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martedì, luglio 20, 2021

Delle vibrazioni

 E' noto che tutto ciò che in qualche modo è percepibile dai nostri sensi possiede una vibrazione. Non solo, ma anche tutto ciò che possiamo studiare nell'infinitamente grande e piccolo con le apparecchiature più sofisticate, è rintracciabile solo se possiede una vibrazione. Poi abbiamo anche prodotti di vibrazione che sono percepibili, anche se non da tutti e non facilmente osservabili, anche mediante strumenti. Il pensiero è un oggetto di vibrazione, ma è difficile da osservare; tutto ciò che definiamo "astratto" entra in un ambito che potremmo definire misterioso, occulto... però se alla sua base ci sono vibrazioni, sarebbe possibile un suo studio, ma entriamo in una dimensione molto "sottile" che sfugge perlopiù anche alla scienza.

Quando noi facciamo un suono intonato con la voce, anonimo, è evidente che c'è una vibrazione fondamentale, la nota, che definiamo "frequenza", misurabile in Herz, a cui si aggiungono le cosiddette armoniche, ognuna con le proprie frequenze. Fin qui siamo nel campo della fisica. Quando il suono viene qualificato da una vocale ben specifica, una A, O, U, E, I, acquisisce un valore aggiunto, che sarà sempre una vibrazione, derivata dal pensiero umano, che non siamo in grado di osservare strumentalmente, ma c'è, perché altrimenti non saremmo in grado di apprezzarla. Ulteriore passo avanti: quando pronunciamo una parola di senso compiuto, che la maggior parte delle persone è in grado di comprendere (ma anche se non la si comprende, potrebbe avere in sé, in base a come viene pronunciata, una particolare energia che può essere raccolta da chiunque), questa parola possiede in sé una vibrazione complessiva. Qui entriamo in una fase più complessa e importante della precedente. Infatti non si tratta solo di comprenderla, di riconoscerla, ma anche di "pesarla", di darle un valore, in molti casi anche di ampio spettro, dipendente in parte dalla parola stessa, ma soprattutto dal contesto e dal peso stesso che la persona trasfonde in quella parola in un determinato momento, occasione. Ci sono parole che possiamo definire già in sé ad alta vibrazione, come amore, luce, gioia, piacere. Certamente, se pensiamo a quanti milioni di volte è stata e viene citata, con tutte le sue varianti, in ogni occasione, anche musicale, dobbiamo riconoscere che il più delle volte resta alla sua minima frequenza, però è proprio il fatto di essere inflazionata a decretare, in ogni lingua, la sua potenza, che non lascia indifferenti, altrimenti se ne userebbero altre. Però è sicuramente diversa una citazione formale in un qualunque testo o canzone (pur avendo anche in queste occasioni diverse variabilità), rispetto a una persona che la usa con grande parsimonia, persino con timore, ma con piena consapevolezza sentimentale, emotiva, affettiva in un determinato contesto. Ovviamente in tale momento la sua vibrazione sarà altissima. Il fatto che possa o meno essere percepita in tutta la sua ampiezza, dipenderà anche dalla libertà della persona di riuscire a esprimerla senza freni. La titubanza, la paura, l'imbarazzo, la timidezza, possono giocare un ruolo oppositivo che può far fallire. In particolare, proprio in opposizione alle parole con elevata vibrazione, abbiamo quelle a bassa vibrazione, che possono portare a difficoltà di vario ordine. Proprio la "paura" è una delle parole con frequenza più bassa, per cui pronunciare una parola importante ma in un clima di paura, reale o psicologica, porta a frenare e a reprimere le frequenza di quella parola. Dunque, l'interesse, la pregnanza di un brano cantato, che contiene quindi un testo non casuale, non superficiale, ma che possiede una forza creatrice, un'energia compositiva di rilievo e che ha generato e stimolato uno o più compositori a musicarlo, deve altrettanto provocare in chi canta la volontà di far sì che quelle parole non restino puro suono, lontana eco di un vago significato, ma generino proprio per primo in lui il desiderio di veicolarlo a chi ascolta, a più persone possibile e con la più elevata densità di sincerità e significato possibile. Attenzione, poi, che l'energia non è legata unicamente alla parola in sé ma a intere frasi, capoversi, periodi. Affinché la parola culmine possa rilasciare tutta la sua potenza, deve godere della forza di ciò che ci sta attorno. Il discorso è ancora più chiaro se lo portiamo nel puro mondo della musica. 

Come ho scritto in alcune occasioni addentrandomi della fenomenologia celibidachiana, un brano musicale è un'unità tensiva, dove i singoli eventi sonori, note, accordi con la loro intensità, ritmo, tempo, non devono essere fini a sé stessi ma devono avere un indirizzo, un senso, oltreché un significato, che può giungere a quell'unità complessiva cui aspiriamo, solo se ciascuno di questi eventi si palesa come premessa per ciò che segue e conseguenza di ciò precede. Ciò significa che ciascun fenomeno presente si carica dell'energia del contesto attorno a lui, e quest'energia andrà ad accumularsi nel Punto Massimo, per poi risolvere nel periodo conclusivo. Questa energia e questa tensione sono raffigurabili ancora come vibrazione. Se non siamo in grado di legare ciascun momento, ciascuna articolazione coerentemente e senza interruzioni, il brano non raggiungerà la sua unità, e potremmo dire che non si trasformerà in musica, così come non lo farà una poesia, un brano letterario, un quadro o una statua. Non sarà e non potrà essere un particolare o una caratteristica specifica (un colore, un accordo, una frase, e nemmeno una parola ad alta energia) a connotare il brano, perché è solo l'insieme che può raggiungere quel risultato, ed è per quello che il compositore, come l'esecutore, deve lavorare assiduamente sui particolari, anche i più riposti, proprio per evitare che la noncuranza di quelli porti a fratture che impediscano di cogliere l'unità complessiva. Quante volte devo riprendere gli allievi che magari curano la singola parola, ma poi trascurano i particolari. Ad esempio in una frase che utilizzo spesso per esercizio: "me lo ha detto..." spesso l'esecuzione "me l'ha detto", evitando quel "lo" che invece è fondamentale pronunciare correttamente. 

Il tema è veramente enorme, ho un po' il timore di scrivere troppo, per cui rimando a un prossimo intervento qualche riflessione ulteriore. 

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