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venerdì, ottobre 18, 2013

Recondita armonia

Su richiesta di Salvo, analizzo il celebre brano dalla Tosca di Puccini.
Si tratta impropriamente di un'aria, sia perché ci sono dei commenti da parte del Sagrestano (quindi è quasi un duetto), sia perché con Puccini termina, almeno in teoria, l'epoca dei "pezzi chiusi". Siccome era un furbacchione, sapeva ben scrivere, e lo ha fatto fino all'ultima opera, brani apparentemente aperti ma che si potevano tranquillamente estrapolare e rendere a tutti gli effetti arie, eseguibili anche in concerto. Infatti molti ritengono persino fastidiosi gli interventi contrappuntati del Sagrestano. Altra particolarità è il fatto, credo inspiegabile, per cui l'aria è diventata celebre come "reconditE armoniE"... Il brano è in fa maggiore, preceduto da una breve introduzione orchestrale durante la quale il pittore Cavaradossi si accinge a riprendere la pittura della Maddalena nella chiesa di S. Andrea, in Roma, mentre il Sagrestano gli porge pennelli e colori; il tenore si sofferma però a confrontare le bellezze della bionda ritratta, che si scoprirà poi essere l'Attavanti, sorella dell'evaso Angelotti, console della spenta Repubblica Romana, che si è rifugiato in chiesa, ancora all'insaputa di Cavaradossi, e sarà la causa dei successivi tragici avvenimenti, e le fattezze della nera Tosca, amante del pittore.
L'inizio dell'aria è subito piuttosto pesante; sulle prime parole "recondita armonia di bellezze diverse!", Puccini scrive infatti una melodia che insiste sul fa acuto con una dinamica "pp" e un tempo "più lento" rispetto all'Andante lento previsto poco prima. Credo che tale indicazione sia stata sempre del tutto trascurata, preferendo la maggior parte dei tenori spolmonarsi da subito! Queste due frasi sono di solito cantate come se fossero divise, ma il senso c'è solo se viene resa la dipendenza della prima dalla seconda. Per dare continuità occorre quindi attaccare la seconda frase con la stessa intensità con la quale si è chiusa la prima e crescere leggermente di più, e comunque dovrebbe trasparire il senso di sospensione. Il seguito però non è chiarissimo, e Puccini non ci aiuta; la frase infatti non chiude, rimanendo in sospeso sul mi, come nella prima frase, ma "è bruna Floria, l'ardente amante mia", non credo si possa considerare la chiusura dell'intero periodo, anche se la musica così enuncia (e parte il primo "contrappunto" del Sagrestano "scherza coi fanti e lascia stare i santi). Inizia quindi un secondo periodo musicale, piuttosto diverso dal primo, ma che testualmente ne è invece la continuazione "e te, beltade ignota [armonia di DO, dominante], cinta di chiome bionde [ritorno al FA], tu azzurro hai l'occhio [Re minore], Tosca ha l'occhio nero [Sol e Do]". Seconda chiusura. Ancora una volta Puccini scherza un po' pesante, perché l'avvio della frase presenta un La naturale, ancora in "pp", decisamente fuori portata da parte di quasi tutti i tenori, che comunque ben difficilmente si sottopongono a uno sforzo del genere rischiando anche di non essere compresi, per cui qui si sfoggia gran parte del proprio volume. Breve intermezzo in do settima: "l'arte nel suo mistero le diverse bellezze insiem confonde", il cui significato sinceramente mi sfugge, dopodiché parte una sorta di ripresa con materiale melodico simile all'inizio sulle parole: "ma nel ritrar costei, il mio solo pensier sei tu, Tosca sei tu". Questo finalino è nuovamente piuttosto faticoso, perché dopo una serie di Fa, c'è da sfoderare un La, questa volta "f", un sol, e quindi c'è il noto acuto su "Tosca", che è un sibemolle. L'aria è quindi piuttosto breve, ma anche impegnativa. Cose cui fare attenzione: La seconda frase, "di bellezze diverse", è contrassegnata da accenti piatti, il che vuol dire che ogni nota-sillaba, pur nel legato complessivo, deve essere evidenziata. "E' bruna Floria" è indicata "sostenendo", cioè si può allargare leggermente l'andamento, facendo MOLTA attenzione a non accentare "na" e "ri-a", che sono e devono essere deboli. Quella degli accenti sbagliati è rischiosa anche nella frase successiva: "bel" e "de". Mi pare di non scorgere altri tranelli. Successivamente proverò a fare qualche ascolto comparato.

2 commenti:

  1. Salvo4:33 PM

    Grazie Fabio.

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  2. L'arte nel suo mistero ecc. mi fanno intendere che il pittore considerando gia ' l'arte come una dote misteriosa ed affascinante e come qualcosa di sublime fa oltretutto mescolare le 2 bellezze diverse

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