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lunedì, aprile 26, 2010

La voce "a pezzi"

Devo spiegare un concetto che mi capita di usare sovente con gli allievi. Pur contrario a suggestioni astratte, faccio pensare al suono come diviso in due pezzi: una punta, che possiamo e dobbiamo proiettare il più avanti possibile, e un corpo, interno, di cui invece dobbiamo disinteressarci, e anzi cercare di "deglutire", cioè non portare avanti. Si sarà capito che naturalmente questa cosa non è vera, il suono non è per niente diviso in due; però, come ho spiegato qualche post fa, la nostra mente non riesce ad avere una sensazione chiara del fiato, e quindi confondere il fiato con i muscoli è la cosa più normale. La sostanza del mio suggerimento a cosa mira? A dividere, effettivamente, in due non il suono ma la percezione di esso, dove la "punta" dovrebbe coincidere con la proiezione più avanzata della pronuncia, e il "corpo" con l'insieme delle tensioni muscolari oro-faringee. Il termine "abbandono" è deleterio, il mio maestro lo considerava un difetto serio, quindi non lo uso quasi mai, onde evitare malintesi, però può capitare, nei casi più persistenti, di adottarlo ben chiarendo il riferimento alla zona faringo-laringea, dove ogni tensione non farà che rallentare e rendere difettoso il canto, esattamente al contrario di quanto TUTTI gli insegnanti, con esclusioni rare quanto le mosche bianche, perseguono. Pensare al sollevamento del velopendolo, all'apertura della gola, all'abbassamento della laringe, a movimenti volontari della lingua, e altre simili amenità, che mi risultano essere i suggerimenti e le sollecitazioni continue in tutte le scuole di canto a me note, non faranno che consolidare le tensioni muscolari e quindi allontanare il vero obiettivo, da tutti sbandierato, e cioè il canto sul fiato. Il motivo di questo post è però anche un altro. Ho già sentito dire che qualche insegnante indica questa suggestione: "non confondere il suono con la pronuncia, vanno in due direzioni diverse". Apparentemente può sembrare simile al discorso che ho svolto prima, ma in realtà c'è una profonda differenza (anche se è sempre difficile poter capire le intenzioni reali slegate da un discorso complessivo): suono e pronuncia sono esattamente la stessa cosa, e guai a volerle separare! Questo, a mio avviso, vuol essere un giustificativo per i tanti che vogliono mandare il suono "in maschera" (intendendo fronte, occhi, zigomi e oltre) ma non sanno come collegare questo discorso con la necessità dell'articolazione della parola, che non può che avvenire nella parte anteriore della bocca. In questo caso la separazione delle due componenti può far pensare che si pronuncia in bocca ma la gestione del "suono", inteso come corpo vocale, volume, squillo, ecc., avvengono in altro loco. Ovviamente chi mi segue si renderà conto che questa è una follia bella e buona, che non ha alcun fondamento di alcun tipo. In realtà è possibile che gran parte della pronuncia possa realizzarsi nella parte posteriore della bocca, ed è quella posizione "ventriloqua" che naturalmente rende gravemente difettoso ogni canto, sebbene a qualcuno possa piacere perché fa molto rumore! (si veda il post: molto rumor per nulla). Siccome ho parlato di un "abbandono" inteso negativamente, sarà bene spiegare che ciò che non va mai abbandonata è proprio la pronuncia, ovvero la "punta" del suono, che deve continuare a scorrere, a fluire, senza trattenute. Può capitare che alcuni allievi abbandonino il fiato perché l'insegnante insiste spesso di "non spingere". E ci risiamo con la confusione tra fiato e muscolatura. La spinta, da eliminare sempre e comunque, avviene o dal basso verso la laringe, ed è la più deleteria e persino pericolosa, o sui muscoli faringei verso l'apertura buccale. Quando il fiato viene proiettato oltre i denti (partendo dai denti stessi! non dall'interno!) senza impegno muscolare, non si avrà spinta, ma semplicemente amplificazione, intensificazione del suono, senza alcun difetto, solo con un aumento del peso del fiato sul diaframma.

venerdì, aprile 23, 2010

Diminuire la tensione

Come più volte enunciato, uno dei problemi, se non IL problema, nell'educazione della voce consiste nel ridurre il più possibile la tensione muscolare e la pressione dell'aria al fine di mantere costantemente la proiezione al livello della parte superiore della bocca. Per conseguire questo obiettivo abbiamo diversi sistemi: 1) ridurre il volume/intensità al fine di stimolare il meno possibile la reazione istintiva-diaframatica, 2) aumentare, o mantenere il più possibile, un "peso" vocale sufficiente a mantenere il diaframma in posizione bassa affinché possa proiettare efficacemente il suono, 3) pronunciare il più possibile le frasi degli esercizi al fine di "ingannare" l'istinto. Esaminiamo il primo caso: diminuendo l'intensità, quindi cantando in voce quasi sospirata, non è detto che si abbassi subito l'intensità, anzi in molti casi è possibile che anche su note centro basse persista una elevata tensione. In questo caso occorre scendere anche su note inferiori al proprio range consueto (per un tenore anche su sib, la...!) fin dove, in sostanza, si nota di riuscire a "parlare" intonato con la pressoché totale assenza di tensione muscolare. Da qui risalendo e badando di mantenere il più possibile la stessa posizione rilassata iniziale, si noterà che è possibile raggiungere anche note piuttosto alte in modo facile, piacevole, completamente senza tensione. Il passaggio ai suoni più intensi non sarà difficile, anzi, si noterà che già nel corso del primo esercizio (se tutto viene svolto correttamente) la voce, pur nel piano, acquisterà una consistenza e una risonanza esterna tutt'altro che irrisoria. La cosa migliore è passare poi da questo tipo di esercizio al parlato più forte, dove, con una pronuncia incisiva, si potrà rilevare un appoggio "fondissimo" del suono, premessa ad un canto di forte intensità. Il secondo sistema, cioè il peso, che è quello adottato un po' da tutti (raramente con coscienza), pone grossi problemi nel riuscire a mantenere la posizione "orizzontale" del suono di fronte alla bocca. L'esempio migliore di cantante che è riuscito in questa impresa è Aureliano Pertile. In quasi tutte le sue registrazioni del periodo maturo si può notare che il suono non si alza verso naso e fronte, ma rimane sistematicamente ancorato al palato alveolare. Questo negli acuti, e soprattutto nei cambi di vocale, può veramene costare tantissimo a livello fisico, specie se non si è domato l'istinto, perché il peso che il diaframma deve sopportare è davvero considerevole, e se la disciplina non è stata indirizzata a una commutazione della funzione respiratoria da solo fisiologica a fiosologica-artistica, l'instinto non cesserà mai di svolgere la sua opera difensiva e quindi reattiva. Diciamo, però, che in questo caso il fatto di pronunciare con precisione, e allo stesso livello del parlato, pur senza una coscienza assoluta, può essere comunque interpretata dall'istinto come una necessità esistenziale di relazione, e quindi la reazione può nel tempo ridursi, e questo può spiegare accettabillmente la lunga e ottima carriera di questo artista.

martedì, aprile 20, 2010

Il falsetto pieno

Uno dei traguardi più interessanti in tutte le voci è l'eliminazione del passaggio di registro. Questo però risulta particolarmente interessante e intrigante nelle voci femminili, dove regna la confusione massima e dove rarissime risultano le voci realmente esemplari. Se infatti è vero che il petto ha una forza timbrica notevole, mentre il falsetto risulta in genere chiaro e deboluccio, è anche vero, ma sono in pochi ad averlo capito e provato, che il falsetto nell'arco di qualche tempo può essere irrobustito al punto di risultare quasi identico al petto (e questo è normale, visto che eliminando il passaggio la corda non vibra più in una semplice posizione, petto o falsetto, ma si porta gradualmente dall'una all'altra posizione in una sfumatura di colori. In questo modo sia scendendo che salendo il cantante non avverte più pressoché alcuno "scalino" e può dare forza senza che si creino sguaiamenti di cattivo gusto oltreché di pericolo per la durata della voce. E' un traguardo difficile che solo dietro una attentissima e sensibile guida può essere raggiunto, perché nel corso dell'educazione le differenze tra suoni di petto e falsetto pieno sono minime, ma fondamentali!!

In sintesi...

In due parole, potrei dire che il canto esemplare consiste nel fare esattamente il contrario di quanto dicono la strangrandissima maggioranza delle scuole di canto attuali: chi dice di buttare verso l'alto, chi dice di affondare, chi di far girare dietro... ecco, invece la Verità è che il canto ve esattamente dove va il normale parlato (di cui il canto è "semplicemente" uno sviluppo) e cioè davanti alla bocca. Questa potrebbe essere l'Arte del Canto detta in due parole. Purtroppo nessuno si rende conto dell'incredibile difficoltà di raggiungere questo apparentemente semplice traguardo! Appena si mette un po' di peso sul diaframma questo si ribella e spinge la colonna d'aria verso l'alto, procurando difetti vari, più o meno evidenti, e la maggior parte dei suoni viene schiacciata verso l'alto o distorta nel tentativo di "raddrizzare" il tubo vocale, che è ad elle. Questo diventa macroscopico in tutta la fascia acuta. Per ottenere il risultato suddescritto, occorre che il diaframma, depurato di ogni interferenza istintiva, possa rimanere per tutto il tempo di una frase cantata, nella sua posizione più bassa. L'Arte dell'insegnamento consiste nel raggiungere questo traguardo. Più facile di così...

lunedì, aprile 12, 2010

Le due vie

Ho lungamente parlato della necessità che il polo superiore del flusso sonoro vada a poggiare sull'osso mandibolare al di sopra degli incisivi (palato alveolare). Ho anche spiegato più volte che è fondamentalmente sbagliato pensare che il suono debba o possa andare nelle cavità sopraglottiche (nasali, paranasali, frontali, ecc.) per una questione di sollevamento della base del fiato dal diaframma. Mi è noto che esiste un metodo di canto, ultimamente piuttosto dilagante, secondo cui il suono può seguire due vie, cioè parte può confluire in bocca e andare dietro i denti superiori, parte può passare alle cavità superiori e amplificarsi in quella sede. Ciò può risultare possibile in quanto lo sfintere ariepiglottico, che è una parte del velopendolo, e che è il responsbile più diretto della chiusura delle coane (i canali di passaggio alle fosse nasali), può rimanere leggermente aperto anche quando il palato molle è sollevato. Ora resta da stabilire se questa procedura è utile, vantaggiosa ai fini della vocalità finale, e se è praticabile senza che subentrino difetti.
1) non mi risulta che questa posizione del palato possa essere mantenuta con assoluta naturalezza, ma richieda un'attenzione che indispensabilmente genera una tensione che in alcun modo può essere eliminata;
2) se una parte del flusso aereo-sonoro non si appoggia sul palato duro, la pressione diminuirà e ciò comporterà necessariamente un certo sollevamento dal diaframma e quindi spoggio.
3) l'articolazione ne subirà sicuramente una conseguenza
4) anche la mandibola può irrigidirsi, perché la discesa di questa favorisce la completa chiusura delle coane, e quindi via alle conseguenze per ulteriore possibile spoggio e tensione.
Alle luce di queste deduzioni, ritengo che l'idea della doppia via (che qualcuno potrebbe anche chiamare "doppio binario") sia da scartare.

domenica, aprile 11, 2010

Il mantice a tre lati

Parlando dell'apparato respiratorio, lo si paragona spesso ad un mantice, giustamente. Il nostro mantice, però, a differenza di quello usuale, è composto da tre lati, cioè le due tavolette che si avvicinano, che possiamo paragonare alle costole, e un terzo lato opposto al foro d'uscita dell'aria, che è paragonabile al diaframma. Questa precisazione è molto importante e interessante. Molti allievi di canto rimangono piuttosto perplessi quando leggono e sentono dire che il diaframma può stare abbassato durante il canto, perché ritengono che dopo poco esso debba risalire per estromettere l'aria dai polmoni. Se voi pensate a una pressione che agisca con efficacia sul diaframma, facendolo abbassare, cioè sul "terzo lato" del mantice, vi potete anche figurare che questo abbassamento comporta automaticamente una forza di avvicinamento degli altri due lati, cioè una pressione da parte delle costole sui polmoni che li svuoterà. Ecco anche perché è bene non cantare sulla riserva d'aria, quando la ricaduta delle costole è ormai terminata.

martedì, aprile 06, 2010

Ruolo della lingua

Mi vengono le convulsioni a sentire da alcuni studenti che ci sono insegnanti che chiedono di tenere la lingua rigida, di alzarla, di arcuarla, ecc. ecc. C'è veramente da inorridire. Come per tutte le parti interne, nella nostra scuola si evita in tutti i modi non solo di compiere azioni volontarie tese a dare una forma o una posizione particolare alla lingua, ma anche di togliere tutte quelle tensioni e azioni inconscie o indotte dalla reazione istintiva che possano dare a quest'organo un ruolo negativo.
La lingua deve rimanere distesa, rilassata, durante la pronuncia delle vocali A, O, U ed E larga; si solleva naturalmente durante la pronuncia delle I ed E strette. Le lingue più sottili nella pronuncia delle vocali più larghe possono formare una specie di fossetta nel centro. Nelle note più acute la lingua può anche creare una sorta di canale centrale. Sia chiaro, però, che tale forma non può comunque essere indotta con azioni volontarie. La reazione istintiva può sollevare, ingobbire la lingua, darne una forma "a turacciolo". In questi casi è assolutamente errato e persino pericoloso indurre l'allievo a tenere volontariamente abbassata la lingua (o addirittura, come ho appreso con orrore, farla tenere bassa con un abbassalingua da medici!!). Ci sono altri insegnanti che inducono gli allievi a girare la punta della lingua all'indietro. Anche questo è un consiglio orribile, ma siamo consci del fatto che in questo modo il flusso sonoro sarà indirizzato verso il palato, e quindi darà un maggior effetto di risonanza. Un trucchetto che se può accontentare sul momento chi ha fretta, non potrà certo risolvere alcun problema, se non addirittura crearne. Nelle scuole in cui si insegna a educare il fiato, a disciplinarlo giusta le regole dell'antica scuola del belcanto, il problema lingua non dovrebbe praticamente esistere. Laddove si presenti, sappiamo che sparirà man mano che la base del fiato (il diaframma) si irrobustirà. Per gli allievi che hanno avuto una cattiva educazione, e quindi le reazioni istintive agiscono sulla lingua, sarà bene rieducare il fiato, eliminando le reazioni, dopodiché potrà anche essere necessario far lavorare l'allievo con esercizi di rilassamento della lingua stessa, perché pur non essendoci più l'azione dell'istinto, possono permanere azioni automatiche della mente, e queste vanno tolte con attività mirate; se il fiato lavora correttamente questa attività non richiederà molto tempo e in breve l'armoniosità delle forme potrà riapparire.
Qualcuno, giustamente, potrà chiedere il perché la lingua deve stare in determinate posizioni e non in altre. A parte una questione di fondo, e che cioè lo strumento potrà lavorare al meglio quando tutte le sue parti sono completamente rilassate e quindi libere di collaborare con il resto dello strumento, è evidente che nella A e nella O la forma dovrà essere la più ampia, e dunque se la lingua è tesa o addirittura sollevata, il suono sarà brutto e carente. Nella I e nella E invece il tipo di suono richiede naturalmente una forma orale più orizzontale, e dunque la lingua si solleverà e allargherà leggermente ai lati; non per questo si tenderà. Essa anche in posizione più alta permarrà morbida e rilassata.