---- prosecuzione ----
Una domanda che assilla molti cantanti, allievi e insegnanti, riguarda la - eventuale - differenza tra voce naturale e voce cantata (lirica) e anche tra canto "moderno" o "leggero" e classico o lirico. E si è inventata una parola, che dovrebbe spiegare tutto: impostazione. Quante persone ho conosciuto che sbandieravano con prosopopea il proprio possesso dell'impostazione lirica. Ma in cosa consistesse, non lo sapevano certo dire: parlavano allora di "respirazione diaframmatica", di movimenti muscolari, di posizionamenti. Mi facevano vedere e sentire, e non mi suscitavano che perplessità e molto spesso negativo stupore. La mia preparazione aveva creato una capacità uditiva molto raffinata, per cui sentivo praticamente sempre la carenza di purezza in tutte le voci, la presenza, per contro, di "ingolamento", cioè rumori formati da frizioni muscolari che impedivano il corretto, regolare, flusso aereo sonoro. Capii, dunque, che era inderogabile individuare quella risposta: che differenza c'è tra voce "naturale" e ...? cantata...Per cui nacque in me la risposta, che già sapevo ma... non avevo ben capito di saperla. La differenza sta proprio nell'arte. Il m° Antonietti aveva individuato un concetto per spiegare l'arte: è la sublimazione dell'atto che la determina. Bello, ma non so quanto comprensibile da chiunque. Per molto tempo ho sempre usato questa formula, poi ho deciso che dovevo approfondire e illustrare con più semplicità. In campo filosofico c'è un termine che viene utilizzato con lo stesso significato: trascendere.
Nel 2006 conobbi il m° Raffaele Napoli, allievo di lungo corso del m° Sergiu Celibidache, e ne divenni allievo per la fenomenologia della musica e la direzione d'orchestra. Fu un passo determinante, perché il linguaggio utilizzato era molto più ricco e raffinato rispetto a quello del m° Antonietti, e mi diede anche la possibilità di fare ulteriori ampliamenti culturali. Arrivai quindi a individuare più concretamente a poter definire in cosa consisteva quel passaggio da voce "naturale" a voce "impostata", ma rimaneva ancora piuttosto nebulosa. Mi fu utile leggere Rufolf Steiner e molto altro in campo spirituale ed esoterico, ma anche antropologico. Allora, per poter semplificare al massimo, ho ritenuto di dover chiedere: cosa vuol dire "naturale"? Ed ecco che le tenebre cominciarono ad aprirsi. Se il canto lirico non è più "naturale", cosa può essere? Consultando vari scritti in merito, mi resi conto che mentre è abbastanza semplice parlare di natura parlando di piante e minerali, un po' più complesso diventa se parliamo degli animali e ci mettiamo in mezzo l'uomo. Possiamo dire con tanta leggerezza che l'uomo è un elemento... naturale? Qui il passo è davvero impegnativo. C'è sempre stato dibattito in relazione alla vicinanza dell'uomo e altri animali. Però non si può negare che il funzionamento fisiologico sia praticamente lo stesso. Allora la riflessione si sposta sulle attività e quindi sul concetto di arte. Nessun animale produce oggetti che possiamo definire artistici e tanto meno idee, progetti, creazioni astratte. Ovvero, possiamo rimanere incantati da determinate opere: una ragnatela, un nido, una tana, una diga, ecc. Però tutti questi prodotti sono realizzati per scopi pratici di vita, di sopravvivenza, non certo per scopi culturali. Da qui si è arrivati a determinare che l'uomo possiede una natura propria, che è in parte assimilabile alla natura generale, ma può andare oltre. Questo "oltre" a che mondo può appartenere? Quindi la domanda è: esiste un mondo "oltre" quello della natura? evidentemente sì. Un mondo invisibile, privo di strumenti, di possibilità pratiche, ma in possesso di una sapienza estrema, che va ben oltre quella già in possesso della nostra mente e persino di quella potenziale. E' quella Conoscenza che permea tutto l'esistente ma che penetra con particolare efficacia negli esseri viventi e in modo particolare nell'uomo, grazie alla sua posizione evolutiva. E' ciò che definiamo spirito e quindi spiritualità. Le informazioni più diffuse indicano in una parte della mente la presenza della creatività. Ma qui ci si scontra con qualche incoerenza. La mente fa parte di un corpo fisico, di cui ella è il maggior strumento di controllo. Ma non delle capacità astratte, metafisiche, creative. Non solo non è in grado di gestirle, ma addirittura si trova in opposizione con alcune di esse. Riferendomi direttamente al canto, vedo subito con chiarezza che se un'attività artistica richiede un utilizzo diverso e impegnativo del fiato, subito si crea un possibile conflitto tra due utilizzi diversi di questo, perché uno lo controlla affinché sia e resti strumento perfetto per la vita, per lo scambio chimico gassoso del sangue e per la migliore postura del corpo. Se interviene un'attività che richiede un impegnativo uso del fiato che ne vuole sfruttare la presenza per produrre un effetto diverso, tra le due attività si creerà un antagonismo, che naturalmente vedrà vincitore il corpo fisico, perché difenderà sempre tenacemente il diritto alla vita. Questo introduce già una risposta a una domanda che tutti coloro che affrontano il canto dovrebbero porsi: perché è così difficile cantare, specie un canto artistico classico, che richiede un'estensione ragguardevole e la capacità acustica di potersi esibire in un ampio spazio senza sforzo e senza strumenti amplificativi artificiali.
--- Continua ancora ---