La domanda iniziale può essere: cosa vuol dire "qualità del fiato"? Ovvero cosa cambia tra il fiato fisiologico della respirazione e quello per il canto artistico?
Prendiamo le tre situazioni normali:
1) Il fiato respiratorio (ventilazione); la laringe lascia le corde vocali aperte, l'aria entra ed esce senza trovare ostacoli;
2) fisico sotto sforzo (sollevamento di un peso, parto, evacuazione, ecc.); la laringe, su stimolo mentale o su propria intelligenza, oppone una forte resistenza al passaggio dell'aria in uscita, perché deve far aumentare la pressione interna per collaborare con la muscolatura del busto per sostenere lo sforzo (forte difficoltà a emettere suoni);
3) parlato, la corde vocali si accollano discontinuamente per poter emettere suoni che permettono di emettere fonemi, ma non oppongono quasi nessuna resistenza.
Quindi dobbiamo prendere atto che la laringe non è inerte, passiva, ma assume, nei confronti del fiato che esce, una diversa condizione a seconda di ciò che si intende fare, e che va da: niente (ventilazione), a leggerissima resistenza (parlato) a forte resistenza (sforzo).
Il canto NON E' il parlato, non è presente nel DNA, quindi è un'attività non conosciuta dalla mente e che per questo genera un diverso atteggiamento. Quando si esce dalla zona abituale del parlato, il fiato, per vincere la resistenza delle corde, aumenta la pressione, mediante innalzamento del diaframma. Questa situazione è assimilata allo sforzo, e quindi gli organi preposti si comportano di conseguenza, cioè si crea la stessa situazione come se si dovesse aiutare la muscolatura del busto a ritrovare la posizione eretta o aiutarlo a sollevare un peso o vincere lo sforzo interno.
Questo scenario non è destinato a mutare nel tempo. Semplicemente possiamo far conto sul fatto che con un esercizio costante, il fisico si abitua e "molla" la sua resistenza, un po' come avviene nelle attività fisiche (cioè facendo frequetemente un certo esercizio col tempo guadagniamo forza e resistenza). MA la nostra NON E' un'attività fisica, NON DOBBIAMO sviluppare nessun muscolo!!! Chi crede ciò è vittima di una falsa informazione ed educazione. Quella del cantante è un'attività ARTISTICA, che è esattamente all'opposto, cioè è la sublimazione di un gesto, qualcosa che non richiede forza, ma un diverso utilizzo di alcuni nostri apparati, che però la mente non conosce. Se noi, attraverso un maestro, riusciamo a produrre una voce più evoluta, facciamo capire alla mente che ciò E' POSSIBILE. Vale a dire che la mente IMPARA ciò che non sa e che ritiene IMPOSSIBILE, perché è INCONOSCIBILE (razionalmente parlando). Il canto, come qualunque vera arte, ci perviene dalla spiritualità, che è anche quella che ci spinge a cantare. Altrimenti cos'altro ci può obbligare a intraprendere un'attività del tutto inutile e che ci fa fare scelte anche molto impegnative?
Per far sì che il fiato si comporti come nel parlato, cioè non incontri resistenze, a partire della laringe, noi dobbiamo trasformare l'attività canora in un SENSO, cioè un sistema organico assimilato dal nostro corpo come esigenziale per la nostra vita artistica, espressiva, sentimentale, che non avrà più necessità di allenamento, perché assunta alla stregua di un vero senso, che però non è trasmissibile per via ereditaria perché non può fissarsi nel DNA. Il nostro obiettivo sarà quello di ottenere un impegno simile a quello del parlato (cioè quasi nullo) in tutta l'estensione, cioè soprattutto in quella zona non adibita al parlato (quinta superiore) che ho definito come PRIMITIVA (o addirittura: ANIMALE). Quindi la qualità del fiato dovrà avvicinarsi a quella del parlato, però con una gradualità che consenta di vincere la maggiore tensione delle corde vocali.
Più che esaustiva la spiegazione maestro! Cioè da stampare incorniciare e rileggere molto frequentemente.
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