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martedì, marzo 03, 2026

Il passaggio indietro

 Stavo ascoltando un tenore che eseguiva, come normalmente avviene, un classico "passaggio di registro". Ciò che mi appariva evidente era che la voce con questa manovra se ne andava lietamente indietro. La voce mantenuta o messa nelle condizioni di arretrare, può apparire più facile, in quanto perde una certa quantità di appoggio. La voce mantenuta esternamente, come la voce parlata, superato il range del parlato, appare più impegnativa e tendenzialmente gridata. Questa sensazione va considerata una fase del processo educativo. Superata all'incirca l'ottava tipica del parlato, si entra nella zona che ho definito "primitiva", o "animale", cioè che non ha subito quell'evoluzione che ci consente con grande semplicità di esprimere le parole. Entriamo in una zona che resta a nostra disposizione per altre incombenze vitali: chiedere aiuto, imporre la nostra volontà, avvisare altre persone di un pericolo incombente, ecc. Ma non solo! La zona superiore consente anche di esprimere dolore, affetto, amore, in un modo più leggero e piacevole. Quest'ultimo lo chiamiamo normalmente falsetto. Questi due caratteri apparentemente così diversi, soprattutto per quanto riguarda l'impegno, appartengono in realtà alla stessa meccanica, ma comportano due processi fisio-anatomici diversi, perché così li interpreta il nostro sistema mentale. Quando vogliamo gridare, viene richiamato un procedimento meccanico simile allo sforzo, con restringimento glottico e sollevamento diaframmatico. E' una condizione che non ammette un lungo utilizzo salvo innescare un potenziale danno all'apparato glottico. Viceversa questo non avviene quando utilizziamo il "falsettino", cioè quel falsetto leggero e chiaro, che non necessita di intensità rilevante e carattere violento, ma opposto. Nella scuola di canto novecentesca l'utilizzo del falsetto leggero, che era in auge nei secoli precendenti, si è andato perdendo, ritornando in uso soprattutto in tempi recenti per utilizzo nella musica barocca, ma in quasi tutti i campi le due modalità restano divise. Ciò che si dovrebbe comprendere è che il falsetto leggero può essere un validissimo sistema di educazione della voce acuta e risoluzione dei problemi di emissione degli acuti. I tenori sono afflitti molto frequentemente dal problema di non riuscire a emettere correttamente gli acuti (o di non riuscirci affatto). Il sistema che è stato studiato è quello del "passaggio", che non risolve affatto in modo esemplare il problema, tutt'al più lo evita e permette una soluzione grossolana. Se il fiato viene educato in modo eccellente abbinato alla voce per consentire a questa di suonare perfettamente nello spazio anteriore alla bocca, anche se inizialmente si farà uso di un falsetto molto leggero, si potrà col tempo rinforzare (non volontariamente) e si giungerà a cantare su tutta l'estensione con facilità e sonorità, senza gridare e con la possibilità di modulare dinamicamente senza sforzi assurdi. 

Qualcuno dirà: ma allora perché i "controtenori" possono cantare con notevole dinamica senza che la voce passi a voce piena? Il motivo è che quello non è falsetto! I sopranisti e contraltisti utilizzano una modalità diversa di emissione, che consiste in una riduzione della lunghezza cordale, cioè nel portarle a una condizione simile a quella femminile, con una sorta di paralisi di un tratto delle corde. E' una condizione particolare e personale che ritengo non si possa insegnare. 

Attenzione, perché esiste anche uno pseudo-falsetto, che è in realtà il primo armonico della voce, che può suonare come il falsetto pieno, ma non è rinforzabile ed ha una estensione limitata.