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giovedì, ottobre 06, 2016

Maschio & femmina

Simone Angippi scrive [riassumo per sommi capi] che in ciascuno di noi esistono, in termini vocali, due componenti: una "maschile" e una "femminile", che danno luogo a due gamme definite "registri" (petto e falsetto-testa) e con cui ci si deve un po' confrontare per arrivare a una vocalità piena. Adesso non entro nella questione registri perché non è nei miei intenti e perché ho già trattato l'argomento a dismisura. Ciò che dice Simone non è sbagliato, infatti il registro cosiddetto di petto è decisamente più maschile mentre il cosiddetto falsetto è evidentemente più femminile. Ma a mio avviso rimaniamo a un livello descrittivo. La questione dal mio punto di vista, che avevo già trattato molto tempo fa, rintracciabile sul blog, risale a qualcosa di molto più ancestrale. Queste due modalità esistono anche negli animali (il cane abbaia di petto e ulula e guaisce di falsetto); quello che non c'è in loro è la possibilità articolatoria, cioè la parola. L'apparato vocale e articolatorio dell'uomo è più evoluto, e concede questa meravigliosa possibilità (anche se a sentire tante stupidaggini a volte ci sarebbe di che rammaricarsi ...). I due registri in questo senso sembrerebbero non entrarci, ma non è proprio così! Infatti il parlato si è configurato in modo spontaneo maggiormente nel registro "maschile", mentre risulta poco ordinario, poco gradevole e "naturale" in quello femminile (anche se è probabile che nelle donne fino a qualche decennio fa fosse presente in misura più diffusa). Esiste un motivo! Nel nostro istinto di conservazione e DIFESA della specie, era necessario conservare una porzione della voce con caratteristiche utili a momenti di difesa e offesa, e quindi il grido, l'urlo, che può richiamare l'attenzione degli altri e impaurire l'eventuale avversario. Per far questo occorrono caratteristiche vocali sicuramente diverse da quelle richieste da un canto espressivo, e questo è il motivo per cui il settore acuto è più difficile da "domare"; mentre quello inferiore ha già in partenza caratteristiche vicine alla sensibilità artistica, ed è già abituato a un intenso uso dell'articolazione verbale, quello acuto no, ma non solo è disabituato, ma è anche "ostico" da condurre a quel risultato in quanto la sua funzione più specifica è legata a un utilizzo "di sicurezza", per cui una commutazione, come quella respiratoria, passa attraverso un dominio e un'evoluzione complessiva delle componenti umane che non hanno già in natura quel grado di sviluppo, pur possedendolo potenzialmente, ed è su questo che occorre lavorare.

14 commenti:

  1. Ottimo approfondimento. Vale la pena di pensarci su

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  2. Anonimo12:30 AM

    Mah, francamente l'associazione petto-maschio, falsetto-femmina, mi sembra piuttosto superficiale. Faccio senza spiegarlo, sono due atteggiamenti cordali che appartengono senza distinzioni ad entrambi i sessi. Il falsetto maschile avrà caratteristiche virili, quello femminile invece sarà più esile e delicato, e lo stesso vale per il petto. La femminilità o la virilità, in termini di colore, carattere, spessore, estensione, tessitura, dipendono dalla conformazione fisica dei due sessi, dalle differenti dimensioni della laringe, dalla lunghezza e larghezza delle corde, non dal registro. Altro è dire che il registro di falsetto è sfruttato maggiormente dalle donne, che cantano parti scritte circa un'ottava sopra rispetto ai colleghi uomini, mentre nei cantori maschi prevale la componente di petto. Ma questa è ancora una logica "separatista"... Sappiamo che l'emissione perfetta semplicemente annulla i registri. Francesco

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    1. E' vero che i due atteggiamenti sono presenti nei maschi e nelle femmine, ma in proporzioni diverse (si vorrebbe che in tutti gli esseri ci sia comunque una proporzione di maschio e femmina). Negli uomini c'è decisamente più porzione di petto e nelle donne più falsetto. Poi è logico che ci sono differenze a seconda della classe (basso-contralto, baritono-mezzo, soprano-tenore). Tutto ciò, e qui sposo la tua riflessione, non c'entra con quanto occorre fare per raggiungere il buon canto, cioè unire. Però non dimentichiamo che per raggiungere questa intuizione, il m° ha dovuto comunque fare un percorso che passa anche da queste constatazioni.

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    2. Anonimo11:08 AM

      Non mi riesce di attribuire ai due registri una connotazione legata alla mascolinità/femminilità, a parte una semplice constatazione descrittiva. Il fatto che la voce ci serva per parlare e per urlare (petto e falsetto), è analogo al fatto che le gambe ci servano per camminare o per correre. E in questo non colgo nulla di maschile o di femminile. Anzi a ben guardare la funzione ancestrale del falsetto è più propria del sesso forte, essendo legata anche all'attacco e alla difesa.

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    3. Anonimo11:21 AM

      Certo la donna dispone di una più estesa e più acuta porzione di falsetto per sopperire con esso alla carente forza fisica, in caso di pericolo, così da essere udita a lunga distanza. La natura del resto proporziona così anche gli uomini: i piccoli in genere hanno voce più acuta, i grandi voce più grave. La polarità maschio/femmina nella voce coincide quindi a mio avviso con la polarità corda lunga/corda corta, più che con quella corda spessa/corda tesa.

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    4. Anonimo11:57 AM

      E devo dissociarmi anche per un altro motivo. Attribuendo etichette sessuali alle due meccaniche laringee, si rischia senza volerlo di dar man forte a quanti blaterano che la donna non debba usare il petto, e l'uomo non debba usare il falsetto. Pregiudizi dettati proprio dalla credenza che il petto sia necessariamente viriloide, il falsetto effemminato. Ricordiamoci che al di fuori di questa scuola, non c'è nessuno che sappia cosa sia il falsetto, il falsetto pieno intendo. Riguardo alla proporzione di maschio/femmina presente in ognuno, ritengo anche questo discorso ambiguo e forse pericoloso. Tranne rarissimi casi patologici, si è maschi oppure femmine, tertium non datur. E la voce è espressione di questo, non è che il canto debba perseguire l'androgino. Poi si può speculare circa la compresenza in misura diversa in ognuno di noi di aspetti caratteriali, e per riflesso vocali, riconducibili (ma sempre in base a pregiudizi) ad un sesso oppure all'altro. Ma anche qui personalmente mi asterrei dal voler sessualizzare ogni cosa.

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    5. ... non è che si vuole sessualizzare, anzi non è questo il tema del post, però non si deve dimenticare che la laringe è un organo sessuale secondario, infatti il suo sviluppo è legato agli ormoni.

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    6. Certo, ma questo è un altro discorso. La laringe, la voce, per l'appunto è espressione anche del sesso dell'individuo ed è normale e giusto che sia così, pur esistendo voci ambigue, al limite, a volte anche molto belle per questa loro particolarità. Io dico solo che questo è indipendente dal registro: una voce sarà maschile oppure femminile in ogni suo registro (salvo difetti, carenze, effetti imitativi...). Piuttosto, secondo me l'antagonismo tra i due registri si presta meglio ad essere paragonato al contrasto tra la fanciullezza (falsetto), e la maturità (petto). E qui senz'altro mi pare il caso di affermare che dentro ognuno di noi permane sempre una componente dell'infante che fummo.

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    7. sicuramente un punto di vista molto interessante.

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    8. Dici bene, infatti non c'è un effettiva distanza di un'ottava, nemmeno tra la voce di baritono e quella di soprano, figuriamoci tra questa e il tenore. Sostengo da tempo e la foniatria sembra confermare, che in lirica le donne utilizzano molto più falsetto, per motivi canonici, ma invero questo varia già all'interno delle categorie, i bassi praticamente non utilizzano falsetto, se non, ma nemmeno sempre, per le ultime due note della loro tessitura classica, anche i baritoni poco e nulla, già i tenori di più. I contralti a loro volta utilizzano più petto dei soprani.
      Nel Pop, la situazione sembra capovolgersi, molti uomini utilizzano un falsetto, ma spesso è piccolo. La Pausini, ad esempio, sembra invece tirare di petto fino a Re4, non ne son sicuro, in quanto i/le cantanti esperti riescono, come i lirici (più i maschi qui) a far suonare il falsetto di petto, cosa che le cantanti liriche tendono a non fare.
      Ne deduco che le cantanti moderne esperte, hanno ripreso questa abilità dei (tradizionalmente parlando) lirici maschi, facendone tesoro, viceversa molti cantanti maschi riprendono la flessibilità del falsetto lirico femminile. Senza contare l'influenza del blues, jazz, lì troviamo uomini e donne, che mischiano allegramente falsetto e petto ad altezza diverse e in moltissimi timbri. Ovviamente non in modo accademico, ma non necessariamente scorretto. Dipende ovviamente dai propri obiettivi e da quanto stress sia obiettivamente presente per la gola, secondo me unico criterio importante.
      E' vero che il falsetto dell'uomo è stato censurato e caricaturato, insomma presentato male e prevalentemente nella forma di quello piccolo e spoggiato, quindi bistrattato. Ma condivido, sono registri che di per sè non hanno sesso.

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  4. Il discorso per me fila, avendo compreso "con la voce" di cosa si parla. Quello che realmente mi stupisce è come il personaggio in questione riesca a essere così teoreticamente preciso e intuitivo, salvo poi alla prova dei fatti non riuscire a fare NULLA di quello che predica. Non è nemmeno intonato,e questo per me lo declassifica in partenza a prescindere dal suono (anch'esso davvero carente e povero, a giudicare dalle registrazioni). Misteri della musica

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  5. Il discorso per me fila, avendo compreso "con la voce" di cosa si parla. Quello che realmente mi stupisce è come il personaggio in questione riesca a essere così teoreticamente preciso e intuitivo, salvo poi alla prova dei fatti non riuscire a fare NULLA di quello che predica. Non è nemmeno intonato,e questo per me lo declassifica in partenza a prescindere dal suono (anch'esso davvero carente e povero, a giudicare dalle registrazioni). Misteri della musica

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