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venerdì, agosto 05, 2011

La voce animale 2

Anche sulla base delle domande fatte, ritengo di dover fare qualche ulteriore precisazione sull'argomento.
Abbiamo spiegato che i due registri si presentano come due "meccaniche" diverse. Non c'è alcunché di vocale, di canoro, in questo, ma solo l'apparentamento tra una voce piuttosto rozza, di utilizzo pratico ridotto e una voce molto più ricca di possibilità e sfumature. L'idea di rendere la prima, quella che si trova in zona più acuta (in quanto le maggiori frequenze sono più udibili a distanza e sono più provocanti il sistema nervoso di chi riceve), plasmabile, facile e articolabile come la seconda, è quasi un'idea folle, e possiamo abbastanza toglierci dalla testa l'idea di riuscirci, perché dobbiamo fare i conti con un sistema muscolare assai più teso e una condizione del fiato molto più pressata. Vale un po' per tutti gli strumenti; il cantabile, in un violino, è assai meno valido se fatto in zona sovracuta, perché anche le possibilità di ammorbidire il suono sono più limitate, a causa della maggiore tensione della corda, che è anche sempre più corta, cioè di limitate dimensioni. Questo però c'entra fino a un certo punto. Infatti l'apparato articolatorio di per sé non cambia nelle varie zone della gamma; ciò che cambia è la pressione dell'aria. La pressione è solo in parte determinata dalla effettiva necessità di vibrazione della corda; come sappiamo, una parte della pressione è causata dalla reazione istintiva del diaframma che vuole "scrollarsi di dosso" il peso del suono; così facendo provoca un surplus di pressione sotto la glottide. Da un lato quindi si dovrà lavorare per ammansire il diaframma (istinto), e dall'altro si dovrà lasciar sfogare la pressione aprendo molto la bocca. Quest'ultima azione va contro l'articolazione corretta, quindi per un certo periodo di tempo pensare di poter parlare in zona acuta sarà velleitario. L'uso della vocale U è consigliabile, sia perché determina un peso che induce il diaframma a star giù, sia perché induce la laringe all'atteggiamento di falsetto-testa (e chissà che, veramente, questo sia un richiamo all'ululato...!). C'è un altro problema, forse il più delicato e difficile da valicare. Se si prova a parlare, ad articolare con sincerità di intenzione, in zona di falsetto, tutti sanno che è quasi obbligatorio rimanere in registro di petto, tant'è che i cantanti di musica leggera, per cui la parola è indispensabile (come se invece nella lirica non ci fosse questa necessità!), questo fanno. Allora ecco il consiglio che il Maestro Antonietti suggeriva: la voce infantile. Nella donna poi è alquanto facile e piuttosto spontaneo, perché nella donna il registro di falsetto (fa3-do#4) si può anche definire di voce parlata, anche se negli ultimi decenni la tendenza è a "maschilizzarsi" e dunque a scendere al petto. Nel maschio la voce infantile è meno accettata, dunque più difficile da esercitare (ed è anche più "lontana" dal parlato naturale). Allora si deve ricorrere a un secondo "trucco", per indurre la posizione giusta della laringe ed evitare per quanto possibile il sollevamento del fiato-diaframma: l'oscuramento. Quindi i primi esercizi di parlato in zona centro-acuta, potranno essere fatti utilizzando la componente scura dei fonemi (la A che tende ad O, la O che tende a U, la E che tende a OE, e così via). Non è facile e si presta a cattive interpretazioni. Non si tratta di utilizzare le "intervocali", ma di eseguire le vocali vere nella loro versione oscura. Questi esercizi saranno propedeutici ad un parlato più chiaro. Naturalmente è sempre fondamentale l'atteggiamento di volontà intenzionale, sincero, nella pronuncia. Non "cantare", astrattamente, ma "dire" intonando. Anche questi esercizi possono essere resi più efficaci da qualche prova preliminare di parlato oscuro non cantato, non intonato (anche qui... qualche riferimento a una componente ancestrale? il suono scuro come volontà di mettere paura, di farsi credere più grosso e possente di quanto si sia...? Potrebbe spiegare, anche al di là delle considerazioni fisiologiche, perché lo scuro funziona, e sia più utile nella sfera maschile).

2 commenti:

  1. Salvo_Baritono4:52 PM

    Fabio due domande:

    1) cosa si intende per "voce infantile"?
    2) l'oscuramento della vocale ti aiuta in quella zona perchè favorisce il naturale rilassamento della laringe (quindi anche del diaframma), ma non può avere l'effetto contrario, e cioè che il diaframma si alza perchè non regge il peso di un suono reso grave dall'oscuramento, se non è abituato a sostenerlo? (Anche perchè in genere l'oscuramento del suono è accompagnato da una maggiore potenza).

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  2. La voce infantile è... la voce infantile! Imita un bambino, o meglio, ritorna te stesso parecchi anni indietro... e parla come parlavi allora.

    Sì, è giusto il secondo commento, in effetti l'oscuramento ha anche le sue controindicazioni. Si tratta di scegliere caso per caso a che tipo di esercizi avviare l'allievo "in base alle condizioni psico-fisiche in cui si trova" (frase dell'Antonietti). Per affrontare lo scuro ci vuole più fisico, per affrontare i suoni piano più mente. Il parlato richiede entrambi.
    Per essere precisi, l'oscuro non è che favorisce il rilassamento, ma richiama la laringe in basso; non è proprio la stessa cosa.

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