Ovviamente quanto vado a scrivere si rivolge a persone che hanno già volto un percorso propedeutico di apprendimento del canto artistico.
Mi riferirò, inoltre, ad arie non troppo impegnative e non troppo acute. Meglio se arie "antiche" per comprendere il procedimento. Intanto è bene che l'aria sia stata studiata nel suo insieme, quindi sia ben compreso il contesto in cui si svolge, una seppur sommaria analisi armonica e uno studio semantico, per individuare gli accenti delle frasi e quindi gli apici, cioè i punti essenziali di ogni frase e, se possedete gli strumenti fenomenologici musicali, il punto culminante.
Per prima cosa è consigliabile leggere in modo recitato tutto il testo in modo da chiarirvi le idee sugli aspetti espressivi. Rendere evidente il registro o i registri da utilizzare (drammatico, discorsivo, lieto, allegro, divertente, doloroso, ecc.). Indico il plurale perché a volte in uno stesso brano possono presentarsi diverse situazioni.
Dopodiché si può iniziare a pensare allo studio vocale. Per prima cosa occorre leggere una frase, individuando COME deve essere recitata. Bisogna ripeterla più volte, anche registrandola e riascoltandola per capire se è VERA, se è detta con sincerità, se comunica ciò che deve. E' fondamentale questa fase e non si deve tirar via e passare alle fasi successive se non si ha contezza di un risultato non meno che accettabile. Seconda cosa: l'altezza. E' consigliabile scegliere un brano che non sia troppo alto, ma eventualmente lo si può abbassare. Ma il problema è il rapporto tra l'altezza della frase musicale e l'altezza del parlato/recitato. L'aspetto più interessante e importante è rilevare quanto deve essere intenso il parlato in relazione alla frequenza delle prime note della frase. Non c'è altro modo che provare a dire la prima parola e premere la relativa nota sul pianoforte per sentire se si è allineati o si è distanti. Se è così bisogna aumentare (o diminuire) l'intensità fin quando si è trovata la corrispondenza. Magari più avanti faccio un video esemplificativo.
Quando si è trovata la giusta strada, si legge una frase intera (anche più volte) e poi la si esegue musicalmente, cercando di mantenere tutte le caratteristiche di espressione e di comunicazione. Ben presto vi accorgerete che cambia la respirazione (vi chiederà respiri molto più frequenti che voi dovrete assecondare, NON RISPARMIARE!). Tutta l'aria poi dovrà essere appresa in questo modo, cioè leggendo anche più volte una frase e poi cantandola, accertandosi sempre delle caratteristiche di corrispondenza tra parlato e cantato. Non abbiate fretta, non tirate via, non sottovalutate NIENTE, cioè le parti interne su cui si tende a sorvolare. Niente, congiunzioni, legature, devono essere tutte espresse perfettamente. Sulle note brevi (crome, semicrome, biscrome) inizialmente può essere necessario rallentare o allungare per evitare di saltare o ignorare quel particolare. Quando lo si sarà ben compreso, si potrà tornare al tempo corretto.
C'è poi sempre il problema del tempo di esecuzione, che è un problema fenomenologico. Non riferitevi a esecuzioni che ascoltate su internet o in disco o a indicazioni metronometriche, che sono tutte false. Ascoltatevi nell'ambiente in cui siete e cercate di capire se si mantiene o meno la CONTINUITA'. Cioè non ci devono essere vuoti nei collegamenti tra le frasi o tra le parole. Allo stesso tempo non ci devono essere sovrapposizioni di suono; occorre che tutto sia chiaramente comprensibile e vi dia il tempo di elaborare ciò che avete ascoltato. Se percepite ansia nell'ascolto è perché state correndo o perché non state pronunciando esemplarmente. Abbiate sempre un atteggiamento professionale (nel senso esemplificato) anche se dovete solo cantare "la cena è pronta" o l'Alleluja in chiesa.
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