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sabato, agosto 22, 2015

Della Natura

Torno, spero per l'ultima volta, sulla questione del canto "naturale", e cercherò, con la massima obiettività possibile, di approfondire la questione anche evitando ogni possibile strumentalizzazione e polemica. Dunque, alcune scuole di canto propendono per un canto naturale, ovvero sostengono che il canto è già nella natura dell'uomo e non occorrono particolari elaborazioni per poterlo impiegare professionalmente. Naturalmente stiamo parlando di canto classico: lirico, operistico, concertistico, sacro, quindi quello che storicamente esclude l'amplificazione artificiale. Si dice anche che non si deve ridicolmente ridurre la questione al fatto che se fosse naturale si canterebbe e basta. A questo punto si entra un po' in confusione, ma la spiegazione, se non erro, starebbe nel fatto che l'uomo in un certo senso "disimpara" a cantare, perché soggiace a pessime abitudini vocali e respiratorie. Reimparando questo, quindi tornando a una natura dimenticata, ci si reimpadronirà anche del vero canto. Mi permetto di dire, a questo punto, che se la questione è questa, a mio avviso diventa irrilevante. Se il dato di fatto è che senza studio non si può cantare a un livello valido, qual è il nocciolo della questione? Se io dico a un allievo: canta "naturale", continuerà a persistere in lui una vocalità grezza, povera, inefficace. Senza contare che facilmente mi dirà: così ero capace anche da solo!! Stessa storia vale per il respiro; se io insisto nel volere un respiro naturale, come prendere una boccata d'ossigeno in montagna o annusare cespugli di rose in un roseto, sicuramente otterò risultati di rilassamento, equilibrio e buona disposizione, ma quando l'allievo mi chiederà di fare acuti e frasi complesse... che potrò rispondere? A mio avviso diventano incomprensibili frasi come "è come il bruco che diventa farfalla", "il blu contenuto nel verde" o "la farina nel pane". Il bruco non studia per diventare farfalla; non è che un bruco incontrando un passerotto gli dice: ah, sai, quest'anno non ho frequentato il corso, diventerò farfalla l'anno prossimo; oppure niente, decide di restare bruco! Il verde non deve studiare per stare nel blu, semmai il nostro studio scopre che nel verde c'è il blu, il che non modifica niente di quanto già esiste, al di là delle scoperte quantistiche che però ci proiettano troppo lontano in questa discussione. La questione secondo me molto elementare è che si può definire NATURALE ogni fenomeno che NON RICHIEDE STUDIO, preparazione, azioni modificanti uno status pregresso, sia pure sotto la definizione di "recupero". Il canto operistico o similare necessitando di un'estensione ragguardevole, e di una qualificazione acustica che permetta alla voce di espandersi in ampi locali in modo da essere perfettamente percebile, in quasi nessun caso è prevedibile che "naturalmente" un soggetto, maschio o femmina che sia, possa possedere qualità tali da poter sostenere arie o intere opere a un livello accettabile; lo studio è indispensabile e questo già toglie a priori la possibilità di definre naturale questo tipo di canto.
Ora, però, prendo le parti opposte e cerco di comprendere (nel senso di annettere) le posizioni "naturalistiche", entrando così anche nello specifico della mia scuola.
Il primo punto, che ho accuratamente descritto in diversi post in passato, è che lo studio del canto, a differenza di quello di qualunque strumento musicale meccanico, non parte dalla prima lezione da considerare un "punto zero", ma parte... dalla nascita! Noi abbiamo già una voce in grado di fare buona parte delle cose che si richiedono; naturalmente in modo soggettivo, con sbalzi enormi da uno all'altro, ma solo in rari casi, affetti da patologie, mancano questi prerequisiti, che possiamo definire senz'ombra di dubbio NATURALI! Quindi il dato di fatto inoppugnabile e prezioso è che il canto, il grande canto esemplare, deve partire da una situazione naturale, che deve essere riconosciuta e rispettata come BASE! Chi pensasse di modificare o azzerare quella premessa e quindi intervenire con un processo nuovo, diverso, intellettualistico e azzerante, è decisamente su una strada sbagliata e mortificante.
Secondo punto: che tipo di "risultato" ci si attende dall'educazione vocale? Il dire "naturale" ci aiuta a comprendere che nell'azione canora conclusiva del percorso educativo si dovranno rispettare aspetti di naturalezza, cioè, così come prima di iniziare, non dovranno trasparire accorgimenti meccanici, infingimenti, modificazioni timbriche e articolatorie, ricorso a mezzi artificiali, manifestatamente lontani da una emissione piacevole, comprensibile e aderente alle caratteristiche proprie del soggetto che canta. Quella che si può definire: la "tua" voce. Se il o la cantante distorce la propria vocalità per darne un timbro apparentemente "lirico", sta uscendo dalla "naturalezza" (ecco il termine corretto), cioè non dà l'impressione di cantare naturalmente, ma rende evidente il ricorso ad artifici, tecniche meccaniche, trucchi e aggiramenti per giungere a un risultato (talvolta frettolosamente, ma non sempre) esteriormente apprezzabile da alcune fasce di ascoltatori, ma non in linea con una coscienza vocale sincera e più universalmente apprezzabile. Figuriamoci se antichi maestri di canto, che non facevano che sottolineare che il grande canto, specie quello "figurato", richiedeva studio costante, indefesso, lungo e non da tutti affrontabile, parlando di Natura, pensavano a un canto già presente, solo da "recuperare". No, molto semplicemente si deve riscontrare una NATURALEZZA nel cantare, cioè una condizione di mancanza di sforzo, eleganza, semplicità e persino facilità, frutto di un LUNGO studio, al quale è demandato il compito di far MANTENERE quelle caratteristiche che contraddistinguono il cantante amatoriale in brani semplici, alla sua portata, come ho descritto sopra.
Ora, però, torno alla carica dalla "mia" parte. La capacità di mantenere o recuperare la naturalezza si scontra proprio con la Natura. Nel momento in cui io cerco di mantenere la naturalezza del mio parlato aumentando l'intensità e l'estensione, mi scontro (e non è scontro da poco) con l'impossibilità o la notevole difficoltà a superare determinati limiti. La pronuncia si distorce, i suoni diventano faticosi e forzosi, non si riesce a esprimere una dinamica accettabile, il suono "va e viene", nel senso che alcuni suoni o vocali rimangono più sonore altre sorde (o mute), ecc. ecc. In sostanza la naturalezza va a farsi benedire! Sappiamo bene cosa accade; ci ritroviamo una laringe che sale, il diaframma in gola, la gola stretta, il suono che si insinua in ogni dove, creando stonature, storture di ogni tipo. Impossibilità di eseguire arie di un minimo di complessità a un livello decente. A questi difetti come hanno risposto la maggior parte delle scuole? Con il contrario: premendo sulla laringe che sale, col tentare di tenere aperta la gola che si chiude forzando i muscoli, con l'alzare il velopendolo che si abbassa producendo voce nasale, e magari ingannandoci dicendo il contrario, cioè che alzando il palato molle il suono va "su", e altre corbellerie che hanno portato alla morte clinica del canto. Allora da un lato ben venga l'intenzione di dare al canto l'immagine più NATURALE possibile, ma per far questo non basta volerlo, occore una disciplina che si basi sul FONDAMENTO che il canto esemplare, artistico, NON E' naturale, ma lo può diventare in quanto POTENZIALMENTE in noi, ma per far questo occorre mettere in "quiescenza" le forza endogene che rifiiutano, che non accettano, che reagiscono e si ribellano a ogni tentativo di conquista, soprattutto del fiato, che non sia in linea con i requisiti di vita di relazione e vegetativa, cioè che richiedono un impegno, un'energia e un utilizzo dei mezzi a disposizione dell'uomo, oltre la soglia di tolleranza di quel contesto, cioè uscire da un contesto NATURALE, dove la Natura è evidentemente quella in cui vivono piante e animali, con quelle regole, quelle dell'ecosistema biologico, per entrare in un contesto ARTISTICO, che non è e non può essere naturale, in quanto inutile alla vita, sempre dal  punto di vista dell'ecosistema. Alcuni allora pensano alla naturalezza come a un "compromesso" tra ciò che appare naturale e ciò che non si riesce a fare, con delle aggiustature, delle fusioni, delle omogeneizzazioni... e il frutto, in alcuni casi, è persino peggiore, una omogeneizzazione del difetto. L'unica possibile strada, questa è ... my way, è andare a fondo, riconoscere che è il nostro istinto che ci impedisce di rendere naturale ciò che naturale non è, e mettere in atto strategie per il superamento, l'aggiramento delle barriere istintive senza combatterlo o metterlo in condizioni bellicose, perché non c'è dubbio: vincerà sempre lui! Questo è il principio della COSCIENZA! se prendo coscienza di questa realtà, e lavoro in quella direzione, senza alcuna tecnica meccanicistica, senza alcun ricorso muscolare volontario, il fiato si evolverà in relazione a una esigenza vocale artistica, consentendomi gradualmente un canto sempre più raffinato, valido, soddisfacente, equilibrato, sonoro, piacevole da ambo le parti, e NATURALE. Volerlo dichiarare naturale prima del tempo è un po' come ricorrere a delle tecniche meccaniche, manca il supporto, mancano le condizioni fondamentali, per cui ci si imbatterà nelle stesse reazioni e difficoltà, e per superarle si dovrà nuovamente o soccombere o ricorrere a trucchetti o azioni muscolari volontarie. E' un post lungo, ma spero sufficientemente ampio nelle vedute e quindi, mi auguro, foriero di condivisione.

2 commenti:

  1. Salvo3:40 PM

    Straquoto! Si dice così?
    Mi permetto di aggiungere che questa operazione di "sgrassaggio" cioè di perdita, abbandono, delle zavorre, dei pesi inutili, "naturalmente" ha il suo rovescio della medaglia: sangue, fatica, costanza, ribellione all'impigrimento mentale, energia, studio, analisi. Tutto condito da modestia, tolleranza, attesa paziente.
    Grazie Fabio, ancora grazie!

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