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domenica, maggio 01, 2022

Come siamo fatti

 Avere a che fare con una qualsivoglia disciplina artistica, significa dover fare i conti con la nostra interiorità, cioè con la nostra coscienza, il nostro funzionamento fisico, psicologico e spirituale. Si crede di poter fare ciò che si vuole, ma in realtà ci sono due problemi da superare: 1) alcune necessità ontologiche ci portano a seguire determinati percorsi e non altri; 2) la nostra volontà potrà trovare una più o meno forte opposizione dalle forze istintive. Quali sono le leggi o forze cui dobbiamo sottostare, e quali i principi interiori con cui confrontarsi? 

La principale legge che guida molte nostre azioni, è quella di gravità. Il nostro peso, i nostri movimenti sottostanno alla gravità, non possiamo escluderla, dunque muoversi in determinati modi potrà essere facilitato, quindi potremo sfruttarla, oppure reso difficile e quindi richiederà dell'energia per vincerla. Partendo da un dato fisico molto semplice, dobbiamo constatare che l'uomo, nella sua Storia, ha seguito questa legge anche laddove non sembrerebbe rientrare. Un "battere" di un movimento musicale, ovvero un levare .- l'opposto - non sono altro che il seguire o l'opporsi alla forza di gravità. Quindi una frase musicale, il solfeggio, la direzione d'orchestra, sono tutti continui confronti con questa forza. Il ritmo stesso nasce da questa legge. Ma anche il suonare alcuni strumenti, come il pianoforte, necessita di un approfondito studio di come sfruttare o reagire ad essa. Quando il pianista affonda le mani nei tasti lo fa in virtù di una spinta o di un peso? E' una domanda fondamentale per chi affronta lo studio di questo strumento. E quando rialza le mani? Ci sarebbero altri elementi di rilievo da esaminare. Che tipo di movimenti "comodi" può fare l'uomo nello spazio in cui opera? Un pianoforte ha una tastiera orizzontale e lineare. Ma quando allarghiamo le braccia, dovremmo accorgerci che compiamo movimenti rotatori, quindi la tastiera più comoda dovrebbe in un certo senso avvolgerci, cioè curvare, la qual cosa non è possibile considerata la meccanica del piano. Ci sarebbero molte cose da dire, ma qui sto solo facendo piccoli esempi per far capire i principi a cui occorre ispirarsi per studiare seriamente un'arte. 

Ancora a carico della gravità dobbiamo segnalare la polarizzazione, cioè la necessità di trovare punti di impatto e punti di risoluzione, ovvero ancora poli di attrazione e di repulsione. Il sistema "tonale" che riguarda gran parte della musica, si basa su questa necessità. All'inizio del 900 si pensò di comporre musica "democratica" che superasse questo concetto (la dodecafonia), ritenendo che si potessero realizzare sequenze che esorbitassero dalla polarizzazione. Ovviamente è stato un buco nell'acqua, perché trovare un polo di attrazione è un'esigenza della coscienza, per cui ciò che si pensava intellettualmente di poter vincere, tornava nella necessità interiore, e quindi suonando in modo espressivo una sequenza anche dodecafonica, ci si renderà conto che le quinte e le ottave subiranno dei processi tensivi o distensivi, per cui si avranno, pur meno evidenti, punti di attrazione e di repulsione che necessiteranno anche di diverse dinamiche. 

Un secondo problema che incontra chiunque debba compiere azioni artistiche, è di natura fisico-istintiva. Il nostro corpo risponde in primo luogo a esigenze vitali e di sopravvivenza. Le nostre mani, che sono lo strumento fondamentale di ogni artista in qualunque campo, sono in primo luogo "attrezzi" con cui compiere semplici ma fondamentali azioni vitali, quali lo stringere, il battere, il picchiare. Quindi una sorta di pinza, di martello e di paletta. La scioltezza e l'agilità delle dita sono considerati aspetti superflui, per cui abbiamo bisogno di studio ed esercizio per liberarle dal giogo dell'istinto, che lo permetterà perché non è un'evoluzione che può danneggiarci, ma è comunque considerata un'azione superflua, per cui se non giunge ad essere considerata una esigenza fondamentale, cioè non entra nella coscienza, la mancanza di allenamento farà sì che col tempo le mani tornino ad articolarsi con meno libertà. Dobbiamo considerare che analogamente, molte parti del corpo soggiacciono a priorità animalesche, che nel presunto volerle libere per motivi artistici, ci troviamo a incontrare difficoltà persino insormontabili, e che ci fanno gridare al miracolo quando qualcuno riesce laddove la maggior parte delle persone fallisce. Alcune nostre capacità innate, come il senso dell'orientamento, si stanno ormai atrofizzando essendo sempre meno utilizzate. 
Ma veniamo ad alcuni aspetti veramente fondamentali con cui non possiamo fare a meno di confrontarci. 

Una prima necessità ontologica riguarda l'articolazione. Questo è un aspetto anche della Conoscenza con cui dobbiamo fare veramente i conti. Cos'è realmente l'articolazione? E' la necessità che deriva dall'impossibilità di mantenere una massa in condizioni stabili oltre un certo limite. Lo spiego con un elemento architettonico: se prendiamo una trave di cemento armato, sappiamo che ha un peso rilevante. Le dimensioni della trave dipendono dalla lunghezza e dalle forze che dovrà sostenere, entro le quali entra anche il peso stesso della trave. Più la trave e grande, più pesa, e più pesa più dovrà essere grande, la qual cosa a un certo punto diventa paradossale, quindi non si può andare oltre. Cosa succede, allora, che la trave dovrà cambiare forma! Non più un unico blocco pesantissimo, ma tante piccole travi


collegate tra loro (si chiama trave reticolare) con cui si possono fare ponti e grandi strutture (anche se in genere si scelgono materiali diversi, come l'acciaio, ma il discorso non cambia). In un certo senso possiamo dire che abbiamo tolto (TOGLIERE) dalla trave unica, tutto il superfluo, lasciando solo le parti fondamentali che seguono le linee d'azione. Possiamo dire, e qui entriamo in un discorso più filosofico, che ogni unità avrà bisogno di scomporsi e differenziarsi in unità più piccole. Del resto uno dei principi della musica, cioè il suono, altro non è che questo, cioè una vibrazione che dopo un istante, non reggendo l'unità (fondamentale), si suddividerà in tanti suoni inferiori (armonici). Un esempio semplice della necessità di articolare, riguarda la numerazione. Quando dobbiamo comunicare un numero, lo suddividiamo in tanti gruppi. Ma del resto la necessità di categorizzare (maschi-femmine, bianchi-neri o altri colori, grassi-magri, e così via) deriva fondamentalmente da necessità articolatorie. Nella musica questo è un paradigma fondamentale! Un brano musicale, in quanto unità è inconcepibile, troppo grande salvo quando di esigua durata. Dunque questa unità, che noi dobbiamo sempre considerare, se vogliamo realmente accostarci a quest'arte, non potendosi reggere in quanto unità, dovrà articolarsi e suddividersi in note, battute, frasi, ecc.

Deriva da questo, ma anche da altre realtà, la ritmica. Il nostro corpo ha sostanzialmente un funzionamento binario (battito cardiaco, respirazione - che però in determinate situazione diventa ternario -, passo...). Da questo ne conseguono necessità di suddividere per due o tre e le articolazioni superiori sono sempre moltiplicazioni o articolazioni dei valori minimi. 

Altro fenomeno da considerare è l'inerzia, e il suo limite. Quando noi produciamo determinate forze, è possibile che l'elemento su cui agiamo prosegua per qualche tempo il suo movimento. Peraltro, nella nostra dimensione, è destinato a terminare. Anche nel suono avviene questo; quando percuotiamo una corda o una lamina, essa produce una vibrazione, e proseguirà per un po', ma è destinata a esaurirsi in un certo tempo. Questo poi va considerato anche in un'accezione più grande, che riguarda la ripetizione. Se noi produciamo una sequenza di suoni e la riproduciamo ripetutamente, pur fisicamente potendosi estendere all'infinito, genererà in chi ascolta una sorta di assuefazione, per cui possiamo dire che anche in questo caso, come per l'inerzia, il fenomeno è destinato a scomparire, in questo caso, dalla coscienza. Essa cerca attraverso i sensi ciò che conosce, e in primo luogo sé. In un brano musicale un tema può essere riconosciuto dalla coscienza come immagine di sé, e per questo motivo manifesta gioia quando il tema ritorna, perché si riconosce. De resto anche nelle immagini sappiamo che ogni volta che mettiamo due cerchietti (ma anche due rettangoli) con una linea verticale in mezzo (può succedere anche con il fronte di una casa), la nostra coscienza subito ci vede un volto! Essa è legata all'ambito multidimensionale, per cui la bidimensionalità di un foglio e di un disegno sono limitative; se disegniamo un esagono e ci mettiamo tutte le diagonali, noi vi vedremo subito un cubo, cioè una figura tridimensionale. Si tratta di una sorta di effetto ottico, ma dovuto a cosa? Si fa presto a dire che è un effetto ottico, una illusione, ma cosa la genera? La necessità della coscienza di riconoscere.

Ci saranno ancora altri fenomeni da individuare, ma al momento ne espongo un ultimo. Lo chiamo "l'allarme". La nostra coscienza e soprattutto il nostro istinto sono incredibilmente attenti a ciò che succede attorno a noi, e svolgono un compito silenzioso che noi forse manco immaginiamo. Pensate di camminare in una strada molto trafficata, dove ci sono moltissime persone che camminano e parlano, e di fianco una strada dove passano automobili e mezzi di ogni tipo, più una città attiva, con fabbriche, negozi che emetteranno vari tipi di rumore. Quindi voi siete circondati e affondati nei rumori. Camminate e pensate ai fatti vostri, e tutto che c'è attorno può non distogliervi affatto dai vostri pensieri. Cosa lo potrebbe? Diciamo fondamentalmente due fenomeni: una voce che riconoscete, in mezzo a mille, o un volto, se osservate, oppure un segnale d'allarme, una sirena, o un grido di una persona che segnala un pericolo. Magari ci sono anche diversi bambini e ragazzi che gridano e vociano, ma un grido allarmato sarà riconosciuto più facilmente, perché sono gli istinti che lo conoscono e producono reazione. 

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