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mercoledì, aprile 29, 2026

Recitazione e canto

 Riandate con la memoria a qualche episodio della vostra vita: vi siete arrabbiati con una persona, oppure: avete manifestato con gioia l'incontro con un'altra persona. Ripensate a come avete affrontato vocalmente queste situazioni, dal punto di vista espressivo, caratteriale e timbrico. Pensate che riuscireste a riportare quella condizione nel canto in modo spontaneo, senza artifici? Probabilmente no, perché qui c'è la musica che vi fuorvia, che vi sembra offrire già una soluzione, una "interpretazione". Ma andiamo con ordine:

Alla nascita del melodramma, a inizio '600, si instaurò un codice espressivo: il canto "figurato". Cosa significa? che gli attori-cantanti in scena non dovevano riprodurre in modo realistico le emozioni e gli atteggiamenti caratteriali. Per evitare che questo avvennisse, si cercò anche di creare delle distanze tra le vocalità realistiche e quelle artistiche. Perché baritoni e mezzosoprani non compaiono pressoché mai nelle opere fino agli anni '30 dell'800? Perché le loro voci centrali erano considerate troppo "normali", cioè non creavano illusione astrazione. Le voci più utilizzate erano soprani e bassi, anche in tessiture estreme. Ma, soprattutto, la scrittura vocale (ma anche strumntale) doveva essere "fiorita"; ogni frase, in base agli affetti che suscitava, doveva avere abbellimenti, agilità che ne comunicassero il significato profondo. Quindi nessun "singhiozzo", o risatina, ecc. Questo procedimento è proseguito per un certo tempo, poi cominciarono gli abusi... l'agilità diventò sempre più un modo per i cantanti di sfoggiare il proprio virtuosismo fine a sé stesso, finché i compositori si ribellarono e diedero vita a delle "riforme" con l'intenzione di debellare gli abusi. Ci riuscirono solo in parte, ma bisogna anche dire che il gusto del pubblico stava cambiando, e anche il repertorio andò modificandosi. Tolta la parentesi rossiniana, che riprese per qualche anno il belcantismo fiorito, poi partì, col romanticismo, l'avvicinamento al realismo. Ecco che arrivano i baritoni e i mezzosoprani, ma soprattutto prendono il ruolo principe i soprani e i tenori, e nel volgere di pochi decenni, il virtuosismo va quasi a scomparire. Inizia il periodo dell'interpretazione più smaccata, che sfocerà nel verismo, mal intepretando ciò che era avvenuto in campo letterario. Caruso, in particolar modo, diventò il portavoce del canto verista, e poi tanti dopo di lui. Il grido, il pianto, la declamazione, ecc. diventarono le caratteristiche espressive più ricorrenti, e non solo del repertorio otto-novecentesco, ma ripercorrendo anche gran parte del repertorio verdiano e anche precedente. Se questo, in un primo momento, non intaccava più di tanto la qualità dell'emissione (Gigli, Pertile, Caniglia...) lentamente la intaccò diventando più importante del canto stesso (Di Stefano, Del Monaco, vari baritoni...), e fino a tempi molto recenti. Il pubblico andava più in visibilio per un grido bestiale che per una frase mormorata a mezza voce o una filatura. Solo a partire dagli anni '80 si ricominciò a lodare un certo belcantismo, ma molto più superficiale di quanto dovrebbe essere. In ogni modo oggi in teatro abbiamo almeno tre tipi di rappresentazioni: Rinascimentali- Barocche; Classicismo e neo-classicismo; romantico-verista. C'è anche il contemporaneo, ma per ora resta un po' un genere a sé stante.

Parliamo di Verdi, Puccini, Mascagni, ecc. Come si deve affrontare la vocalità di quest'epoca, che parte con un Verdi che richiede la "parola scenica", più o meno erditata da Puccini, e poi l'opera verista? Non certo con gridi, cachinni (come diceva Celletti) e altri metodi sicuramente lontani dall'arte vocale. Si deve partire dal modo diciamo pure "naturale" di affrontare le situazioni. Nell'insegnamento si spinge molto sui colori, soprattutto quello scuro, per cantare le opere serie o drammatiche, ma non è corretto. E' la natura stessa, il carattere umano, che ci fornisce i mezzi, gli strumenti espressivi per capire come fare. E' un esercizio necessario e in alcuni casi imprescindibile, leggere il testo in forma espressiva, dando sincerità a quanto pronunciato. Non basterà una volta; occorre leggerlo più volte per capire cosa si sta dimenticando, sbagliando, evitando. Meglio ancora se si registri e riascolti. Solo quando si sarà raggiunta una lettura convincente si potrà tentare di eseguirla con le note, non troppo rapidamente. Recitate, gente, recitate.