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venerdì, marzo 12, 2021

Anche questo forse è meglio saltarlo...!

 Placido Domingo canta ancora in teatro a 80 anni. Dunque dobbiamo ritenere che la sua vocalità sia eccellente, un esempio da seguire e da assumere come modello? il soprano Joan Sutherland è ritenuta da molti "inarrivabile", nonostante non si capisca un accidente del testo delle opere che ha cantato. Dobbiamo comunque ritenerla un modello? Per contro Di Stefano, che recitava il testo come pochi, a trent'anni era già in declino. Dobbiamo quindi ritenere la parola, la dizione controproducente e da tenere lontana? Oggi spopola un tenore, che non citerò, che più ingolato non si può. Ma questo è ritenuto un notevole artista, e non è l'unico che viaggi ai vertici delle classifiche di gradimento nonostante noi si avanzino notevoli riserve sul loro modo di porgere la voce. Giacomini ha fatto una lunga carriera, utilizzando, almeno da un certo momento, il cosiddetto metodo dell'affondo, da molti (compresi noi) ritenuto pessimo. Quindi sbagliamo noi, e quella è la strada da seguire? Allora si potrebbe ridurre tutta la cosa alle opinioni personali (ma anche autorevoli) di alcuni (magari... i critici) che fanno opinione. Ho incontrato spesso autentici fanatici di cantanti che non ritengo degni di cantare in teatri di prima grandezza. Su questo però bisogna fare un po' di chiarezza. Ci sono cantanti di grande intelligenza e magari di notevole musicalità. La Sutherland e la Horne hanno dominato un'epoca; ho sempre avanzato riserve sulla loro vocalità, però non posso non riconoscere loro notevoli doti musicali e teatrali, al punto di aver lasciato un segno importante nella storia perlomeno dello stile esecutivo in particolare di alcuni autori. Anche Domingo, la cui vocalità secondo me è sempre stata discutibile, è senza dubbio un musicista che sa calarsi come pochi nei personaggi che esegue. Poi se dovessi entrare più a fondo nella definizione di "musicista", avrei altre riserve anche su quanti ho citato, però è giusto riconoscere perlomeno una notevole predisposizione, così come nelle doti vocali. Senz'altro poi bisogna dire che tanti cantanti sono da indicare come seri professionisti e lavoratori. Non si rimane in certe posizioni di gradimento, in questo genere musicale, senza uno studio continuo. 

Perché faccio questo discorso? Beh, per tanti motivi. C'è da chiedersi perché studiare in un certo modo, se poi i modelli sono altri. A chi interessa avere come riferimento Schipa, Basiola, la Toti o Pinza, se i tromboni che strombazzano dicono che ... sì, sì, però oggi si canta meglio (sentito dire con le mie orecchie pochi giorni fa). Ma che anche la Tebaldi... beh (anche questo udito in diretta); volete mettere i soprani odierni? Io non li metto. Nel migliore dei casi sento "buoni" soprani, magari più preparati stilisticamente e più rigorosi musicalmente (il che non vuol dire più musicali). 

Su cosa si basano la valutazione e le scelte? Sensazioni perlopiù personali. Si analizzano dei dati ma secondo valori personali, senza avere realmente cognizione di causa. In altri casi ci si affida a maestri, o presunti tali, e si seguono ciecamente le indicazioni. Ma tra le due cose c'è un divario notevole! Cioè, mi rendo conto che le stesse persone che seguono con molta attenzione, scrupolo e buon senso determinati insegnamenti, fanno scelte poi meno sensate e condivisibili in altri campi. Quello che ci tengo a dire, e che ho accennato nel post precedente, è che una Scuola che vuole porsi in un determinato contesto artistico e storico, deve avere un osservatorio possibilmente unificato sullo stile di vita. Se no, e ritorno da capo, perché ci si interessa e si sceglie una scuola come questa? Non ci sono motivazioni "utilitaristiche", semmai il cammino sarà più irto, perché qui non seguiamo i modelli strombazzati o in testa alle classifiche. Dunque la motivazione è che si è attratti da un modello di approccio più autentico, umano e vero. Beh, certo, la parola che può piacere e far paura al tempo stesso è sempre quella: la verità. La verità piace, ma desta reazioni violente. Però se ci si avvicina, magari con cautela, e prima si tengono le mani avanti per non cadere, ma poi si tocca con mano che ... sì, forse c'è la possibilità che il percorso sia improntato alla conquista di una verità oggettiva, questo supera altre possibili scelte, più utili e più pratiche, forse. Però bisogna rendersi conto che se la scuola è realmente di questo tipo, non è limitata a un settore pratico e non divide, non separa il sapere, la conoscenza. Quindi, cari amici che seguite questo blog, che siate o meno anche allievi, dovete mettervi nella condizione di non rimanere incollati solo al fattore voce e canto, ma dovete considerare che i fattori voce e canto sono parte di un tutto, e sono percorribili e fruibili a livello perfezionistico se colti nell'ambito di questa unità. La salute umana è oggidì legata a una medicina fortemente parcellizzata; di contro esiste una visione della salute olistica, che non vede gli organi e le diverse parti del corpo come elementi separati e da curare individualmente, ma come parti del tutto, dove sempre il tutto è da considerare e mantenere in salute, per l'efficace mantenimento anche delle diverse e singole parti. Quindi interessarsi di canto... non basta! Ci vuole un'apertura di visuale e di condivisione molto maggiori di quelle comuni. Bisogna un po' rifarsi a uno stile della Magna Grecia o del Rinascimento italiano, dove la ricerca unitaria era realmente l'obiettivo. Sento parlare spesso di "nuovo rinascimento" (lo scrivo minuscolo, in questo caso, per ovvie ragioni); ma cosa intendono? Oggi siamo lontani come non mai da certo stile di vita. Ci lasciamo convincere e turlupinare da messaggi di ogni tipo e crediamo a qualunque cosa, pur sempre assicurando (a noi stessi), di essere impermeabili ai mass media. Oggi tutti sanno tutto di tutto. E non si è mai discusso e litigato quanto oggi. Perché ognuno sente qualcosa e si convince che quello sia vero, e lo propugna fino alla morte! Ovviamente contro tutti gli altri che hanno sentito altro e propugnano altro, anche loro fino alla morte. Quindi regna il caos assoluto. E allora torniamo con il nostro maestro Antonietti: "il cerchio chiuso è silenzio. Chi ha chiuso il cerchio, tace, perché sa che è loquace sol colui che ancor non ha capito". Meditate, gente, meditate. 

6 commenti:

  1. Ho letto l'intervista di un cantante lirico del passato che si dichiarava contrario alle incisioni (qualcosa di assurdo nel mondo di oggi) proprio perché non dicono il vero sulla voce che si ode in teatro. Dei grandi del passato, gli ultimi, ho sentito solo la Freni, che non ascolto molto volentieri in incisione perché non mi piace la sua voce registrata: nell'Onegin al comunale di Bologna si mangiava letteralmente il suo partner maschile Paolo Coni, era molto misurata e raffinata negli attacchi e nel fraseggio (in lingua russa) ma con un acuto riempiva il teatro, senza nessuna sensazione di sforzo, ma anzi, come qualcosa che si concedeva con parsimonia, perchè l'opera non è solo potenza. Il problema di oggi è che questi cantanti non ci sono più e quindi la gente non ha più termini di paragone, molti pensano che nel passato le orchestre fossero meno potenti e il cantante dovesse faticare di meno. Aggiungiamo poi la sciagurata decisione dei direttori d'orchestra, veri macellai delle voci, che hanno alzato il diapason, costringendo i cantanti ad uno spasmodico sforzo negli acuti, anche a causa della suddetta Sutherland e precedentemente la Callas, che hanno creato il mito del soprano drammatico con sopracuti;li aveva bellissimi anche la Los Angeles, ma si era sempre rifiutata di usarli, proprio per un'avversione all'ostentazione; intendiamoci: "quando ce vo' ce vo'", ma un certo loggionismo da stadio, che sopporta un'intera opera per ammirare un acuto, ha contribuito alla morte del canto come verità. L'ultima devastante esperienza è stata una Carmen a Caracalla: cantanti sconosciuti con voci ingolate e microfonate come l'orchestra, il coro ha cantato l'inno alla libertà secondo atto tutto al risparmio, e il pubblico che si accontentava di canticchiarsi la melodia del toreador, come se ascoltasse un cd in auto. Unica nota interessante era la regia, che aveva creato un'analogia col femminicidio e il toro che veniva sgozzato in parallelo a Carmen. Lì ho capito che l'opera lirica è morta ed ha senso solo come pezzo da ammirare in un museo: senza la voce non se ne esce, non è possibile ascoltare un cantante lirico microfonato, ma si sa, oggi la tecnica e la scienza sono il dio della società moderna e se la tecnica sostituisce l'imposto, ancor più il microfono può sostituire il canto, a riprova che, se si può fare, prima o poi qualcuno lo farà. Ultima nota: se la regia è l'unico senso che si può dare ad un'opera dal vivo (che altrimenti avrebbe più senso ascoltare in disco con i veri grandi del passato o i divi-fake di oggi che possono amplificare in incisione le loro voci), anche i cantanti sono diventati molto più "attori" in senso moderno, giocando tutto sull'ambiguità, la sensualità e l'estremizzazione dei gesti, ma un cantante deve recitare soprattutto con la voce e siamo lontanissimi da un'Anita Cerquetti che si studiava le opere ripassando ogni parola, cercando di capire e soppesare ogni sfumatura di significato...tanto non si capisce niente

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  2. Grazie, bel commento

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. PS ho notato che si inizia ad apprezzare i grandi (anche se purtroppo solo attraverso le incisioni che non possono dare quella sensazione di "Dolby surround" quando le loro voci suonavano nei teatri) quando si inizia ad avere veri criteri oggettivi di qualità: che senso ha un acuto, seppur estremo, se è strizzato e schiacciato, o una nota grave completamente laringea, che senso ha una voce (apparentemente) potente se non ha quelle caratteristiche di espansione e morbidezza che sono le credenziali del vero canto sul fiato? La prima volta che ho sentito la Galli-curci, ad esempio, mi sono chiesto perchè qualcuno la considerasse il prototipo dei soprani di coloratura, mi sembrava una vocina querula e microscopica, adesso che ho fatto un percorso, anche su di me, sono in grado di apprezzare la totale libertà di un canto libero, che riesco a capire come si diffondesse ed espandesse nell'aria senza alcuna spinta, come un soffio

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    1. e' proprio questo il punto,se non si compie un evoluzione personale,parlo per me stesso,non si puo'apprezzare il talento di un cantante,nell'esprimere la verita'.solo se si riesce a smascherare la propria anima,senza paura del giudizio,liberi dall'ego,si raggiunge un risultato sublime.mi sono sempre chiesto cosa mi faceva preferire cantanti come di stefano,bijorling,schipa..,il valore agginunto era mostrare la loro umanita' nel complesso,senza maschera. la voce diventa lo strumento per sublimare queste caratteristiche.io non riesco ad ascoltare certi cantanti odierni famosi,perche'la loro condizione vitale vibra ad una frequenza diversa dalla mia,non c'e giudizio,sono soddisfatto che dopo incontri di falsi maestri,ho conosciuto fabio,che io non sia un bravo cantante non importa,quello che conta e' il percorso evolutivo

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    2. Ti ringrazio molto per questo eccellente intervento, molto intenso. Grazie!

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