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sabato, luglio 25, 2020

L'altra mente

Nel post precedente, verso la conclusione, parlo di pensiero "non mentale". Allora qualcuno chiede: qual è il pensiero non mentale? Per la verità questo riferimento a due tipi di pensiero lo faccio da parecchio tempo, ma forse ho lasciato il discorso un po' alla libera deduzione dei lettori, invece di spiegare, anche perché gran parte di queste sollecitazioni ho sempre il timore che suscitino polemiche già viste in passato. In ogni modo cerco di dare una spiegazione, anche se avventurarsi in questo campo con le parole è sempre complesso e foriero di interpretazioni. Inoltre si parla di "pezzi" di una disciplina molto ampia che andrebbe affrontata nella propria interezza per essere meglio compresa, ma richiederebbe uno spazio enorme e rischierebbe anche di portare il blog su un altro campo. Fin dall'inizio della compilazione del blog mi ero ripromesso di non approfondire troppo le istanze filosofico-gnoseologiche, come invece aveva abbondantemente fatto il mio maestro, e che non pochi problemi gli aveva causato. Temo di aver già più volte superato il limite che mi ero imposto, quindi farò ancora questa spiegazione ma non mi spingerò più oltre.

Dunque  osserviamo i termini Ragione, ratio, ragionamento, raziocinio, forse qualche altro derivato da questi. 
Possiamo dire che noi siamo investiti da due generi di contenuti interiori, che definiamo genericamente pensieri, mescolando due diverse fonti di provenienza perché la voce interiore è sempre uguale, la nostra, ma che hanno sostanza e obiettivi significativamente molto diversi.
La ragione è propriamente l'elaborazione della mente, di derivazione animale, anche se maggiormente sviluppata, che basa le proprie riflessioni su ciò che gli perviene attraverso i propri sensi. Quindi concepisce tutto ciò che è fisico, palpabile, visibile, misurabile, mentre osteggia ciò che è immateriale, astratto, invisibile, incommensurabile. Il tempo, ad es., non è concepibile dalla ragione, per cui necessariamente dovette inventare gli strumenti di misurazione, gli orologi, per poterne fare oggetto di speculazione mentale. Persino in musica si arrivò a inventare una sorta di orologio, il metronomo, per poter "misurare" il tempo, compiendo un grosso peccato, proprio perché invece la musica è la porta per entrare in una dimensione più vera e umana del tempo. Le arti, come ho spiegato in precedenza, sono frutto di una appartenenza, parziale, dell'uomo a una dimensione metafisica, per cui non apparterrebbero di fatto al regno della ragione (per semplicità possiamo dire che non servono a niente, ovvero non ci sfamano, non ci proteggono, non perpetuano la specie, ecc.), ma non possiamo sottrarle all'attenzione e all'elaborazione mentale, pertanto l'uomo tende a soppesarle, soggettivamente, a due osservazioni, una mentale, più razionale e fisica, e una più astratta, propria del pensiero, che è poi la fonte primaria di ogni arte. Quindi cosa capita? che siamo disorientati, perché c'è una parte di noi che vuole avere delle spiegazioni RAZIONALI di ciò che si sta facendo, del perché e percome (ed è un po' il campo che ha occupato la scienza), e resta dubbioso su tutte quelle spiegazioni che non attengono direttamente a un campo materiale e del tutto logico. Infatti, per quanti sforzi si facciano, non si riesce a eliminare del tutto il ricorso a qualche immagine o riferimento fisico per procedere nelle lezioni e indurre l'allievo a un'azione che si allontani il più possibile proprio dai coinvolgimenti fisici. Figuratevi quanto possono essere lontani dall'arte e quindi dal pensiero quelle, diciamo, scuole che si basano quasi esclusivamente su interventi di tipo muscolare, scheletrico, fisiologico, anatomico, cartilagineo, nervoso... (che sono poi comunque molto discutibili anche sotto questo punto di vista, in quanto non operano visivamente e quindi con sicurezza, ma mediante immagini mentali o riferimenti iconografici che però la mente non ci rappresenta in modo sicuro e esatto, per cui ciò che crediamo di fare molto difficilmente corrisponde a ciò che facciamo realmente). 
Dall'altra parte, quindi, abbiamo il pensiero, che è un flusso di stimoli fondamentalmente creativi, e che allarghiamo in una rosa di induzioni che categorizziamo (da parte della mente) in: idee, fantasie, intuizioni, immaginazioni, ecc. Il pensiero spazia in un ambito di portata gigantesca, che, appunto per questo, spaventa la mente e dunque si creano le convenzioni e i "limitatori" di varia natura. I bambini, in genere, sono investiti da una vera tempesta creativa, la loro mente razionale, sviluppandosi con l'età, non ha ancora la capacità di filtrare e bloccare questo flusso, dunque i bambini fino anche ai 10-12 anni, riescono a manifestare doti, capacità espressive e creative meravigliose. Ma se non ci riesce la mente a limitare e frenare questo flusso, ci pensa il mondo degli adulti, che ritiene questa attività un fase della crescita, ma le attribuisce per lo più un carattere di immaturità, che passerà con il tempo. E infatti quando si arriva intorno ai 12-14 anni, se non è passata, in genere viene sottoposta a un maggior rigore, perché per gli adulti ora è il tempo di pensare alle cose "serie", e quindi mettere da parte certe fantasie (poi ci penserà anche la successiva tempesta ormonale dell'adolescenza a riportare i soggetti a questioni di vita concreta e istintiva, almeno per un po'). Ovviamente con tutte le eccezioni del caso, che ci permettono di poter contare su artisti straordinari in ogni campo, che riescono a superare l'ostacolo in virtù o di genitori illuminati (un caro amico alla domanda: cosa ci vuole per diventare un bravo musicista, risponde: "avere la madre giusta!") o di una tale forza spirituale (che definiamo passione) da affrontare e sgominare ogni impedimento, la conquista di una disciplina artistica sarà sempre limitata a pochi. E' ciò che accadde al m° Antonietti e al m° Sergiu Celibidache, che hanno demolito ogni ostacolo alla ricerca e conquista di quanto auspicavano. 
Quindi dobbiamo essere consapevoli di vivere una doppia natura, una razionale, logica e materiale, l'altra ideale, astratta, creativa, le quali non vanno per niente d'accordo. La forza creativa può avere una potenza notevole e arrivare a modificare anche il nostro comportamento e funzionamento pur di giungere a manifestarsi. Sono casi molto rari. Per lo più questo flusso si fa strada in molti di noi e si manifesta "timidamente". Poi ciò che avviene dipende molto dalle condizioni ambientali e vitali in genere. La conquista artistica in genere dipende quasi totalmente dalla possibilità di trovare giusti insegnanti e insegnamenti, la conquista solitaria è quasi completamente da escludere. Ma dobbiamo fare i conti con una gran parte dell'umanità che segue quasi esclusivamente la parte razionale. Pensiamo solo ai tanti critici e cultori "ignoranti" che seguono esternamente i fenomeni artistici, cioè senza esserlo in nessun modo, e che inducono ad atteggiamenti e riflessioni "concrete", e tacciano di pazzia ogni riferimento e apertura "laterale" (non a caso sia Antonietti che Celibidache sono stati etichettati come pazzi da non poche persone). Più ci si avvicina a manifestazioni autenticamente artistiche più gli attacchi dalla società razionale saranno violenti ed efficaci, perché convincere le persone con discorsi logici e concreti è molto più semplice e di certo risultato rispetto a chi parla in termini di astrazione, di creatività, ecc. ecc. Anche perché è un campo invaso anche da perfetti millantatori che di arte non sanno niente e spacciano per arte ogni sciocchezza. Però, per rientrare un po' nelle misure a noi più vicine, non preoccupiamoci troppo del mondo esterno, ma di ciò che ci può sbloccare nell'apprendimento del canto o della musica in genere. A questo punto, se ci credete, sapete che nel vostro sforzo di trovare la chiave per un canto libero (che equivale anche a suonare o dirigere) ognuno di voi è in balia di due forze che possiamo definire contrapposte, quella razionale e quella creativa. La seconda è quella che ci spinge a intraprendere lo studio e la coltivazione di un'arte, e che non fa la guerra con niente e nessuno, è solo un'energia, più o meno potente, che però ha bisogno di utilizzare parti del nostro corpo per potersi manifestare, e persino di doverle modificare, per quanto possibile, per dare maggiore efficacia a quella manifestazione. La parte razionale non concepisce, non ha in sé gli elementi per sostenere e dare accesso a questa "fantasia", e, soprattutto nel momento in cui l'arte tenta di utilizzare parti del nostro corpo in contravvenzione con ciò che è previsto dalla Natura, è più che ovvio che scatti in opposizione, percependo questo come una minaccia, anche piuttosto concreta. 
Ma anche questo livello di consapevolezza non è che possa aiutare tanto, perché il busillis è: come si fa a evitare che la mente intervenga a impedire la possibilità di dare sfogo alla mia pulsione artistica? Si consideri però preliminarmente che un errore d'ingenuità risiede proprio in tutto ciò che stanno facendo una moltitudine di cantanti e insegnanti, cioè razionalizzare, ovvero elaborare con un mezzo inadeguato (e addirittura ostile) un procedimento che razionale non può essere. Siccome però il "meccanismo" che produce la voce è fisico, la mente se ne occupa, ma per cercare di eliminarla! E infatti quale è infine l'unico sistema per cercare di farla funzionare? La violenza, la forza, che in alcuni casi può dare qualche frutto, sempre limitato su diversi parametri, inaccettabile sotto il profilo artistico. Per seguire un percorso d'arte non si può derogare dalla creatività, cioè dal pensiero astratto. 
In vario modo ho già spiegato in centinaia di post come affrontare questa dicotomia, e siccome questo, adesso, sta diventando troppo lungo e complesso, lo termino. Riflettete, ma nel modo giusto!

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