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venerdì, ottobre 26, 2012

Definizioni - concetti

Tecnica: insieme di esercizi meccanici ripetitivi, metodicizzati, di natura empirica o scientifica miranti al raggiungimento di un determinato obiettivo di tipo artigianale/artistico o sportivo ovvero a superare le difficoltà che si presentano nel corso dello studio. 
Provo a fare un esempio: un tizio vuole studiare pianoforte ma non vuole prendere lezioni; conosce la tastiera dello strumento, ma non acquista libri e metodi e non si informa su quanto esista in merito alla didattica. Cosa fa? prova a eseguire delle note, ma a un certo punto incontrerà difficoltà che gli impediscono di eseguire con sufficiente gradevolezza determinati passi. A questo punto può insistere brutalmente, senza riflettere, oppure può cercare una soluzione. Il tentativo di trovare una soluzione consiste nel provare delle "manovre" fisiche (rotazioni, piegamenti, movimenti, cadute, flessioni,ecc.) fin quando trova una "posizione" che gli permette di ottenere un risultato che ritiene valido. Quindi diciamo che supera una prima difficoltà. Poco dopo ne incontrerà un'altra. A questo punto riprenderà lo studio di "manovre" che gli consentano di superare anche questa difficoltà, e diciamo che dopo un certo tempo può riuscirci. Dopo molto tempo, se armato di intelligenza, pazienza, intuizione, il nostro può arrivare a collezionare un certo numero di tecniche che gli consentono di suonare brani di un certo livello di difficoltà. A questo punto decide di informarsi, acquista libri, fa ricerche, si reca da qualche insegnante, e può constatare: che ciò che ha scoperto lui l'avevano già scoperto altri molto tempo prima; che alcune delle cose che lui applica, dopo essere state prese in considerazione, sono state sconsigliate perché possono procurare danni fisici; che altri didatti hanno trovato o inventato altre tecniche che ritengono, o possono risultare, più efficaci per salire a livelli di difficoltà superiori. Il nostro a questo punto si convince che di tecniche ne possono esistere migliaia e forse non esiste UNA tecnica unica e buona per tutti (e questa cosa, molto diffusa, convince molti studenti a frequentare diverse scuole per prendere "un po' da tutti"). Fin qui credo di aver raccontato una storia semplice e in qualche modo nota, anche se magari non molti ci avevano riflettuto specificatamente. Adesso diciamo che il nostro, confuso e scontento di questa rivelazione, conosce un altro maestro, un po "diverso", il quale, prima di iniziare gli esercizi, fa una premessa: "qui non facciamo tecnica ma disciplina." - "E che vor dì?", cioè, che differenza c'è, visto che entrando nella stanza sente un allievo fare esercizi grosso modo come ha visto scritti in molti libri e sentiti in altre scuole? La differenza è semplice, anche se fondamentale e rivoluzionaria. Ripartiamo da capo: mi metto sulla tastiera e provo a fare delle note, senza nulla sapere del pianoforte; a un certo punto si incontrerà una difficoltà. Il tecnico - artigiano comincerà a studiare le "manovre" per superare la difficoltà. Qui invece capita un'altra cosa: ci si chiede: perché incontro questa difficoltà? Cosa mi impedisce di fare questo passaggio? Perché devo "allenanarmi"? perché devo ripetere innumerevoli volte quel passaggio? Perché piegando un dito, il polso, la mano o altre parti, riesco a superare, almeno in parte, o sufficientemente, o momentaneamente, il problema? Naturalmente questa serie di domande possono rimanere totalmente senza risposta, e quindi non ci resta che proseguire sulla strada tecnica, ma ci può essere, o essere stato, qualcuno che nel tempo, in parte da solo, in parte grazie ad altri, ha potuto scoprire le risposte. Scoprire questi "perché" non è un puro esercizio mentale, non è un'azione filosofica interessante ma intellettuale e fine a sé stessa, sganciata dalla pratica e quindi dai risultati cui miriamo. Scoprire perché esistono delle "resistenze", delle difficoltà più o meno rilevanti all'esecuzione di determinati movimenti aventi fini artistici o perché non si riesce a ottenere quel certo livello esecutivo che riteniamo valido, ci guida non semplicemente al superamento contingente, ma a debellarne LE CAUSE. Esistono effettivamente migliaia di tecniche anche per il canto: chi affonda, chi mette in maschera, chi spinge, chi tira indietro, chi schiaccia avanti, chi fa piano e chi fa forte, chi crede che la voce vada costruita e chi crede che sia naturale e vada solo recuperata. Ma, consci o inconsci (diciamo pure del tutto inconsci) tutti fanno tecnica, cioè tutti cercano modi, più o meno morbidi o violenti, apparentemente naturali o molto artificiosi, di superamento meccanico del problema, dell'ostacolo. La tecnica in realtà l'ostacolo lo sposta o lo attutisce ma non lo supera, non lo debella, pertanto il cantante si troverà momentaneamente nell'illusione di poter fare ciò che vuole, ma in realtà troverà altri ostacoli o anche gli stessi ostacoli creduti superati, ma che hanno soltanto posposto il loro intervento, e solitamente in modo più deciso, e questo per un motivo estremamente semplice, ovvio: che gli "ostacoli" non sono realmente barriere fisiche, ma resistenze biologiche, cioè tensioni muscolari, tendinee, ecc. che prendono ordini da un sistema (quello nervoso centrale) difficilmente controllabile direttamente. Ogni tecnica, ogni attività umana, incontra resistenze e ostacoli di natura e complessità diversa. Questo dipende da come il nostro corpo vive e si relaziona con quella attività. Mi si può dire, ad esempio, che di pianisti con tecniche prodigiose nel mondo ce ne sono a migliaia, quindi la tecnica funziona e non c'è bisogno di una disciplina, come sembrerebbe evincersi dal discorso anzifatto; questo dipende da quanto quella attività collide con funzioni esistenziali. E' evidente che disciplinare gli arti o parti di essi, è meno problematico, ovvero meno contrasta con le funzioni vitali rispetto a disciplinare il fiato! Questo dovrebbe capirlo chiunque, eppure si fa finta di ritenere questa semplice verità una assurdità da visionari, e si preferisce pensare che il fiato o vada manipolato con forza bruta, o vada lasciato "naturale" e "profondo", e non disciplinato, cioè educato al punto da modificarne profondamente il funzionamento, oltre le esigenze di vita vegetativa e relazionale, e che questa, e solo questa, sia la causa di ogni difetto e difficoltà del canto esemplare, che nessuna tecnica è realmente e completamente in grado di eguagliare.
In estrema sintesi: Tecnica: tentativo meccanico di superare un ostacolo di natura biologica-nervosa, con esiti estremamente variabili, che però stimolerà sempre una reazione e quindi richiederà perenne allenamento e andrà incontro necessariamente a decadimento con il venir meno della forza e della prestanza fisica;  
Disciplina: processo pratico che porta a una graduale presa di coscienza dell'attività artistica cui ci si dedica, delle cause che ne impediscono la piena realizzazione e alla scoperta delle relazioni e interazioni che consentono la rimozione o aggiramento di quelle cause, e permettono, infine, di UNIFICARE tutti gli elementi che concorrono al risultato.

3 commenti:

  1. Tra gli appassionati di canto si discute di tecnica molto più di quanto si faccia tra gli appassionati di musica sinfonica, pianistica ecc... Per cui non mi sono mai trovato a riflettere approfonditamente sulla tecnica dei pianisti, pur suonando il pianoforte come dilettante. Nel storia del canto tramandata dai dischi, uno dei pochissimi artisti "a-tecnici" sappiamo essere stato Tito Schipa. Invece tra i pianisti? Sono esistiti pianisti che suonavano senza bisogno di contorsionismi tecnici?

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  2. Per quel poco che conosco relativamente al mondo del pianoforte, non è che di tecnica si discuta tanto tanto meno... Possiedo un libro interessante: "i fondamenti dello studio del pianoforte", di Chuan C. Chan, di cui si possono avere maggiori informazioni sul sito www.studiarepianoforte.it che mette insieme un certo gruppo di tecniche abbastanza note nel mondo di questo strumento, ma con un'unica ottica. Quando parlo con un pianista di un certo valore è difficile che non mi dica: "eh, ma quel pianista fa così, fa cosà, manca questo, ecc.". Per non parlare dei suontatori di strumento ad arco che hanno pure il problema dell'intonazione. Ma anche clarinettisti, trombettisti... tutti insomma!! Ed è logico, perché gli strumenti sono invenzioni, e quindi senza delle tecniche di approccio è parecchio difficile poter realizzare musiche. Sul canto la cosa è diversa perché lo strumento siamo noi, quindi, nonostante il luogo comune (e profondamente errato) che è uno strumento "che non si vede", la voce non richiederebbe tecnica, se non legata a un "affinamento" di tipo musicale. Nonostante ciò so che esistono pianisti, come altri tipi di strumentisti, naturali, cioè che messi di fronte a una tastiera, sono riusciti a suonare anche cose di una certa complessità. Questo, pare, succeddesse soprattutto a New Orleans, ai tempi dei primi jazzisti, quasi tutti privi di conoscenze teoriche sulla musica e sugli strumenti. Naturalmente non possiamo parlare di esecuzioni di livello elevato dal punto di vista della qualità sonora. A mio avviso Benedetti Michelangeli ha raggiunto una armonia di movimenti legati a una qualità sonora di qualità stratosferica; non lontano anche Arrau e in tempi più recenti Radu Lupu e Perahia. Nessuno di questi però ha raggiunto la maestria musicale di Lipatti! Anche Herdmann non è da meno (studiò con Tiessen, il m° di Celibidache). Non sottovaluto Rubinstein e Horowitz (quest'ultimo però più genio natuarale), ma nella fase anziana.

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  3. Nella prima parte dell'articolo ho scritto "...di natura empirica O SCIENTIFICA". La cosa non ha molta differenza, in campo artistico, anzi abbiamo notato quanto l'approccio scientifico, alla lunga, generi più problemi che soluzioni, sia perché alla scienza mancano elementi legati allo sviluppo e alle interazioni tra diversi apparati e soprattutto una visione unitaria della disciplina, sia perché la scienza è comunque oggetto di interpretazione, e in un campo così pratico e in mano a persone di modesta cultura scientifica non può che comportare errate interpretazioni e applicazioni con tutto ciò che sappiamo e osserviamo.

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