Come sanno tutti coloro che seguono questa scuola, la disciplina che noi consigliamo di seguire porta all'annullamento dei registri e quindi dei passaggi.
Ciò nonostante, è chiaro che la maggior parte di coloro che iniziano lo studio del canto si ritrova con i registri ben marcati, quindi con la necessità di trovare un modo per passare da uno all'altro.
Piccolo riepilogo. I registri in realtà sono un'illusione, una falsità. L'idea del registro parte dall'idea che vi sia una sola voce che, come accade ad esempio su uno strumento ad arco, ad un certo punto abbia necessità di cambiare corda, quindi passare su un'altra meccanica che favorisca le note più acute, o viceversa. Questo è un pensiero razionale, meccanicistico, che ha una sua logica. Peccato che, come diceva Guzzanti-Quelo, è sbajata. Pensare in termini di meccanica col corpo non porta a buoni risultati, perché il corpo è un organismo vivente, dunque è elastico e suscettibile di modifiche e di reazioni.
Ho già scritto diverse volte, ma ripeto ancora, che per affrontare l'argomento, occorre porsi delle domande. Una importante, in questo caso: perché esistono i registri? Negli strumenti inventati dall'uomo, non si è trovata alcuna altra alternativa che mettere diverse corde (negli strumenti che fanno uso di questo sistema) e quindi la necessità di saltare da una corda all'altra. Nel corpo umano questo non ha necessità di accadere, perché le corde si tendono gradualmente e possono produrre tutte le frequenze di cui siamo capaci. Ciò che però crea disuguaglianze e problemi, è il fatto che la muscolatura interna alle corde vocali ha dei limiti, non può arrivare a note molto alte, se non creando situazioni qualitativamente negative, cioè suoni gridati e molto faticosi, anche pericolosi sul lungo periodo. Quindi esiste una seconda meccanica, esterna alla laringe (muscoli estrinseci), che agiscono sull'intera laringe provocandone una rotazione, la quale agisce sulle corde vocali provocandone un allungamento e assottigliamento, che permette di raggiungere con maggiore facilità le note acute. Questa sarebbe la spiegazione logica che ci viene sempre raccontata e che tutti accettano senza obiezioni. E' un racconto che funziona benissimo per gli strumenti "morti", cioè costruiti, seppur genialmente, dall'uomo, ma che non possono manifestare forti limiti, rispetto al corpo umano. Dunque, prima di dare spiegazioni partendo dagli strumenti meccanici, poniamoci domande legate a come funziona il corpo umano, la sua struttura e la sua evoluzione.
Se il nostro corpo avesse previsto fin dall'inizio la possibilità di una vocalità artistica, non ci sarebbe stato questo "salto" di corda. Avrebbe subito creato delle condizioni per cui tutta la gamma, dalle note più gravi alle più acute, sarebbero transitate fluidamente. Ciò non è avvenuto perché il canto non era previsto, perlomeno a livelli elevati. E' una attività che riguarda una percentuale non molto elevata di soggetti che si sentono investiti da un'esigenza artistica profonda, che attiene alla componente spirituale, presente in tutti gli uomini, ma in misura variabile da soggetto a soggetto. Coloro che si sentono spinti a intraprendere lo studio del canto lirico, si trovano molto probabilmente nella situazione di non riuscire facilmente a percorrrere una scala da grave ad acuto con facilità e scorrevolezza, ma incontrando disuguaglianze e difficoltà non da poco. Ecco, dunque, che le scuole, ovvero i didatti, per analogia con gli strumenti esterni, hanno pensato di inventare il passaggio, cioè una manovra che consentisse di transitare dalla zona centro-grave a quella centro-acuta in modo accettabilmente omogeneo. Senza porsi altre domande e quindi senza ipotizzare altre soluzioni, magari anche più interessanti. La domanda e il campo di osservazione da prendere in considerazione, riguarda l'evoluzione del corpo umano nei millenni. E' risaputo ormai da molto tempo, che la conformazione dell'apparato respiratorio, che coincide in larga parte con quello vocale, è radicalmente mutata. La laringe si trovava grosso modo dove oggi c'è il velopendulo, quindi in fondo al cavo oro-faringeo, e questo non consentiva l'articolazione, quindi la parola. Inoltre, i due canali: respiratorio e digerente, erano paralleli, non si incrociavano. A un bel momento lo sviluppo evolutivo volle dotare l'uomo della parola, e per arrivare a questo, dovette compiere un lavoro davvero rilevante. 1) dovette dotarlo di una postura bipede (se avesse mantenuto una posizione piegata in avanti, la laringe non si sarebbe potuta modificare); 2) la laringe doveva scendere nella posizione attuale (tranne che nei neonati, che dovendo respirare e deglutire contemporaneamente, hanno bisogno di quella conformazione); 3) dovendo ricollocare la laringe, i due canali respiratorio e digerente non potevano più restare paralleli, ma dovevano incrociarsi; 3) incrociandosi, necessitava un "semaforo", che consentisse a cibo e aria di entrare nei rispettivi canali senza errori fatali; 4) l'epiglottide, che svolge questo ruolo, esisteva già, ma aveva molte meno responsabilità; 5) dovette inventare un sistema per fare in modo che la laringe restasse "appesa" a mezza gola, e questo fu l'osso Ioide, attaccato a una vertebra cervicale; 6) tutta l'anatomia del crani dovette modificarsi notevolmente per consentire il cambiamento dei canali respiratorio-digerente.
A questo punto la voce parlata fu possibile. Però l'uomo era già in possesso di una voce, che chiamiamo PRIMITIVA, molto più limitata di quella parlata, secondo certi canoni, ma molto più dotata secondo altri canoni. Non permetteva la parola, abbiamo detto, ma è molto più estesa, molto più elastica in senso dinamico, cioè consente di passare da suoni estremamente leggeri, deboli, sottili, chiari, ad altri molto più potenti, forti, spessi. Per contro, la qualità era assai modesta, rozza. Inoltre, con la discesa a mezzo collo, veniva caricata di un altro impiego: gestire lo sforzo, cioè collaborare con il fiato per sostenere la postura eretta.
Ecco, dunque, che l'uomo si ritrova non più una ma DUE vocalità, una primitiva e una più evoluta, seppur parzialmente, ognuna con caratteristiche peculiari e dotate di due meccaniche e due respirazioni.
Pertanto, e finalmente arriviamo alla soluzione, perché esistono punti che definiamo "di passaggio" e che hanno caratteristiche simili un po' in tutti gli esseri umani? La risposta che avevamo dato tempo fa, era: per equilibrio. Ma è sbajata pure questa, perché l'equilibrio avrebbe senso se ci trovassimo su una stessa voce, ma trattandosi di due voci, la conclusione è un'altra.
Dobbiamo considerare che la voce più persistente è quella primitiva, con cui dobbiamo fare i conti (essendo gestita dall'istinto è prioritaria). Non è che il registro di petto sia di appartenenza esclusiva del parlato, appartiene anche alla voce primitiva, ma è PARZIALMENTE in uso dal parlato, che l'ha notevolmente qualificata grazie all'unificazione fiato-laringe-articolazione. Cosa succede, però? che questa condizione dura solo per un certo spazio (che fa uso solo della meccanica intrinseca), dopodiché si prosegue sul petto della voce primitiva. Quindi il punto di passaggio che noi incontriamo non è altro che il LIMITE dell'estensione del petto della voce parlata. Superandola, entriamo nella voce gridata oppure nel falsetto leggero, entrambe appartenenti alla voce primitiva (e quindi con la meccanica estrinseca). Però sapendo che questa situazione è solo relativa a uno sviluppo evolutivo ma non assoluto, possiamo creare, mediante una disciplina, una condizione respiratoria che può sostenere una vocalità UNICA, dove è la voce parlata a farla da padrone, estendendosi a tutta la tessitura del soggetto.
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