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domenica, luglio 03, 2022

Le divergenze parallele

 Come ho cercato (forse inutilmente) di spiegare in tanti post, il parlato, e dunque quel settore della voce (detto "registro") preposto alla comunicazione verbale abituale, suona esteriormente alla bocca delle persone, e questo perché solo in tale condizione l'articolazione e l'espansione sonora risulteranno complete ed efficaci. Quindi gli apparati e il sistema respiratorio funzionano in tale prospettiva ma al "minimo", cioè facendo spendere al corpo la minor quantità di energia possibile. Quest'ultimo aspetto è fortemente soggettivo, vale a dire che le condizioni sia acustiche del corpo (e questo dipende dalle forme degli apparati, dalle volumetrie, ecc.) sia energetiche, costituiranno situazioni molto diverse da soggetto a soggetto, per cui ci saranno persone dotate di voce forte, molto sonora, bella, modulata, anche estesa, e persone con voce povera, sgradevole, corta. Poi subentrano, e non è poca cosa, condizioni psicologiche, lavorative, ambientali, familiari, culturali, ecc. Da ciò si evince che ogni caso è a sé stante, ma ciò nonostante si può affermare che comunque la voce (e il relativo registro) parlata è quella più facile, e in ogni caso, escluse possibili patologie o difetti congeniti o traumatici, essa suonerà esternamente. 

Il canto effettuato nel settore della voce parlata risulterà comunque meno facile rispetto al parlato, perché l'intonare e il prolungare l'emissione delle vocali costituirà un aumento di impegno respiratorio. Pur mantenendosi il canto nel settore cosiddetto "di petto", salendo verso gli acuti l'impegno aumenterà a causa della progressiva maggior tensione delle corde vocali, Pur essendoci in genere un rapporto tra la struttura di queste, la capacità respiratoria e la muscolatura di supporto (soprattutto il diaframma), la facilità o meno di salire verso le zone più acute, sempre in registro di petto, ha ampi margini di soggettività. Si può dire grossolanamente che le voci leggere salgono più facilmente e le voci più sonore meno, però le voci più gravi hanno solitamente maggior estensione. 

Ma veniamo a un secondo punto: la voce di falsetto-testa. La produzione di questa modalità vocale è determinata da una vibrazione parziale delle corde vocali e, per questo motivo, da una loro maggior tensione. Inoltre la parte vibrante è formata da fibre connettivali, e non da tessuti muscolari come avviene nella vibrazione "di petto", che sono più resistenti, ma anche duttili. Da ciò ne deriva che anche solo parlare in modalità "di falsetto-testa" risulta più impegnativo per il fiato e richiede maggiore energia. Qualcuno (maschio) obietterà che in genere il falsetto risulta molto facile, ma qui si presenta il solito equivoco, cioè confondere il falsetto-testa, cioè l'effettivo settore centro acuto della voce, con il cosiddetto "falsettino", che altro non è che il primo armonico della voce, ovvero un'emissione vocale priva di vibrazione, ottenuto tramite lo sfioramento del fiato sulle corde atteggiate in registro di petto ma non perfettamente addotte, insomma una sorta di "fischio" ottenuto anziché dalle labbra dalle c.v. Naturalmente il falsettino o armonico non può produrre il cosiddetto appoggio, cioè la pressione del fiato è quasi nulla, per cui non si può definire un registro cantabile, se non per effetti particolari, e il fatto che possa avere una qualche sonorità è solo dovuta al fatto che si trova in un range sonoro più acuto e quindi più udibile rispetto alla nota fondamentale (il primo armonico si trova un'ottava sopra la nota fondamentale). 

Parlando invece del vero falsetto (è corretto definire "testa" solo la porzione di estensione oltre il Re4), per quanto detto prima, costituisce un impegno abbastanza considerevole anche nella sua zona più bassa. Qui bisogna fare un distinguo, importante, tra voci maschili e femminili. 

Le voci maschili trovano equilibrio di emissione con il falsetto salendo oltre un'ottava dalle proprie note centrali; il basso dal Reb3, il baritono dal Mib3, il tenore dal Fa3 e il contraltino dal Fa#3. Raggiungono queste note, quindi, con una energia già piuttosto elevata, e provando a cantare in falsetto su queste note, incontreranno una notevole difficoltà, specie all'inizio dello studio, solitamente, però dal momento in cui riescono a emettere suoni in questo registro, questi risulteranno piuttosto forti, sonori, timbrati, e l'eventuale spoggio che dovesse verificarsi, sarà alquanto evidente. Lo spoggio sugli acuti nelle voci maschili è frequente e comporta grossi problemi; la voce risulterà difficilmente gestibile, decisamente sgradevole e andrà incontro a rotture e stonature. 

Parliamo invece delle voci femminili: Le donne, soprattutto i soprani, incontrano il falsetto nella zona centro-grave, cioè dal Fa3, però quasi tutti i soprani, soprattutto per induzione da parte degli insegnanti, tendono a cantare di falsetto anche diverse note al di sotto di questa. Ciò comporta che quando devono per forza utilizzare il petto (ma spesso non lo fanno, forzando in modo assurdo il falsetto, che comunque risulterà impotente a fornire una corretta emissione), esso risulterà eccessivo, rozzo, sgradevole e comunque disomogeneo. Credo di parlare della stragrande maggioranza delle voci femminili, che sono in rari casi presentano un settore centrale davvero omogeneo. Il problema fondamentale è che il settore più proprio del falsetto femminile (tra il Fa3 e il Do4) si presenta quasi sempre privo di appoggio (per le stesse ragioni che ho spiegato più sopra), per cui debole piuttosto "vuoto", ma, a differenza delle voci maschili, non si rompe, si mantiene gestibile e piacevole. Il motivo fondamentale di questa carenza è dovuto al fatto che istintivamente non è un registro di voce parlata. Ho il sospetto che un tempo le donne parlassero in voce di falsetto, ma è una mia ipotesi, poco suffragata da dati oggettivi, e in ogni modo è poco importante. Il fatto è che oggi uomini e donne parlano di petto, salvo questioni personali. Il nodo della questione quindi è che mentre le note più consone al registro di petto, dove si parla, suonano abitualmente esternamente, e ci permettono una valida articolazione e una certa facilità di emissione anche di un canto leggero, il falsetto-testa, per il maggior impegno che richiede, tende a suonare internamente (senza contare ciò che fanno fare gli insegnanti). Quindi le due linee del petto e del falsetto si trovano parallele e divergenti. Questo è il motivo fondamentale per cui per le donne l'articolazione delle parole è così difficile da praticare. Inserisco una grossolana raffigurazione di quanto ho scritto, poi interrompo e proseguo in altro post, per non farlo troppo lungo.


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