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sabato, marzo 04, 2017

"Ah qual colpo inaspettato"

Devo confessare di aver scoperto solo di recente il ruolo passivo della lingua in alcuni difetti. Non che questo abbia o rivesta una importanza particolare, ma dal punto di vista didattico noto che può servire. Anche il m° Antonietti, che fece riferimenti frequenti al ruolo della lingua, non mi risulta abbia individuato il punto sul quale mi soffermerò tra poco; ciononostante il risultato non cambia, cioè veniva ugualmente raggiunto con esercizi e suggerimenti magari diversi ma di identica destinazione.
Ordunque la scoperta riguarda il fatto che ogni qualvolta, soprattutto in vocalizzi o esercizi con vocali, si cambia nota, oppure si cambia vocale (o vocale e nota), viene inferto un piccolo colpo che si produce sulla lingua. Questa è la spia di un errore, ovvero non stiamo emettendo una vocale del tutto esternamente e col fiato, ma in qualche modo c'è un'attività muscolare, e la vocale ha ancora una componente interna. Se si chiede di evitare di infliggere con piccoli colpi i cambi di nota, ovvero se si produce una sorta di portamento, o meglio un bel legato, questi colpi scompaiono e "come per magia", ecco che si entra più efficacemente in un canto sul fiato. Questo perché i colpetti sono interruzioni del fiato oltreché modificazioni dell'assetto posturale della bocca, che non dovrebbe avvenire; se, mettiamo, una "é" su una determinata nota richiede quella forma (e quel fiato), cambiando nota ci sarà una modificazione respiratoria, ma la forma rimarrà pressoché la stessa o comunque proporzionalmente uguale, ma se avviene il colpo io la modifico in modo disuguale e sproporzionato. Questa situazione ci viene a portare verso la verità che già ci è nota e che dobbiamo rendere costante e definitiva nel nostro canto, e cioè che le vocali, o sillabe, si pronunciano esternamente, o meglio il fiato-suono le produce esternamente in base all'impulso mentale (quindi non fisico) che le origina. Se questo si può raggiungere abbastanza facilmente (ma non troppo, non ci si illuda) sull'attacco grazie al "sospiro", spesso negli allievi capita che le note seguenti si producono, invece, con i consueti colpi che si originano nella parte mediana della lingua. L'idea che il fiato scorra e che la pronuncia non debba avvenire con i colpi, oppure che si debbano legare i suoni, pur non perdendo la perfetta pronuncia, porterà, si spera, a cogliere che l'alternativa è la pronuncia esterna. Può esserci un errore secondario, e cioè che per evitare il colpo in basso, lo si generi verso l'alto, cioè nasalizzando. La pronuncia perfetta non ammette questo, quindi se ci si impegna (non con la forza) per mantenere la assoluta correttezza della pronuncia, sicuramente il suono andrà in avanti, non nel naso, però una sensazione analoga potrebbe ugualmente generarsi, perché il palato alveolare e l'osso mandibolare (sopra i denti anteriori superiori) sarebbero comunque investiti dalla scorrevolezza del fiato sonoro, il che andrà a generare l'effetto acustico del "ponticello", analogo a quello del violino, che metterebbe la cassa di risonanza in relazione col suono, producendo quel deciso arricchimento del suono base, senza andare a cercare "maschere", per cui potrebbe percepirsi un'ampiezza sonora che investe una larga zona facciale, ma assolutamente da non confondere con le maschere e le nasalizzazioni che possono portare solo a difetti anche notevoli. Per sicurezza si può provare a chiudersi le narici; se il suono è nel naso si avvertirà una notevole vibrazione e dopo un secondo il suono si arresterebbe (se solo di naso, o ridurrebbe sensibilmente se prodotto tra naso e bocca). Quale libertà, invece, quando si scoprirà che tutte le emissioni di vocali, sillabe, e canto in genere avviene al di fuori di noi (compresa l'agilità), nello spazio anteriore, dove possiamo aumentare, ridurre, giocare con il canto, senza ripercussioni fastidiosissime del fisico, sforzi, stanchezza, spinta, dove le vocali sono LE VOCALI vere, autentiche (non distorte e modificate), dove non ci sono più passaggi, registri, modificazioni di colore necessari o involontari, ma tutto avviene se lo riteniamo utile al messaggio musicale per cui ci sentiamo chiamati a fornire il nostro contributo artistico, dove diventiamo neutrali strumenti di una comunicazione spirituale che proviene da un pensiero puro e profondo e si deve muovere per canali altrettanto inconsistenti, leggeri, rapidi ed eterei per potersi indirizzare agli stessi strumenti comunicativi di chi ci ascolta e che sia pronto a riceverli. Quindi, basta colpi inaspettati; imparate ad ascoltare i vostri modi di produrre i suoni (che per molto tempo sono diversi da quelli parlati, erroneamente, poi diverranno gli stessi, pur avendo un risultato diverso perché gli esercizi portano a quell'evoluzione respiratoria che permetterà una elevazione artistica dell'emissione) e soprattutto a far scorrere, consumare il fiato-suono in leggerezza e.... letizia!

2 commenti:

  1. Anonimo11:40 PM

    Si danno colpi internamente perché non si sta nella vocale, nella pronuncia, ma si pensa a cambiare nota come nel pianoforte cambiando dito, si pensa al suono e non alla parola... Si rischia lo stesso tipo di arretramento quando si studia un pezzo nuovo: andare a tentoni nota per nota, spezza quell'unità di pensiero che è garante di una gittata fluida e libera di fiato. (Francesco)

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  2. Chiarissimo anonimo! Mi sembrano le parole del maestro Poggi nell'ultima lezione che mi ha impartito!

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