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sabato, dicembre 20, 2014

Dentro e fuori

Qualcuno, polemicamente, disse tempo addietro che la voce è fuori e dentro contemporaneamente. La qual cosa è in parte vera, anche se preferisco precisare che all'interno del corpo c'è "suono", mentre la "voce" si manifesta compiutamente solo all'esterno. La discussione su questo tema ritengo sia in gran parte vana; a noi interessa educare e perfezionare la voce, dunque del suono ci interessa poco, se non quel tanto che basta per informarsi sulla nascita e quanto avviene affinché questo si trasformi in voce semplice, prima, voce esemplare poi. Ciò cui faccio riferimento con il titolo "dentro e fuori" si riferisce a un dentro ideale, spirituale, del pensiero, mentre il fuori è realmente il fuori di noi, dove la voce può esaltarsi come manifestazione stessa del pensiero, e non come semplice attributo fisico meccanico. Dobbiamo toglierci il più possibile da questa condizione forzata, altrimenti la libertà del canto sarà sempre difficile. Quando finalmente riesco a guidare qualche mio allievo a rendersi conto di un suono libero, scorgo la felicità ma anche il timore che nasce da questa nuova dimensione in cui è entrato. Sembrano mancare riferimenti, guide, appigli, ma anche leve, pedali e pulsanti che consentano di esercitare azioni sulla voce, come intensificare, addolcire, scurire, modificare, insomma, il prodotto vocale. La soluzione è la più semplice, banale, possibile, e cioè PENSARE, VOLERE. Il pensare e volere devono essere totalmente sganciati dalla fisicità; ciò che si vuole non è legato a "non chiudere la gola", ad esempio, o "non spingere". Queste brutture sono frutto di un secolo scarso di ragionamenti profondamente erronei, di condizionamenti razionali e di interferenze scientifiche, oltretutto molto spesso... pseudo! Non sarà la ragione che ci può condurre a un canto espressivo, a cantare alla nostra sfera sentimentale, a incantare gli animi e la parte più umana e divina di ciascuno di noi, dunque non si può passare da quella strada. La libertà è una strada difficile, ma soprattutto che ci pone in atteggiamento guardingo e timoroso. Il maestro serve a condurre, per l'appunto, per mano, facendo constatare che il terreno è solido, che non si cade, non si sprofonda e che con un po' di coraggio e di fiducia i primi risultati, validi ma magari un po' incerti, traballanti e non pienamente sonori, lo divengono in poco tempo. Dunque per il "dentro" si faccia sempre e solo riferimento alla componente animica, e il fuori allo spazio intorno a noi, un grande spazio, in cui però non ci si perde, e che noi possiamo riempire non di voce bruta, ma di un fiato sottile e infinito, dolcemente ma inesorabilmente sonoro e ricco.

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