Ho pensato di dedicare alcuni post a una domanda: perché ho scritto un libro di oltre 400 pagine?
Da cosa è sorta questa domanda? Da altre domande e osservazioni.
Dopo circa un anno dalla pubblicazione, mi venne l'idea di scrivere un post: Perchè il mio libro è stato sostanzialmente un "true dans l'eau", un buco nell'acqua (ma in realtà non lo credo realmente)?
Partiamo da capo. Quelle che sono le verità fondamentali del libro derivano dalle scoperte ed intuizioni del m° Mario Antonietti. Il quale aveva scritto, con la mia collaborazione, già un libro, che ebbe, manco a dirlo, scarsissimo successo (oltre al fatto che era prodotto artigianalmente, senza distribuzione). A poca distanza di tempo, io pensai di realizzare un breve scritto dove cercavo di sintetizzare i principi essenziali. Praticamente era, e parliamo all'incirca del 1990, del nucleo fondante de "la voce svelata". Mi si cono voluti praticamente oltre trent'anni per capire e mettere in ordine le domande e le risposte che nel frattempo si andavano accumulando nella mia esperienza e nella mente.
Il m° si chiedeva perché neanche gli allievi leggessero e discutessero sui contenuti del libro. E all'indomani della pubblicazione del mio libro mi facevo la stessa domanda. Oggi credo di poter rispondere.
Un paio d'anni prima della pubblicazione, pensai di aver trovato la risposta a un'altra domanda, cioè: qual è la giusta sequenza per spiegare cos'è il canto e il suo giusto insegnamento? Mi accorgo che facendo lezione, anche gli allievi che appaiono più assidui, più interessati e attenti, in realtà cadono sugli aspetti più elementari, e non sanno o saprebbero rispondere quasi a nessuna domanda in merito. Quando incontro persone curiose che si interessano al mondo del canto, a cui spiego un po' la mia visione, dimostrano quasi sempre un forte entusiasmo e una smania di saperne di più. Che decidano o meno di intraprendere lo studio con me, noto che comunque, pur rimandendo fortemente interessati e desiderosi di continuare, permangono in una sorta di superficialità. Questo si spiega facilmente: manca quella "fiamma interiore" che alimenta la curiosità, cioè il volere andare veramente a fondo e avere la risposta a tutto ciò che riguarda questo campo. Molte persone a cui ho chiesto se avevano letto il libro e come lo trovassero, alla fine mi dicevano: "però è difficile". E dire che io l'ho scritto proprio con la volontà di semplificare e quindi di rispondere a tutte le possibili domande.
Per poter dare la giusta sequenza, occorreva individuare l'argomento iniziale, quindi capire qual era la carenza conoscitiva principale. E ci arrivai, appunto un paio d'anni prima della pubblicazione: era il significato di "arte". Perché? Quando si parla di arte, si fa riferimento quasi sempre a tematiche standardizzate: pittura, scultura, letteratura, architettura. Già la musica non sempre viene ingliobata in questo insieme, tant'è vero che ove si insegna "storia dell'arte", la musica non rientra. Nella scuola un po' di tutti i tempi, si fa un distinguo: la letteratura è materia obbligatoria in tutti i corsi e per tutto il tempo. Solo in alcune scuole, perlopiù specialistiche, si insegna anche la storia dell'arte. La musica classica, l'opera lirica, sono considerate arte, credo, ma in modo estremamente superficiale. Lo si dice e basta, non si approfondisce cosa significa.
Perché la pittura, ad esempio, o la scultura, altro esempio, sono arte? E perché il pittore e lo scultore sono artisti? Ma... un momento, anche il cantante, il musicista sono considerati artisti, ma in base a cosa, se non si è ben compreso in cosa consista l'arte? Eppure è molto frequante sentire le persone affermare: "questa è arte", "questa non è arte", "questo è - o non è - un artista. La risposta anche qui è semplice: queste persone ritengono di possedere la cultura, la capacità - innata o appresa - di comprendere cos'è l'arte, anche se non lo si sa spiegare, o con spiegazioni alquanto fumose. C'è o non c'è una risposta oggettiva, condivisibile? Il m° Antonietti per la verità ha adeguatamente dato strumenti per comprendere cos'è l'arte, ma non ha fornito una spiegazione pienamente e semplicemente comprensibile. Per cui anche io non ci arrivavo, anche se intuivo quale potesse essere.
Alla fine degli anni '90 e principio del 2000, ebbi una sorta di arresto dal mio entusiasmo legato al canto e alla voce. Il m° aveva avuto problemi di salute molto gravi, da cui però si riprese in buona parte, ma ormai la sua vita era minata e nel 2005 morì, e io rimasi con una fame di sapere. Poco dopo questa fame si fece fortemente sentire e io, senza una volontà, sentii l'esigenza di capire. Quando il m° morì, comprendevo che la mia situazione vocale era molto buona, lui stesso me lo disse, e risentendo qualche registrazione degli anni 90, confermo ancor oggi. Ma non perfetta. Siccome tutti gli scritti e le parole del m° fanno continuamente riferimento alla perfezione, non potevo restare con questa domanda: "cosa mi manca per essere perfetto?". Il m° ancora qualche anno prima di morire, disse che nessun suo allievo aveva raggiunto il suo livello. Mi considerava molto positivamente, specie come insegnante, ma non alla sua altezza. E io non potevo che confermare. A un certo puunto mi si presentò una luce, che però mi apparve negativamente. Cioè cominciai a capire cosa... non avevo capito. Vidi nettamente le domande a cui non sapevo rispondere. Diventò un'ossessione, ne parlavo anche con qualche amico, ma le risposte non mi soddisfacevano. Allora, sempre senza una reale volontà, ripresi in mano il cumulo di appunti che il m° aveva lasciato. Li leggevo compulsivamente alla ricerca delle risposte. Per caso, ritrovai anche qualche appunto, di cui ricordavo l'importanza, ma che credevo perduti. Beh, a un certo punto feci un salto sulla sedia. Trovai la risposta a una delle domande che mi ero posto con estrema necessità. Una domanda che lo stesso m° poneva spesso nei suoi scritti, ma la cui risposta non appariva con la stessa lucidità. Cosa significa "qualità del fiato"? Gli antichi maestri scrivevano: ben cantare significa "ben respirare"; l'arte del canto è l'arte del respiro. Queste frasi, che parevano buttate là con semplicità, hanno dato la stura a un mondo di illazioni senza senso. Si parla di respirazione come atto meccanico del prendere e rilasciare il fiato. Che, naturalmente, è giusto, ma come si può spiegare in cosa consista la "qualità" del respiro tanto da trasformare un attto meccanico in una modifica interiore che possa spiegare un cambiamento di stato di questa corrente aerea in qualcosa di più profondo, che ne potesse innalzare le caratteristiche al punto di rendere il suo utilizzo molto più elevato rispetto al semplice scambiatore di ossigeno e anidride carbonica?
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