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mercoledì, marzo 16, 2016

L'eterna lotta...

"L'eterna lotta..." qualcuno potrebbe aggiungere "del bene contro il male"; è vero, ma in questo caso si tratta d'altro, anche se di sfuggita in qualche modo potrebbe entrarci. L'eterna lotta è tra il fisico, inteso come corpo, e "altro", inteso come pensiero, come spirito, come filosofia, astrazione, ecc. Leggevo un simpatico intervento di Simone Angippi che recita, elaborando un noto detto: "alla mattina, in teatro, un cantante vocalizza e sa che dovrà continuamente lottare contro l'urlo... alla mattina, in teatro, un urlo viene vocalizzato e sa che dovrà continuamente lottare contro il cantante per permanere nella sua gola... alla mattina, in teatro, non importa che tu sia il cantante o l'urlo, l'importante è che inizi a fare vocalizzi e poi..." (ometto la conclusione, perché questo è un blog "puritano" [ahahaha]. Era da tempo che volevo scrivere questo post, ma ora questa filastrocca mi offre uno spunto interessante. Simone individua due entità: l'urlo E il cantante, cioè un ente fisico, l'uomo, e l'urlo, ovvero un processo che proviene dall'uomo ma non è un oggetto fisico, tutt'al più una vibrazione, ma con caratteristiche qualitative che vanno oltre la semplice vibrazione. Ovviamente esiste una gradualità qualitativa, quindi la definizione di "urlo" data alla voce umana, abita uno dei gradini più bassi, mentre canto, emissione vocale, la qualifica a uno dei gradini più alti, con ulteriori differenziazioni di non poco conto. Checché se ne dica, tra questi due enti, il cantante e il cantato, esiste una lotta, esiste una divergenza che può risultare anche molto accentuata e portare a conseguenze negative, laddove c'è una volontà di praticare a un livello pubblico il canto, sempre a danno di quest'ultimo, essendo l'elemento più debole nel confronto. L'urlo è la condizione vocale più "bestiale", cioè la più bassa che l'uomo possa emettere, ed è anche la più vicina alla condizione fisica, cioè si usa in una percentuale altissima il fisico, entrano in gioco le fibre muscolari (infatti si definisce anche canto fibroso) che vibrando in modo possente, creano suoni più vicini al rumore che non a un suono piacevole, gradevole, evocativo, affettivo, richiamando uno stato più ancestrale, difensivo, preistorico oltre che, come dicevo, animalesco. Ma sappiamo bene che molte persone, anche di cultura, non disdegnano un tuffo in un passato antico, e dunque lodano pure suoni di tal fatta; non pochi aspiranti cantanti li cercano e, ovviamente, molti docenti li insegnano. Purtroppo, nonostante il percepito livello evoluto dell'umanità, l'accesso alla qualità artistica è ancora un fenomeno "di nicchia", contestato e rigettato dai più. Si confonde il benessere, lo sviluppo scientifico, la longevità con un reale e ampio progresso civile e culturale, ma l'arte rimane qualcosa di praticato, ad alti livelli, sostanzialmente nella stessa quantità assoluta rispetto al passato, e quindi, visto l'esponenziale aumento della popolazione, in percentuali sempre più basse. 
Tornando al tema, proprio in questi giorni mi è accaduto di assistere due volte a breve distanza a una stessa dimostrazione (dopo decine di volte già in passato) di lotta tra corpo e voce. Quando un allievo alle prime armi viene messo in condizioni di emettere qualche buona vocale, quindi voce che sfrutta le qualità respiratorie e il meno possibile quelle muscolari, si può assistere a uno spettacolo anche leggermente divertente, cioè il soggetto che si divincola come in preda a leggere convulsioni! Il fiato che, non essendo ancora pronto, cioè non possedendo le caratteristiche, le condizioni idonee a sostenere e alimentare una voce esemplare, si ribella coinvolgendo il corpo. Si assiste come a un essere entro il corpo stesso che si divincola e si lamenta: "no, basta, non ce la faccio, pietà!!!". Spalle che si alzano, mandibole che si inchiodano, lingue che si alzano o retrocedono, facce stralunate, fronti tese, occhi che vagano per cieli e terre... tutti inequivocabili segnali di una lotta tra due componenti umane che faticano a dialogare. L'errore più comune e frequente è quello di voler far assoggettare il fisico, da parte della componente artistica, mediante la forza, mediante espedienti meccanici. E' una contraddizione e un'assurdità, perché la forza non può che stare dalla parte del fisico, e se cerco di dominare il fisico con la forza non posso che ottenere una reazione uguale e contraria, che non mi permetterà che di ottenere urli, cioè emissioni di bassa qualità. Per raggiungere l'esemplarità non potrò che seguire la via opposta, cioè quella di una conquista intelligente, basata sul rispetto del fisico e su un passaggio attraverso vie più sottili, più delicate, leggere, aeree. Questo rispetto già permetterà un abbassamento considerevole di reazione e dunque la possibilità di accesso a una vocalità più corretta e rifinita. Poi la lunga strada che passa per stimoli respiratori accesi da esigenze di dizione e fraseggio più elevati, più intensi, più duraturi. Questione sempre di paziente educazione.

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