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mercoledì, novembre 02, 2016

"Andavo a cento all'ora..."

Ho visto recentemente un riferimento, nel canto, all'automobile e mi sono tornate alla mente alcune analogie che sentii fare quando ero nei miei primi anni di studio, o anche prima. In effetti ricordo che la persona responsabile del mio profondo interessamento alla lirica e al canto, Beppe Valpreda, cui è stata intitolata l'Associazione Amici della Musica di Asti, che in gioventù aveva cantato e fu etichettato come il "Bechi astigiano", in quanto appassionatissimo del noto baritono fiorentino, che sapeva imitare alla perfezione, un giorno mi confessò che a lui Bechi piaceva tantissimo ma sapeva che il suo modo di cantare non era corretto, e me lo spiegò così: "è come se tu facessi una competizione in macchina su un breve tratto e per far prima non cambiassi la marcia: non perdi tempo e quindi magari vinci, però fondi!". Pochi anni dopo, quando leggevo tutto quanto scriveva Rodolfo Celletti, ricordo che, forse in più d'un articolo, scriveva: "il passaggio di registro [di cui lui era un vero fanatico ndr] è come il cambio dell'automobile, non puoi andare avanti oltre un certo limite con la stessa marcia, a un certo punto devi cambiare, e così nella voce, devi passare di registro". Questi riferimenti a mio avviso sono del tutto fuori luogo, senza contare che personalmente sono parecchio contrario a mettere a confronto un organismo vivente con un apparato meccanico, che per quanto ben fatto avrà sempre limiti giganteschi rispetto alle possibilità del corpo. In ogni modo, vediamo di osservare il fenomeno. Il motore gira, accelerando i giri aumentano e c'è un limite oltre il quale il motore "urla" e rischia di danneggiarsi; il cambio è un meccanismo intermedio che serve a far diminuire i giri del motore man mano che si accelera, contemperando le diverse velocità che occorre mantenere. Se volessimo paragonare il motore alle corde vocali, ecco che non ci siamo, perché le vibrazioni, o frequenze, man mano che si sale verso l'acuto, non possono che aumentare sempre. Non c'è alcun sistema di riduzione, perché ciò che interessa è proprio la frequenza. Cosa c'è da cambiare nell'ascesa (per cui necessiterebbe un "cambio")? un bel niente!! E' però vero che ISTINTIVAMENTE, per ragioni che abbiamo descritto alcune centinaia di volte in questo blog, le carenze respiratorie hanno determinato l'instaurarsi di due meccaniche, per cui la gamma centro grave prevede un maggior interessamento della zona muscolare delle c.v., mentre la gamma acuta prevede un maggior interessamento, se non addirittura una esclusiva pertinenza del bordo cordale fino a una sua parzializzazione. Il fatto che una maggioranza di persone si trovi a dover affrontare queste due meccaniche nettamente in evidenza e trovarsi pertanto in difficoltà nel doverle gestire in modo da non avere discontinuità timbrica (addirittura spesso utilizzata proprio per realizzare il "passaggio"), non significa che questa sia una condizione fatalmente obbligata e che quindi si debbano ricercare manovre tipo cambio di marcia altrimenti si fonde. Se questa è una condizione iniziale, significa solo che manca quel passo evolutivo che condurrà a un assoluto e totale superamento di questa che possiamo considerare una CARENZA RESPIRATORIA, cioè una carenza legata alla condizione contingente della vita che non è di tipo artistico, ma di tipo relazionale, quindi la respirazione non va oltre la necessità di scambio gassoso; quando noi vogliamo imporre un mutamento del suo ruolo, volendola utilizzare intensamente per alimentare suoni di ampia portata e in estensione (non necessari alla vita) ci troviamo non solo a constatarne la carenza rispetto a quanto necessiterebbe, ma addirittura ci troviamo a dover subire le conseguenze della sua opposizione a questo tentativo di mutamento. Il "cambio" che è necessario attivare è quello relativo a una disciplina EVOLUTIVA, che cioè consenta al fiato di adeguarsi alla nostra esigenza spirituale artistica, al termine della quale ci ritroveremo con una vocalità omogenea su tutta la gamma senza alcuna necessità tecnica di cambi, passaggi o altre diavolerie. Il risultato fonico, che solo un organismo elastico e suscettibile di adattamenti e trasformazioni, è quello più volte enunciato di una CORDA UNICA, cioè una gamma unica omogenea senza alcuno scalino, cambio, passaggio sia in senso ascensionale che in senso dinamico, cioè dove non si avverte alcun mutamento né salendo o scendendo, né intensificando o smorzando il suono, con qualunque colore si voglia. Se però a priori non ci poniamo nella condizione di far nascere la voce cantata laddove già nasce naturalmente quando si parla, cioè fuori, stiamo già tradendo e impedendo una possibilità evolutiva e dovremo fatalmente percorrere strade che, comunque si voglia intendere e discorrere, sono tecniche meccaniche, quindi limitate e limitanti.

4 commenti:

  1. Grande post... una ventata di verità tra le chiacchiere dei tanti tromboni ignoranti.

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    1. ti riferisci al "fanfarone ampolloso" di mozartiana memoria?

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    2. In verità potrei riferirmi a tutto l'orbe dei "maestri" di "canto" (virgolette d'obbligo) e dei vari "vociologi" attualmente in circolazione. Quanti di loro si sono mai posti la domanda direi ontologica del perché esistono i registri? In base a cosa blaterano di note di passaggio, di cambi di marcia, di meccanismi, di modifiche timbriche e vocaliche? Non c'è uno straccio di criterio! E quel famoso critico, pace all'anima sua, che trovava difettoso un cantante che non praticasse in modo evidente la manovra del passaggio di registro! Ahahahah! Immaginiamo se un pianista si sentisse dire che bisogna marcare e far sentire il passaggio del pollice!

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  2. Il "numero di giri" del "motore" non cambia, ma in verità anche nell'auto, in effetti i giri della ruota motrice non cambiano, solo quelli del motore e il paragone diventa la ruota e le vibrazioni con le corde.
    Ma è chiaro in effetti che la metafora è un po' volgare.
    In verità un qualcosa deve cambiare e in effetti cambia, l'appoggio corretto, ne è ovviamente il risultato.
    Tra quello che "fonde" perchè porta il parlato troppo su e quello che alleggerisce, cosa cambia con l'alleggerire? La massa di corde vocali coinvolte, fino ad arrivare al bordo e, nelle fasi intermedie, il livello di contatto cordale, quindi in teoria, un minore attrito delle corde, ma anche una minore resistenza al fiato.
    Il tutto in continuità però dalla nota più bassa alla più acuta. C'è però chi parla di M1 e M2 come nettamente separati. Io direi, anche fosse, con le loro dinamiche, in ogni caso. Però è un approccio che mette in imbarazzo, ti dice che c'è un compromesso.
    Ma allora mi chiedo, non dovrebbe essere scorretto, almeno al di fuori del territorio lirico tradizionale entrare, come le donne, in vibrazione di bordo. Quindi teoricamente i molti baritoni che cantano in acuto in metal e rock, potrebbero farlo correttamente e con molte più sfumature. E' quello che sostengo da sempre, tuttavia pochissimi lo fanno, per rimanere fedeli al genere, quando non è vero che altrimenti canterebbero "lirici". Giusto le donne, quando cantano Symphonic metal, dove usano un'emissione più simile a quella lirica.
    So che non ascolti molto altri generi, ma spero gradirai lo stesso questa osservazione.

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