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domenica, agosto 14, 2016

Il pignolo

In alcune cose sono il primo a darmi del pignolo. Simpaticamente me lo dicevano a volte i miei allievi di scuola quando insegnavo disegno tecnico, e oggi, oltre a dirmelo da me stesso, me lo dicono, sempre senza polemica, alcuni allievi. Ma nei giorni scorsi, pur non seguendo con particolare interesse le Olimpiadi, mi è capitato di soffermarmi per alcuni minuti su alcune gare di ginnastica artistica e di tuffi sincronizzati. In particolare mi interessava sentire i commenti non del giornalista ma dell'esperto a fianco. In particolare nei tuffi, io restavo allibito nel sentire che un certo tuffo, che a me pareva assolutamente perfetto, al commentatore risultava impreciso, e andava a dire dove, ma avrei forse dovuto rivederlo 10 volte per notare ciò a lui appariva palese. E' evidente che costui ha sviluppato un "occhio" pronto a cogliere i dettagli. Ci riusciremmo tutti, presumo, con una buona guida e un esercizio costante. Un maestro di canto esercita la stessa abilità con l'orecchio, quindi perché lì si punta alla perfezione e nel canto si passa per "pignoli"?  Va bene che il canto non è sport e le cose stanno un po' diversamente, però, ad esempio, anche l'analisi di molte esecuzioni strumentali non sono lontane da questi paragoni. Io sento esecuzioni canore che sono di una approssimazione musicale e vocale che è come vedere quel povero tuffatore filippino che termina goffamente di schiena. La differenza è che quello ha preso zero, e magari è stato solo un incidente  e successivamente avrà migliorato, oppure sarà radiato da qualunque competizione, questi cantanti calcano le scene dei teatri più importanti, prendono fior di quattrini e sono portati in palmo di mano anche da un folto pubblico e possono solo peggiorare, in genere. Quando l'orecchio ovvero la mente colgono l'imperfezione e l'approssimazione, se si è seri e onesti, non si può fare a meno di fermare un'esecuzione (didattica) e tentare di suggerire le strategie per migliorare, e quando si sentono "grandi cantanti" che non sanno nemmeno avvicinarsi a una esecuzione di buon livello (altro che esemplare!!) non si può fare a meno di segnalarla, di scriverne e pubblicizzare. Se poi i fan attaccano e contestano, senza argomentazioni plausibili e coerenti, saranno affari loro che invece di cercare di crescere in competenza, in sensibilità, rimarranno affogati nelle proprie carenze. Proprio in questo senso, la gara di ginnastica artistica che ho visto, di un'italiana, si basava musicalmente su una esecuzione "vocalizzata" del nessun dorma; e chi erano i due fenomeni canterini?: la Dessì e soprattutto l'ineffabile Armiliato, che persino in una acustica approssimativa, attraverso la tv, con gli echi della grande sala, appariva strozzato all'inverosimile. E la gente lo va ad ascoltare, ad applaudire e ti dice, magari, che non è poi tanto male! Certo, posto che al peggio non c'è mai fine...!! Acc, che pignolo sono!!

7 commenti:

  1. Che bel post.... No pignolo...preciso e con ottimo orecchio. :)

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  2. Un problema della lirica di oggi è che non ci sono più termini di paragone decenti: il mio insegnante di violoncello mi raccontava che sentire il Samson et Dalila con Carreras (tanto vituperato) e poi con l'altro tenore era come sentire un maestro e un principiante (e di canto veramente non era affatto esperto). L'altro grande problema è l'enorme distanza tra sentire dal vivo e le registrazioni, che non daranno mai l'effetto "dolby surround" di cui parla questa scuola

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    1. Purtroppo il disco è stata la rovina di un po' tutto il mondo della musica e del canto. Addirittura ci sono persone che sostengono che il microfono è "democratico" perché rende i cantanti "più uguali", togliendo loro la capacità di farsi sentire di più o di meno, in base alle proprie capacità! Cioè, esautorandoli di una delle doti fondamentali dell'arte vocale, che è la fluidità ed espansione. Ma il disco, più ancora del microfono, permette manipolazioni e montaggi che sono quanto di più lontano dal mondo dell'arte. Non può esserci paragone tra sentire dal vivo e da registrazioni. Celibidache diceva: è come voler far l'amore con la foto di Brigitte Bardot!

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  3. Al contrario nelle arti che coinvolgono la vista (ma non la pittura), una registrazione può rendere abbastanza l'idea della performance originale

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    1. Certamente un quadro, essendo bidimensionale, non subisce deformazioni, restando bidimensionale, però difficilmente la "matericità" del dipinto resta palpabile come nel quadro, poi c'è il problema delle dimensioni, perché le riproduzioni fotografiche solitamente o ingrandiscono o rimpiccioliscono le dimensioni originali, con grande nocumento della piena comprensibilità dell'opera. Insomma, il vivo è sempre decisamente meglio!

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  4. Ammirare un quadro dal vivo ci regala emozioni profonde, alcuni ci trasmettono delle sensazioni che ci lasciano a bocca aperta. Per me vale li stesso per la voce! Dal vivo abbiamo la condizione di poter dare un giudizio autentico.

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