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venerdì, luglio 15, 2011

Parlar chiaro

Qualcuno può tranquillamente affermare che, in contrasto con le asserzioni fondamentali della nostra disciplina, c'è gente che parla piuttosto malamente ma nel canto se la cava. In questo ci può essere del vero e dunque dobbiamo chiarire. Come molte attività umane il parlato risente di stati tonici e psicologici; una persona fondamentalmente timida in determinate situazioni sarà portata a trattenere molto la voce, a parlare a bassa voce, mentre persone esuberanti, un po' fanfarone, saranno al contrario portate a parlar sempre forte, su toni alti. Forse le seconde, in questo senso, sono avvantaggiate. Intanto diciamo che comunque tutti parlano male; come giustamente scrisse il M° Antonietti, anche il parlato è sempre giusto se rapportato al contesto; per la nostra vita non è affatto necessario avere un parlato impeccabile, da attore, diciamo, e siccome quella condizione costerebbe troppo in termini di energia, si parla al minimo delle condizioni concesse dal fiato e dal fisico. E' chiaro che ci saranno persone già dotate di fisico e capacità respiratoria notevoli, e dunque potenzialmente avvantaggiate anche sul piano vocale (e viceversa). Nonostante ciò potranno avere un parlato pessimo, perché per motivi ad esempio ambientali e parentali, potranno avere un parlato su una tessitura molto bassa pur non essendo voci gravi o viceversa, perché il padre o la madre o altra persona che è stata a lungo vicino nel periodo infantile, parlavano così. Poi ci saranno anche questioni caratteriali; molte persone saranno indotte a parlare in un certo modo perché per istinto sentono che un certo tipo di parlato è più convincente, o allettante, ecc., a seconda della sfera sociale in cui vivono. Poi ci sono le condizioni di salubrità ambientale: vivere in una casa di fumatori, o in un quartiere molto rumoroso e inquinato, oppure in campagna, in luoghi isolati... Insomma, è chiaro che il parlato, più di ogni altra variabile personale fisica, risente di tutti i parametri in cui si nasce e vive. Per tornare al tema, dobbiamo dire, quindi, che per affermare che il parlato è una condizione ottimale per iniziare lo studio del canto, perché è la base di partenza migliore possibile, dobbiamo partire da un "parlar chiaro", e non dal parlare spesso strascicato, sciatto, bofonchiante, irregolare, borbottante che si utilizza di norma. Non sto parlando di un parlato già sviluppato, ovviamente, ma semplicemente di un parlato curato, espresso con buona volontà, determinazione e attenzione.
Esiste, peraltro, il caso in cui non si può partire subito dal parlato, ma a rigore non rientra nel discorso che stiamo facendo, ed è quando il soggetto ha già studiato canto con pessimi insegnanti. Uno studio sbagliato, molto muscolare, può benissimo far regredire anche il parlato. Bisogna capire che, esclusi quei soggetti che abbiano sviluppato o contratto patologie, il fiato e lo strumento vocale sono in relazione, dunque ci sono le premesse affinché, nel discorrere, la gola stia aperta e rilassata. Uno studio del canto che punti molto al movimento volontario dei muscoli, potrà portare a un risultato opposto, cioè a una chiusura glottica, perché si va a perdere quella relazione naturale. Lo studio di correzione pertanto dovrà "ricostruire" quel rapporto, ma sarà più difficile farlo col parlato perché ormai sono nati automatismi e rifiuti istintivi (non dimentichiamo che l'istinto, se è ostico da piegare quando si tratta di dare più energia e lavoro, è molto disponibile a concedere quando invece c'è da dare di meno), e in questo caso si dovrà lavorare maggiormente su vocalizzi ed esercizi senza voce (quando dico senza voce intendo proprio 'senza voce', non a bocca chiusa!).

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