Translate

martedì, gennaio 03, 2017

Del "buon" cantante

L'era dei social network ha intensificato e moltiplicato le occasioni di pubblicare esecuzioni di cantanti e anche le relative opinioni. Naturalmente la maggior parte di queste diffusioni sono operate da fans che nei commenti non risparmiano gli aggettivi superlativi "unico/a", "grandissimo/a", "il/la più grande", ecc.
Solo pochi si accontentano di scrivere "il/la mio/a preferito/a, o "tra i miei preferiti", oppure, volendo entrare un po' più nel merito, indicare gli attributi che farebbero di un certo cantante un esempio importante. Solo pochi minuti fa, su facebook, ho visto postare un'esecuzione di "non piangere Liù" del tenore Amedeo Zambon, con un commento che più o meno recitava "che gli manca?" e una risposta affermava di avergli sentito fare un formidabile "do" in "principessa altera" (non previsto da Puccini). Ho preferito nascondere quel post per non aver la tentazione di rispondere (ma avevo già deciso di scrivere questo articolo, prima di vedere quel messaggio), anche perché se ne vedono tutti i giorni, si perderebbe un sacco di tempo inutilmente, innescando ogni volta polemiche vane. Quali sono gli attributi per poter parlare di un buon cantante?
1) condizioni vocali, per natura e per studio, che permettano all'esecutore di poter esprimere con libertà e per lungo tempo, quegli affetti e quelle espressioni proprie dei personaggi che porta ad esecuzione; 2) condizioni musicali, per natura e per studio, che consentano di eseguire ad alto livello quanto previsto dagli autori; 3) condizioni espressive e stilistiche, per natura e per studio, che consentano di dar vita ai personaggi e alle situazioni drammaturgiche insite nelle opere che si andranno ad eseguire. Preciso subito che ho scritto Natura E studio, cioè l'imprescindibilità dello studio, accompagnato da condizioni naturali che possano favorire questo studio. Si potrebbe obiettare che non ho citato la "voce" in sé, cioè il possesso di una voce "importante". Va da sé che c'è una soglia minima di attributi per cui un cantante riesce a esprimersi nelle normali condizioni in cui si rappresenta l'opera SENZA AUSILI ELETTRICI, ELETTRONICI o comunque artificiali, il che viene da un ottimo studio, ma dove una certa fortuna naturale è una base solitamente imprescindibile. A tutti credo faccia piacere sentire una voce molto ricca e forte, il che però non prevale necessariamente sugli altri attributi. Purtroppo, checché se ne dica, di voci con volumi, intensità ed estensioni naturali ragguardevoli, è pieno il mondo! Di voci valide nel canto, no! Molte voci sono state idolatrate quasi unicamente in virtù di voci belle, molto forti e/o magari con estensioni significative (soprattutto in campo femminile). Qualcuno dirà: Beh!? non basta?. No, assolutamente non basta! Qui siamo a un livello superficiale bassissimo. E infatti capita proprio che cantanti con queste doti han fatto successo senza aver aggiunto una virgola sugli altri punti, che dovrebbero invece essere prevalenti. Visto che ho fatto l'esempio, commento. Ascoltate questo Zambon. Avrà anche sfoderato un bel do (dove poteva pure risparmiarselo), ma cosa deduciamo da questa esecuzione? Che era un rozzo incredibile, che non è assolutamente pensabile cantare un'aria dolce e malinconica come "non piangere Liù" con questa truculenza, e spianando senza pietà ogni fraseggio, ogni rispetto minimo della semantica, degli accenti e anche di una pronuncia minimamente accorta. Ma questo non è un esempio raro, di cantanti così ne abbiamo avuti a josa, più o meno celebri, e immancabilmente si portano dietro stuoli di ammiratori sfegatati. Allora il mio consiglio ai fruitori (ma anche e soprattutto ai cantanti, che spesso sono i peggiori ascoltatori) è quello di frenare i giudizi "di pancia" e di cogliere dalle esecuzioni prima di tutto queste tre caratteristiche: se la vocalità è pura, omogena nell'ambito della tessitura del brano, cioè non ci siano suoni sguaiati ma nemmeno oscurati, se la pronuncia sia perfetta; se gli accenti delle parole sono corretti, ovvero non ce ne siano sulle finali delle parole o delle frasi, se le consonanti, specie in fine di parola, non siano troppo evidenti, se non siano intervocalizzate ("recon-e-di-ta..."), se viene rispettato il solfeggio così come previsto dallo spartito (questo non tutti sono in grado di coglierlo, ma può emergere dai confronti), senza per questo togliere la verità-sincerità della pronuncia. Poi lo stile, che al primo livello è di essere aderente alla parte: come si fa a urlare tutto l'Otello di Verdi da cima a fondo, senza distinguere i momenti di amore, di colloquio, da quelli di rabbia, da quelli di dolore, ecc.? al secondo livello si passerà da uno stile settecentesco a uno ottocentesco, ecc., al terzo livello si distinguerà Puccini da Mascagni o Mozart da Pergolesi, tanto per dire, ma a volte su questo si cavilla sul sesso degli angeli senza saper tanto quel che si dice, ma giusto per farsi notare... In mancanza d'altro si commenti sempre in tono personalizzato: "mi piace", "non mi piace", e sfumature varie.

4 commenti:

  1. Anonimo10:11 PM

    Questo Zambon con tutta evidenza ricalca il modo di cantare di Del Monaco. (Francesco)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. senz'altro, era il beniamino dell'epoca, però, con tutte le critiche che si possono fare a Del Monaco, questa ne è una pessima imitazione.

      Elimina
    2. Egregio sign. Poggi, leggo con stupore le sue ostili considerazioni sull'interpretazione di Turandot di Amedeo Zambon, (mio zio), evidenzio però qualche suo errore, non mi risulta la pubblicazione su facebook di "non piangere Liù" e finale 1° e di "Principessa altera" esse appaiono solo nel mio canale youtube, e non ho trovato riscontro di commenti come quelli che lei cita.
      Per sicurezza ho riguardato lo spartito di Turandot e il DO è scritto come alternativa alla frase di Kalaf che scorre liscia liscia, quindi è scritta di suo pugno da Puccini stesso come variante, se poi a lei non piace, è solo una cosa sua, definisce Zambon rozzo incredibile, canto trucolento, fraseggio spianato, nessuna espressione di accenti e addirittura una dizione e pronuncia discutibile (sic)e sulla risposta a un commento lo definisce pessima imitazione di Del Monaco.
      E' vero che Zambon ha studiato con Marcello Del Monaco, ma dire che ne sia un imitazione di Mario ne corre, lo può ricordare in qualcosa, ma non esistono milioni di versioni vocali e di scuole a cui ci si può distinguere, quasi tutti i cantanti hanno qualcosa che ricorda questo o quel cantante del passato, cmq lei mi indichi qualche esecuzione di "non piangere Liù" di sicuro riferimento, e anche di altre esecuzioni tenorili di riferimento.
      Si è espresso senza peli sulla lingua, e senza problemi nei confronti di un cantante con 32 anni di carriera tra i maggiori teatri italiani e del mondo, il che mi fa quasi pensare che lei abbia qualcosa di personale con Amedeo Zambon, volendo anche pensare che poi non canti cosi bene, mi sento di affermare che molti tra i suoi colleghi e di tutte le corde vocali ce ne siano molti di peggiori e anche con nomi più illustri a quello di Zambon.
      La sapevo maestro di canto con buone referenze, in questo caso con le sue discutibili valutazioni si è dimostrato offensivo e con cattiveria che non fa onore al lavoro che lei svolge.
      Mario Zambon

      Elimina
    3. Gentile sig. Mario. Mi spiace abbia dovuto leggere questa critica, sicuramente spiacevole. Devo però anche dire che non ha letto bene; non sono io ad aver detto che è una pessima imitazione di Del Monaco, è un commento. Anche sulle prime frasi, non ho ascoltato io il "principessa altera", era un commento su fb. Quanto al do, ho solo detto che poteva risparmiarselo, non che non si debba fare. Le garantisco che non ce l'ho affatto con lui, come con nessun altro. Riconosco sempre la passione e lo studio dei cantanti che hanno svolto una valida carriera. Il fatto è che questo blog ha un obiettivo di natura didattica, per cui scrivo, cogliendo spunti, affinché chi mi legge e mi segue possa cogliere gli aspetti didattici del canto che reputo fondamentali in un'ottica artistica. Tutto è discutibile, sig. Mario, ma ho declinato dei criteri di valutazione, e se si seguono, le critiche sono oggettive. Se non si vogliono seguire, ok, è una libertà, ma occorrerebbero altri. Allora si declinino, come faccio io, e il dibattito può diventare più serio e approfondito. Altrimenti, come ho scritto, si fanno solo polemiche vane. Mi scuso comunque con lei e sono disponibile a rimuovere parte del testo riferito a suo zio. Cordialità.

      Elimina