rassicurarci sul fatto che al 90% (come minimo) attengono alla respirazione. Il carattere, l'ambiente certo influiscono così come la familiarità. Avere un genitore (ma anche un insegnante prevalente) che parlano sempre molto forte, ad es., porterà facilmente anche figli e alunni a parlare forte, il che può da un lato portare a maggior sviluppo del fiato-vocale, ma può portare anche a danni all'apparato vocale da parte di chi questo sviluppo non compie. Ci sono persone molto timide che parlano sottovoce, e anche in questi casi possono comportarsi danni per l'ipotonicità della muscolatura respiratoria e delle corde stesse che sono sottoalimentate. La famigliarità comporta spesso emulazione; avere ad esempio un padre che parla in un registro molto grave può comportare da parte di un figlio la stessa tendenza, ma non necessariamente supportata dalle strutture laringee e respiratorie, per cui possono nascere difficoltà e problemi, e ancor più seri quando il tentativo emulativo riguarda qualcuno con voce sensibilmente più acuta della propria.
- Uso di registri particolari. Si può avere curiosità sulle conseguenze nell'uso di particolari effetti vocali, tipo il falsettino, il contro-basso, il graffiato,ecc. In genere uscire dal proprio standard vocale non è mai positivo, e questo riguarda anche il canto, soprattutto esteso. Effetti molto evidenti, come il graffiato o l'uso ripetuto di note molto basse, così come molto acute, può avere conseguenze nefaste. Ogni volontà di utilizzare la voce in modo inconsueto deve essere sempre graduale, in modo da poter comportare uno sviluppo delle forze che l'accompagnano. Ciò però può non bastare, quindi diciamo che è sempre bene limitare ogni "stranezza".
- Qualcuno chiede ogni tanto notizie relative alle "R" non convenzionali, cioè "mosce", "arrotate", ecc.
- Anche la R rientra a pieno titolo in quanto esposto precedentemente. La R comporta, se correttamente emessa, un doppio lavoro per il fiato, che oltre a far vibrare le c.v., deve anche mettere in vibrazione la punta della lingua, che è anche bella pesante! Ecco perché l'istinto è ben più contento se può "saltare" questo impegno. La R in gola comporta egualmente una vibrazione della lingua contro il faringe, ma la posizione più bassa del fenomeno richiede una assai minore quantità di fiato (tutto il tratto che va dal faringe alla punta della lingua). Alcuni poi hanno R che non vibrano e che quindi non comportano nessun impegno particolare. Per un cantante che si vuole impegnare in campo artistico la rieducazione della R è necessaria. E' un'operazione piuttosto lunga e non sempre va a buon fine, perché passati i primi anni di vita si fissa in testa e per la persona risulterà poi artificioso dirla in un altro posto! In genere per cominciare un percorso di rieducazione si passa attraverso la "L" e la "D", nonché frequenti esercizi di vibrazione delle labbra che simulano l'impegno che dovrà poi essere spostato alla lingua.


lunedì, marzo 03, 2014

"non accetto lezioni..."

Da qualche anno a questa parte leggo e sento sempre più spesso rimbalzare questa frase: "Non accetto [o: non accettiamo] lezioni da chi...". Ormai, come gran parte del frasario socio-politico, la frase credo abbia perso molto del suo senso, tant'è che l'ho sentita persino usare paradossalmente verso chi stava gestendo una situazione altamente positiva. Credo che la comunicazione stia diventando sempre più "sonora" e sempre meno sostanziosa. Dire con grande enfasi: "non accetto lezioni..." riscuote applausi e consensi indipendentemente da ciò che costituisce il contenuto dell'affermazione, basta che sia rivolta verso un qualunque "nemico" e che venga considerato tale da una pletora di seguaci. Se noi musicisti già siamo molto preoccupati del fatto che si ascolti sempre più "suono" che "musica", distaccando sempre più le persone dall'aspetto interiore, spirituale e di pensiero da quest'arte, figuriamoci come possiamo sentirci nel constatare che anche i semplici discorsi o frasi ottengono successo solo per il fatto di pronunciarle, cioè solo per il loro aspetto "sonoro" e non perché attengono a un significato o a una conclusione logica e condivisibile. Manca la volontà di ascoltare senza pregiudizi e con spirito di crescita, di discussione costruttiva, di obiettiva critica e serena ammissione di sbagliare, quando si sbaglia, evitando gli sbandieramenti quando si ha ragione.
Nel mondo del canto, per fortuna, non ho ancora letto affermazioni dal genere, però negli atteggiamenti ci siamo già arrivati. Ogni scuola si trincera nella sicurezza dei propri risultati, e perfino gli allievi anche alle prime armi già si lanciano in slogan e in incrollabili certezze nel percorso intrapreso. Da un certo punto di vista è anche giusto, ma non ci si può orientare correttamente se non si accetta il dialogo e non si prendono in esame diversi punti di vista. Se io sto contro un muro, non so se questo appartiene a una casa, una chiesa, una villetta o un grattacielo; avrò bisogno di allontanarmi un po' e avrò una dimensione più ampia, ma non può bastare ancora; avrò bisogno di allontanarmi ancora e magari alzarmi un po', in modo da avere una visione tridimensionale dell'oggetto. Nel canto non c'è nulla da vedere ma avrò bisogno di avere informazioni tali che mi consentano di esaminare il fenomeno da molti punti di vista. Molti allievi o addirittura cantanti fatti hanno domande che premono, ma non le pongono, hanno timore di rivelare proprie debolezze, di non aver capito qualcosa, così si tengono nell'ignoranza e, peggio ancora, cercano di darsi risposte - nel caso che qualcuno ponga a loro queste domande - raffazzonate, inventate, superficiali e talvolta persino grottesche. I grandi maestri non fanno che insistere con gli allievi sulla necessità di porre domande; Celibidache arrivava anche ad allontanare gli allievi che non facevano domande per un periodo di tempo che per lui risultava lungo. Certo, a volte è l'insegnante stesso a non mettere a proprio agio gli allievi; non basta dire "fate domande", bisogna poi aver la pazienza di rispondere anche se la domanda è sempre la stessa, è mal formulata, ecc.. In questo senso il blog credo che assolva una funzione mediatrice perché è possibile risalire ad argomenti fondamentali e ricorrenti. Anche il pregiudizio deve essere affrontato. Anche a me capitò di ascoltare frasi che mi lasciarono non del tutto convinto, e non mi sottrassi alla loro esternazione, ottenendo chiarimenti e quindi uscendo dalla logica del dubbio. Il valido insegnante non può aver timore di perdere alunni o "sentirsi attaccato" quando viene posta una domanda. Talvolta mi basta un atteggiamento, un'occhiata, per capire che l'alunno non è del tutto a suo agio, non comprende esattamente cosa sta facendo o perché, e sono io stesso a sollecitare la domanda, o a percepirla potenzialmente e dare quindi una spiegazione più approfondita. Insomma, ritengo che le lezioni si debbano accettare, almeno come atteggiamento - a meno che non siano chiaramente provocatorie o arroganti - ed eventualmente discusse. Se poi chi intende darle non si dimostra all'altezza, lo avrà comunque dimostrato e avremo la coscienza più tranquilla.

lunedì, gennaio 20, 2014

Il regolamento

Spesso, per gioco, dico ai miei allievi: "ricordati il primo articolo!" oppure: "no, questa cosa è vietata dagli accordi internazionali", e così via. Ora, sempre un po' tra il serio e il faceto, provo a mettere giù qualche vero articolo sulla vocalizzazione esemplare.

Art.1:
- c.1: la parola è la base dell'educazione vocale; parola vera, pura e sincera.
- c.2: nella parola il ruolo fondamentale è svolta dalla vocale. La vocale è l'espressione dei nostri sentimenti. L'educazione vocale è basata sulla perfetta pronuncia, su tutta la gamma vocale e in ogni registro, comunque lo si voglia intendere.

Art.2:
- In questa scuola sono vietate le azioni volontarie su tutte le parti interne l'organo respiratorio-vocale: palato molle, lingua, faringe, laringe; è da evitare ogni spinta dal basso e/o verso il basso. E' da escludere ogni immagine  di suono da inviare verso zone diverse dalla bocca o fuori di essa.
- E' invece necessario, per qualche tempo, agire con impegno sul ruolo delle labbra e della muscolatura facciale, considerabile la "tastiera" del cantante.

Art. 3:
- la respirazione nei primi tempi deve seguire la normale respirazione fisiologica, senza eccessi, senza affettamenti e particolari posture. Silenziosa e calma.

Art. 4:
- lo studio del canto è semplice e deve passare attraverso esercizi semplici, brevi, da curare con estrema attenzione. Sono assolutamente proibiti i vocalizzi a bocca chiusa (muti).

Art. 5:
- la disciplina artistica si basa fondamentalmente su tre elementi di studio: pronuncia/parola; peso/colore; assenza di peso/sospiro. Residualmente si esercita la velocità.

... se vi vengono idee...

venerdì, febbraio 22, 2013

Togliere lo zucchero

Se a chi è abituato a prendere il caffè con lo zucchero lo togliete di colpo, è probabile che resti nauseato e lo sputi via. Chi si è fatto un'idea del canto su se stesso o presso qualche scuola di canto che privilegia l'approccio muscolare, fisico, materiale, passa a una scuola dove invece si privilegia il canto sulla parola, sul fiato, dirà che trova poco piacevole, poco soddisfacente questo canto che sembra più una recitazione. E' vero, e allora, così come chi supera l'eliminazione dello zucchero dal caffè, che di fatto ne altera il vero gusto, non potrà più tornare a dolcificarlo, perché lo troverà pessimo, sappia costui che la vera scuola di canto è quella che elimina gli inquinanti, le impurità, gli addittivi "emulsionanti" che corrompono l'essenzialità e la sublime bellezza del suono proprio di ciascun essere umano. Questione di tempo, di pazienza, di volontà e impegno. Se riesce a superare la fase iniziale, poi non potrà più tornare a muscolarizzare il canto, così come avrà difficoltà ad ascoltare una simile emissione in altri.

domenica, gennaio 20, 2013

Della valutazione

Un passo importante per chi vuol percorrere la strada artistica, prima o poi - meglio prima, ovviamente - è quello di cambiare profondamente un sentimento soggettivo e devastante come il giudizio con quello più oggettivo possibile e sereno della valutazione. Spesso le due cose si confondono, ed è un male che deve essere rimosso. In altre parole, noi dobbiamo considerare le motivazioni anche degli altri, e non giudicare nemmeno quelle! Certo, lo sappiamo che molte persone agiscono in mala fede, agiscono per soldi, per egoismo, egocentrismo, narcisismo; talvolta possiamo cercare di aprir loro gli occhi, se sono persone con cui abbiamo rapporti o con cui possiamo averli, ma il più delle volte non ci è possibile, e allora resta solo la strada della compassione. L'allievo, cantante o insegnante che si accinge a intraprendere un cammino di vocalità artistica, può e deve farlo in un clima di pace interiore, come abbiamo detto nei post precedenti, e questo è possibile solo se si elimina il giudizio, perché il giudizio sugli altri innesca anche processi di giudizio su di noi, non solo, ma anche stimoli di possesso, di dominio, di potere e anche di paura, tutti facenti capo a una sfera egoica e materiale, dunque non artistica. Diverso è il caso del valutare; uno dei motivi fondamentali risiede nella volontà di circoscrivere obiettivi, criteri, concetti che possano prestarsi senza doppi sensi, senza falsità e aggiramenti a valutazioni che si possono definire oggettive. Andiamo ad ascoltare un cantante, un'opera, un concerto; il primo obiettivo da porsi deve essere: non vado a giudicare, vado a godere di un'esecuzione musicale da cui spero di trarre gioia, giovamento spirituale. Se noi partiamo dal voler giudicare, al 90% giudicheremo male, negativamente, e, spesso, godremo di tale fallimento. Niente compassione? no, allora abbiamo ancora delle porte interne chiuse. Se andiamo ad ascoltare qualcuno che conosciamo già in termini negativi, dobbiamo lasciare aperte delle possibilità di riscatto, di miglioramento, non solo, ma dobbiamo cercare di cogliere, da tutto ciò che esula dai dati negativi, ciò che quel personaggio è in grado di dare. Spesso, per una sorta di invidia, di gelosia, tendiamo ad accanirci su quanti destano ammirazione - anche fanatica - in altri, e nascono le fazioni e i "fan club", del tutto acritici e spesso arroganti e persino violenti. Occorre eliminare il sentimento dell'antipatia, occorre comprendere ciò che guida altre persone a trovare virtù in chi noi ne riteniamo privi e, se non altro, a fare esercizio di pazienza e di ascolto attivo e di apprendimento. Come spesso ripeteva il m° Celibidache, si può imparare "come non si fa" da tanti. A parte le occasioni in cui siamo di fronte a persone totalmente prive di qualità artistiche, e in questi casi forse conviene desistere dall'ascolto, in tutte le altre noi possiamo cercare di farci una coscienza su: come faremmo noi, e poi farci domande: perché questo cantante ha fatto così? a cosa serve? qual è lo scopo di quell'accento, quel singhiozzo, quell'acuto inventato, quel pianissimo o fortissimo, ecc.? Certo, il più delle volte la risposta la conosciamo, è il mettersi in mostra, il salvare con un effetto una situazione traballante, il giocare carte false non avendone di buone, ecc.; però dobbiamo anche avere compassione di chi lo ascolta, e non gelosia, non giudizi grossolani: non capiscono niente, nessuno capisce nulla, pecoroni, e via dicendo. Esistono motivazioni profonde per tutto ciò, e dobbiamo accoglierle e comprenderle. Sono esercizi molto duri, che si rivolgono ai nostri pensieri, alle nostre idee e alla nostra personalità, ma dobbiamo anche aver fiducia di poterle modificare per intraprendere una vita più aperta, più in relazione agli - e con gli - altri. La via dell'arte non è una via di isolamento, tutt'altro, è una via che ci deve condurre a dare, non a prendere, a essere utili agli altri e a cercare di migliorare le cose; criticare, ovvero giudicare senza sbocchi, non porta miglioramenti a nessuno, e anzi, non servirà nemmeno al nascente artista, perché la sua coscienza non sarà mai sufficientemente libera e pura.

lunedì, aprile 23, 2012

Della salute.

Il maestro Antonietti, in molti scritti e lezioni, metteva l'accento sul fatto che il raggiungimento dell'esemplarità fonica era frenata unicamente da un fattore: la salute. In alcuni miei post ormai datati, segnalavo come molti aspetti apparentemente misteriosi del rapporto tra cantanti e pubblico siano da ascrivere ad un fatto psicologico, e cioè la sensazione che la voce, provenendo dalle profondità del nostro corpo, dal diaframma, che è un fascio muscolare a contatto con i nostri organi più sensibili ed importanti, porti fuori qualcosa di noi, di molto intimo, segreto, personale. Questo non è solo apparente. Non v'è dubbio che malesseri, anche di poco conto, che riguardino in primo luogo l'apparato respiratorio, ma anche fegato, intestino, stomaco e parti annesse, si comunichino in vari modi alla voce. Ma arrivo a dire, proprio sulla scorta di quanto dice Salvo nel suo commento, che essendo il fiato un motore in qualche modo connesso con tutto il nostro corpo, le ripercussioni sulla voce siano presenti pressoché ogni giorno a seconda dei cosiddetti bioritmi. Ma non possiamo dimenticare poi lo stato emotivo. L'essere allegro o triste, arrabbiato, gioioso, preoccupato, ecc., può influire sulla voce fors'anche più di quanto non accada per questioni fisiche. C'è un documento storico che secondo me è più chiaro di tante parole: il primo comunicato radio che Benito Mussolini diffuse alla ripresa dell'attività nella repubblica sociale dopo l'arresto, la fuga, ecc. Confrontatelo con i tanti messaggi e proclami del "ventennio": un'altra persona. Parliamo, però, delle questioni che possono riguardare i giovani, gli studenti di canto. Appare evidente, quasi ovvio, che il cantante non deve e non può fumare. Non spendo altre parole in merito. L'alimentazione: non lasciamoci troppo suggestionare dalle vecchie dicerie su ciò che fa bene o meno bene alla voce (le alici, le mele, il "cicchetto"...); perlopiù sono da associare quasi a gesti scaramantici, anche se qualcosa di vero può esserci. Non è la questione del frutto o dell'alimento o bevanda dell'ultimo momento, ma dell'alimentazione e vita quotidiana e sistematica. E' evidente che una vita regolare, con sana alimentazione, è sempre da consigliare. Il mettere gli aspetti estetici dinanzi all'equilibrio alimentare è sbagliato, quindi, e vale soprattutto per le signore, fare diete - specie se autonome - per stare in linea, anche se può non arrivare a creare disturbi o patologie generali, può avere influenze importanti sul rendimento vocale. Dopo il fumare, è evidente che il bere è sbagliato e dannoso. Talvolta si possono avere dei risultati positivi dopo aver fatto qualcosa di sbagliato: mangiato molto o bevuto, ecc. Questo può indurre a ripetere quell'azione. Sono errori gravi, che causano sorta di dipendenze realmente serie, non distanti da quelle delle droghe. Anzi, a questo proposito, dobbiamo stare molto ma molto attenti a tutto il campo medico e farmacologico. Anche qui è fin troppo facile scorgere un campo pericolosissimo: basta seguire un po' di forum di canto per vedere quanto frequenti siano le richieste da parte di studenti o giovani cantanti di consigli su cure e medicinali. E quanti consigli vengono subito esposti, anche con apparente competenza. E per contro, quanto ricorso, a mio giudizio del tutto esagerato, si fa alla visita foniatrica. Anche la medicina "alternativa", che viene consigliata e adottata per evitare le controindicazioni della chimica, viene seguita con troppa leggerezza, pensando che i medicamenti naturali siano sempre e comunque innocui, anche se non curano. Questo non è vero, e i possibili danni sono sempre dietro l'angolo. Consumate frutta e verdura in abbondanza, bevete acqua naturale (il gas può creare problemi di stomaco).

giovedì, marzo 01, 2012

Saper ascoltare.

Lo si dice a gran voce ormai da molti anni, che la gente non sa più ascoltare, ma non il canto: il prossimo! Ognuno vuole affermare sé stesso, il proprio ruolo, e quindi non si fa altro che interrompere l'interlocutore o, peggio, mentre qualcuno risponde o esprime il proprio pensiero, si continua a seguire il proprio, e quando si riprende la parola non si fa alcun riferimento a quanto l'altro ha detto. A Firenze c'è un modo di dire: due sordi che si incontrano: "O indò 'ttu vai? - Le son cipolle! - E icché 'ttu porti? Vo a Firenze!". Ecco, e sempre riprendendo Celibidache: "sordi siete". Se non siamo capaci di ascoltare cosa ci dicono le persone (perché poi gli esempi sopra sono plateali, ma il "non ascolto" può andare in direzioni molto più complesse e inquietanti), figuriamoci come siamo messi con la musica e il canto! Saper ascoltare significa avere, in primo luogo, una coscienza libera, un'anima serena e trasparente. Non sono parole senza significato, "voli pindarici". Significa non avere pregiudizi, non basarsi su preconcetti, su idee radicate senza confronto e senza disponibilità di critica. A me può piacere molto un cantante anche se la critica lo tartassa. E' un "mi piace", cui nessuno ha il diritto di porre veti. Questo da un lato, che può anche essere e rimanere l'unico, nessuno è obbligato a render conto degli interessi, dei piaceri, delle idee di un altro. Se però intende esprimere una valutazione o un giudizio, o se è tenuto a farlo per lavoro o attività che assume un rilievo pubblico (e ormai con internet è quasi tutto pubblico!), le cose vanno un po' diversamente, perché allora le espressioni necessiterebbero di competenza. Ma chi, come, garantisce? Allora, soprattutto nei forum e nei siti dove si possono fare discussioni aperte, ognuno manifesta la propria autorevolezza nell'unico modo possibile nelle discussioni, cioè autoreferenziadosi! Oggi non usa più molto dire: lei non sa chi sono io, ma di fatto è ciò che avviene, e provati a dire: ma forse non hai coltivato l'orecchio, se non sai cantare a un livello analogo. Apriti cielo; la frase, su cui avevo già dissertato in passato, è: le orecchie le ho anch'io. Bene, ma come lo dimostri? Dicendolo? Comunque questo livello di discussione è inutile da rivangare, bisogna solo saperlo gestire. Ciò che si vorrebbe adesso è dare consigli su come ascoltare. Al di là del conoscere o meno un brano musicale, ogni ascolto dovrebbe essere puro, cioè non teso a "ri"ascoltare un brano, ma a fruirne come se fosse la prima volta che lo sentiamo. E non fare, subitamente, confronti e graduatorie. Quando si ascoltano registrazioni o performances amplificate, limitare le valutazioni e mettere sempre degli "ammortizzatori" dovuti al filtro elettronico. Vorrei anche consigliare di porsi in ascolto positivo, cioè non partire dall'idea che si sentirà una schifezza, ma pronti ad accogliere con gioia e piacere qualsivoglia produzione. Celibidache raccontava nelle sue interviste di aver sentito una banda, un duo di violinisti da strada o altre situazioni casuali e amatoriali fare grande musica, il che, apparentemente, farebbe a cazzotti con la sua proverbiale pignoleria e severità nel dichiarare pessime alcune sue stesse esecuzioni. In ognuno ci può essere del bello, del grande, del vero, e può scaturire nelle situazioni più inimmaginabili. Dunque essere pronti a cogliere e valorizzare tutto ciò che di bello e di virtuoso può esserci. Molti pensano che dando giudizi o valutazioni, positive o negative che sia, si sia non umili, presuntuosi, ecc. Purtroppo è la loro posizione la prima a denunciare presunzione, perché nel dare del presuntuosi ci si pone automaticamente su un piano più elevato. In ogni modo la cosa più utile è rivelare il motivo di un giudizio; dire che un tizio canta male giusto per insultarlo può essere foriero di polemiche e sostanzialmente inutile. Se lo si pone come esempio positivo, allora può essere corretto discuterne perché c'è un potenziale scopo educativo, anche se difficilmente si giunge a una condivisione di giudizio, perché ognuno ritiene sempre di aver ragione. E questa è la logica della vita, è l'energia che fa andare avanti il mondo, e non ci possiamo far niente, qualcuno alza la voce, qualcuno agita i pugni, qualcuno tacitamente manda a quel paese ("tanto ho ragione io"), qualcuno ha ragione davvero ma non può dimostrarlo, e quindi non resta che prendere atto di tutto ciò, nel bene e nel male.