1) Si parte dalla voce "istintiva", che non definisco "naturale", come si fa comunemente, per non dare etichette discutibili. La voce istintiva è quella cui fa capo un fiato minimo indispensabile. E' un dato soggettivo, ed è un dato relativo unicamente all'uso vocale, cioè non è detto che una persona abbia tanto o poco fiato, ma quanto di questo fiato è indirizzato all'uso della voce.


4) il nostro corpo, e in particolare il diaframma, sottoposto a maggiore peso e al fatto che il fiato esce più lentamente trovando l'opposizione delle corde vocali accollate, reagisce sollevandondosi e creando maggiore pressione nei polmoni e conseguentemente anche sotto la laringe.
5) le reazioni biologiche, il sollevamento diaframmatico, l'aumento della pressione, producono irrigidimento mandibolare, sollevamento della laringe e della lingua, indolenzimento dei muscoli del collo, della nuca, della zona sternale. Anche il fiato istintivo viene sottoposto a "tecnica" per poter essere in qualche modo (fisico) controllato.
6) dunque, cantare necessita il superare in qualche modo queste difficoltà. Pressoché tutte le scuole di canto del mondo, per fare questo, adottano delle tecniche, ovvero un "impostazione" della voce. Purtroppo queste tecniche non partono coscientemente dall'analisi appena compiuta.
le tecniche di impostazione della voce si esplicano in due direzioni, rispetto le cause analizzate: contrastando la reazione o assecondandola.
7) analizziamo le tecniche che constrastano la reazione, la più nota delle quali è quella detta "dell'affondo". Esse si basano principalmente sulla forza che si compie soprattutto verso il basso, compresa la tecnica respiratoria diaframmatica-addominale e sull'uso di diversi muscoli. Queste metodiche non vincono la reazione, ma in realtà la sollecitano ulteriormente e la rafforzano; i possibili buoni risultati sono dovuti all'irrobustimento delle strutture muscolari, alla prestanza fisica ma soprattutto alla "tolleranza" che l'istinto possiede e concede per poter superare difficoltà vitali che dovessero presentarsi. Questi "buoni risultati" si esplicano in termini di potenza e timbro, ma impediscono un canto nobile, espressivo, morbido, modulabile dinamicamente, agile, fissandosi su intensità elevate, timbrature scure monocrome, e impedendo di fatto l'emergere di un vero canto sul fiato e della pronuncia sincera e personale, realizzando un tipo di voce "imitativa" di un generico canto lirico superficiale, di semplicista suggestione. Infine questa tecnica grossolana non raggiunge un superamento della divisione della voce istintiva, (infatti, come si noterà nella mappa, praticamente abbiamo fatto un giro e siamo tornati pressoché da capo!) permanendo le voci di petto e falsetto-testa, fintamente unite con meccanicismi e per mezzo del colore oscuro generalizzato.
Proseguo su un altro post per non appesantire troppo.
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